lunedì 31 gennaio 2022

NEXI: Prospettive di rimbalzo del titolo sulla parte bassa del canale

 


La profonda discesa dei prezzi dai massimi assoluti di 19,40 euro dello scorso luglio si è fermata a 12,59 euro a ridosso dei minimi di novembre 2020 e sulla parte bassa del canale ribassista che sta contenendo le oscillazioni. La fase di consolidamento sul livello in presenza di ipervenduto nello Stocastico sembra quindi anticipare una ripresa dei corsi che verrà attuata dalla rottura della resistenza a 13,15 euro spingendo il titolo verso area 16,00/20 parte alta del canale Acquisti sulla forza

Operatività: acquisti sulla rottura di 13,15 euro stop a 12,58 euro profit a 16,00 euro

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Le presenti informazioni sono state redatte con la massima perizia possibile in ragione dello stato dell'arte delle conoscenze e delle tecnologie; la loro accuratezza e la loro affidabilità non sono comunque in alcun modo e forma fonte di responsabilità da parte dell'autore o qualcun altro. Tutte le informazioni pubblicate NON devono essere considerate un'offerta o una sollecitazione all'acquisto o alla vendita di valori mobiliari, ma vogliono svolgere una funzione di supporto e di didattica per l'investitore, che rimane totalmente responsabile delle proprie operazioni. Le informazioni fornite sono inoltre frutto di notizie e opinioni che possono essere modificate in qualsiasi momento e senza alcun preavviso. In ogni caso l' autore non si ritiene responsabile nei confronti di alcun utente o terze parti di eventuali danni diretti o indiretti dovuti ad un uso improprio delle informazioni fornite o da eventuali inesattezze o non completezza nelle informazioni e nei dati


IL TEMPISMO DELLE BANCHE CENTRALI E LA VOLATILITA': COMMENTO SETTIMANALE AI MERCATI FINANZIARI PER LA SETTIMANA ENTRANTE (31 GENNAIO - 4 FEBBRAIO): PAROLE ED IDEE IN LIBERTA'

 



Si ricomincia. Dopo la Fed questa settimana è il turno della riunione della Bce e anche della Bank of England che gia da alcuni mesi aveva anticipato un mutamento della politica monetaria accomodante, almeno a parole. A conferma che con l’inflazione non si scherza anche se quest’ultima è scappata un po’ di mano. E vorrei ben vedere il contrario con un petrolio arrivato non lontano da 100 dollari e con il prezzo del gas alle stelle. Ma in realtà, finito di buttare la croce sulle banche centrali che hanno alimentato e accompagnato il rialzo azionario ed il suo susseguente effetto ricchezza (i soldi sono finiti prevalentemente in borsa invece che all’economia reale proprio per la protezione dell’investimento degli istituti governativi) bisogno sottolineare come sia effettivamente complicato contrastare una inflazione generata dal lato dell’offerta rispetto alla domanda. Perché l’aumento dei prezzi è dovuto principalmente alla scarsità dei beni che cioè ad una limitata offerta piuttosto che ad un aumento della domanda, conseguenza dello stop and go e dell’incertezza produttiva legate alla pandemia

Sia come sia, le banche centrali impegnate a sostenere e far ripartire l’economia dopo aver rischiato ancora una volta dopo Lehaman un crollo del sistema modello 1929, si sono dimenticate dell’inflazione perdendo negli ultimi mesi il vantaggio in precedenza acquisito e dovendo ora rincorrere, che non è mai una buona cosa da fare. I mesi passati ad attendere la nuova nomina a governatore sono stati cruciali per Jerome Powell che si è trovato poi ad affrontare di colpo la problematica dopo averla negata per molto tempo. E cosi da “primo rialzo dei tassi nella primavera del 2023” si è passati a 4/5 rialzi nel 2022 e c’è pure qualcuno che ne pronostica di più. Con il risultato di vedere ribassi sui mercati azionari, in particolare sul comparto tecnologico americano che aveva guidato la festa fino ad oggi, con gli investitori sorpresi da un veloce cambiamento di scenario ma lesti a riposizionarsi in vista dei prossimi mesi

La situazione della Bce si presenta diversa, non solo perché il suo mandato si concentra sulla stabilità dei prezzi, conseguenza diretta della fobia tedesca per l’inflazione retaggio della Repubblica di Weimar negli anni ’30 a cavallo delle due guerre mondiali, che fu una conseguenza della scalata al potere da parte di Hitler. La locomotiva tedesca è ripartita ma non ai livelli che ci si aspettava con il settore Automotive che frena impegnato nella riconversione verso l’elettrico. Non aiuta neppure il rallentamento dell’economia cinese certificato dagli ultimi dati essendo la Cina un partner commerciale fondamentale per la Germania.

Al di là delle gaffe di Madame Lagarde, rimane estremamente improbabile vedere movimenti dei tassi in Europa nel 2022 anche per evitare di affossare una ripresa legati ai consumi interni e quindi all’andamento della pandemia, in assenza di big tecnologici che facciano da punto di riferimento e tralasciando le prossime importanti elezioni presidenziali francesi, altro elemento di incertezza. Certo che prima o poi la Banca Centrale Europea dovrà allinearsi ai colleghi americani e questo provocherà non poche problematiche a paesi come il nostro che beneficiano alla grande di questo artificioso livello basso dei tassi che va ad impattare sugli interessi del debito pubblico. Ma al momento anche la presenza di un possibile evento bellico alla porte dell’Europa Occidentale come nel caso Ucraina –Russa sconsiglia movimenti inopportuni sui tassi, riportando alla memoria l’improvvida mossa dell’allora governatore Trichet che alzò i tassi nel 2008 proprio un attimo prima dello scoppio della crisi dei mutui subprime

Anche perché il tempismo rimane una della variabili fondamentali sui mercati azionari. Comprare troppo presto o troppo tardi non è la stessa anche se il timing perfetto non esiste. Ma sbagliarlo totalmente espone a correzioni in corsa che possono portare a risultati sgraditi ed inattesi, con il rischio, al momento decisamente distante, di passare da una fase di rallentamento ad una di recessione. Anche perché, noi italiani ne siamo maestri, contare sempre sulla buona stella che tutto andrà al suo posto non è un buon assunto da utilizzare per navigare i mari dell’investimento, soprattutto se mossi come abbiamo visto in questo inizio anno e probabilmente per tutto il 2022 da una forte volatilità

Oltre alla riunioni della banche centrali continua la stagione delle trimestrali che sta procedendo bene con aziende che nella stragrande maggioranza presentano risultati migliori delle previsioni. Questa settimana è il turno dei altre big tech come Amazon Alphabet e Meta (Facebook) che con la loro fortissima capitalizzazione continuano ad evidenziare un problema di concentrazione del mercato che prima poi dovrà essere affrontato, anche se l’amministrazione Biden sembra troppo debole per occuparsene. Altre big a dare i risultati trimestrali saranno Exxon Mobil, Ford, Sony, Spotify e in Europa Ubs. Dati macroeconomici degni di attenzione sono il Pil dei paese dell’eurozona lunedi, (in italia si registra il maggior incremento da oltre 40 anni) ed i prezzi al consumo mercoledì proprio prima della riunione della Bce. In America il solito importante dato sulle buste paga in programma venerdi mentre giovedi attenzione ai beni durevoli e agli ordinativi all’industria.

PETROLIO WTI:Il rialzo dovrebbe completarsi a 94,00 dollari parte alta del canale

 

Nuovo massimo di periodo per il petrolio americano arrivato fino a 88,00 dollari prima di un leggero ritracciamento e dopo aver superato l’importante resistenza a 85,00 dollari che dallo scorso novembre aveva contenuto i tentativi rialzisti. Il panorama di fondo rimane improntato al rialzo con i prezzi inseriti dal novembre 2020 all’interno di un canale rialzista che fornisce un obbiettivo per il Wti posto a 93,60/94,00 dollari dove dovrebbe completarsi questa fase di rialzo. Al di sopra si colloca poi la quota anche psicologica di 100 dollari. Nel breve sono possibili pullback a 85,00 dollari a riconoscere il livello precedentemente violato ma solo discese al di sotto di 81,90/82,00 ultimi minimi segnaleranno l’inizio di una fase di debolezza interrompendo la sequenza di minimi e massimi crescenti spingendo i prezzi verso 76,00 dollari e quindi verso 70,00 dollari parte bassa del canale.


DOW JONES: Il supporto a 33000 ferma il ribasso dei prezzi almeno per il momento

 


La forte discesa dei prezzi iniziata partita ad inizio anno dopo aver segnato i nuovi massimi assoluti a 36952 ha trovato, almeno per il momento, un freno sul supporto a 33000/200, precedenti minimi di giugno 2021, dove i prezzi hanno reagito. Lo scenario di fondo rimane impostato al rialzo con i prezzi che dopo aver chiuso al di sopra della media mobile a 200 giorni possono ora continuare il loro rimbalzo fino a 35300/35450 a testare le medie mobile a 50 e 100 giorni violate in precedenza in quella che al momento deve essere considerato ancora un rimbalzo. Solo salite al di sopra di 35700 indicheranno la ripresa dell’uptrend riproponendo i corsi verso 37000 area. Possibile nel breve una ampia fase laterale di consolidamento al di sopra di 33000. La rottura di questo supporto con una chiusura settimanale inferiore permetterà un ripristino della debolezza spingendo i corsi verso 31700/32000. Rimane peraltro ancora aperto il gap di novembre 2020 in occasione dell’annuncio del vaccino a 28495

domenica 30 gennaio 2022

FTSEMIB (ITALIA): Ripresa rialzista sopra 27300



Il doppio minimo a 25770/800 rafforzato dal passaggio della media mobile a 200 giorni ferma la discesa dei prezzi e mantiene intatta l’impostazione rialzista di medio periodo. Nel breve i prezzi rimangono confinati all’intero di un ampio trading range compreso tra 25800 e 27250/300 che ben rappresenta la volatilità attualmente presente sul mercato. Ritorni al di sopra di 27300 riproporranno le contrattazioni nuovamente verso 28000 area livello da superare con chiusure settimanali superiori per ripristinare la tendenza rialzista verso 30000. La perdita di 25800 invece approfondirà la correzione verso 25000 ma solo chiusure settimanali e mensili inferiori a 24000 negheranno il trend rialzista attualmente in corso


SPREAD BTP - BUND 10 ANNI: La rottura al ribasso di 134 punti segnalerà il rientro del differenziale

 



La conferma di Mattarella elimina le incertezze riguardo al governo del Paese e dovrebbe avere ripercussioni positive anche sullo spread con il Bund tedesco tornato sopra lo zero come rendimento dopo quasi 3 anni. Anche dal punto di vista grafico le implicazioni sono interessanti per lo spread con i prezzi che si sono mantenuti al di sotto del livello chiave a 140 punti. Proprio la formazione di un doppio massimo a 140 punti, unito alla costruzione di una figura “cuneo” normalmente indicatore di inversione, sono segnali di possibile restringimento del differenziale. La violazione al ribasso di 134 punti spingerà velocemente le contrattazioni verso 126 e successivamente verso 115 punti. I target successivi di rientro si collocano a 110 e 105 punti. La rottura di 140 spingerà invece lo spread al rialzo verso 155.

venerdì 28 gennaio 2022

FERRARI: ritorni sotto i 200 euro forniscono una opportunità di acquisto

 


La discesa del titolo dai massimi assoluti di 248 euro di fine novembre è stato più profonda delle attese con i prezzi arrivati fino a 197,55 euro. Lo scenario di fondo rimane impostato al rialzo grazie alla tenuta dei precedenti massimi a 193,00 euro. Data la situazione di ipervenduto ogni prezzo sotto 200 euro offre un ottima opportunità di acquisto per ritorni sui massimi assoluti con un obbiettivo più ambizioso posto a 270,00 euro.

Operatività: acquisti sotto 200 euro stop a 192,90 euro profit a 250 euro

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martedì 25 gennaio 2022

E' finito il ribasso sui mercati? Quale è la situazione dei principali titoli? E l'EuroDollaro? : mio intervento settimanale a commento dei mercati finanziari per LeFonti.Tv (25 gennaio)


 

PORTAFOGLIO AGGIORNATO AL 25 GENNAIO

 


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RIEPILOGO OPERAZIONI CHIUSE E RENDIMENTO NEL 2022

 





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lunedì 24 gennaio 2022

TITOLI SOTTO LA LENTE (CON OPERATIVITA')

 


  • UNICREDIT

Il rialzo visto lo scorso dicembre è stato fin troppo consistente con i prezzi passati da 10,40 a 14,46 euro in poco più di un mese. Il titolo rimane interessante nel medio periodo ma la formazione di un doppio massimo sta consentendo una fase correttiva con i prezzi attesi a 12,45/50 euro identificando un’area di acquisto di medio periodo. Acquisti su storni

Operatività: acquisti su storni in area 12,45/50 euro stop su chiusure giornaliere inferiori a 12,00 euro profit a 15,60 euro

  • DATALOGIC
Il titolo si è portato sulla parte bassa del canale ribassista a 13,50/60 euro dove ci si attende una reazione verso 15,40 euro e poi 16,80/17,00 euro. Solo chiusure giornaliere inferiori a 13,00 annulleranno il recupero.

Operatività: acquisti in area 13,50/60 euro stop su chiusure giornaliere inferiori a 13,00 euro profit a 16,80 euro

  • PIAGGIO
Titolo in fase di consolidamento dopo i forti ribassi primaverili. La violazione della resistenza a 3,00 euro dove transita la media mobile a 200 giorni permetterà il ripristino della tendenza rialzista per ritorni sui massimi di periodo a 3,60 euro

Operatività: acquisti sulla violazione di 3,01 euro stop a 2,915 euro profit a 3,60 euro


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COMMENTO SETTIMANALE AI MERCATI (24 - 29 Gennaio): pensieri in libertà sulla settimana entrante dei mercati finanziari


 I risvegli bruschi non sono mai piacevoli. Siete li belli addormentati e contenti nel vostro bozzolo ormai da mesi avendo qualcuno che si prende cura di voi ed improvvisamente vi arriva una secchiata d’acqua gelida addosso. In tutta onestà non è una situazione piacevole. Ma è esattamente quello che è accaduto sui mercati azionari nelle ultime settimane. Nel giro di 2/3 mesi si è passati dal primo rialzo dei tassi in America nella primavera dal 2023 a 4/5 rialzi direttamente nel 2022 con la possibilità di vedere addirittura uno 0,50% tutto in un colpo solo. Da far tremare i polsi. A cui si aggiunge anche il carico da 90 rappresentato dalla crisi Ucraina, per altro sul tappeto da qualche tempo anche se il mostrare i muscoli degli ultimi giorni da parte dei contendenti ha fatto alzare l’attenzione


La reazione delle ultime sedute, oltre ad un fattore di tipo emotivo che contempla una copertura nel caso di eventi imprevisti che sui mercati azionari si traduce in vendite per proteggere i lauti profitti del 2021, incorpora anche un ribilanciamento degli investimenti nel prossimi mesi con il più classico “fly to quality” cioè lo spostamento di attività dall’azionario al mercato obligazionario che da sempre è il vero indicatore della situazione e che sta ritornando protagonista dopo un lungo periodo di anonimato, dovuto ai tassi zero. La stessa caduta delle cryptovalate con il Bitcoin che dopo aver segnato dei massimi assoluti a 69000 dollari ad inizio novembre in contemporanea con quelli del Nasdaq ha perso quasi metà del suo valore, risponde esattamente alla logica di uscire dalle attività maggiormente speculative in base ad una variazione delle prospettive future. Lasciando dietro di se una moltitudine di investitori che adesso si leccano le ferite, dopo aver pensato di fare soldi in maniera facile e veloce, dimenticando che in borsa come nella vita non ci sono pasti gratis

Magari non in queste dimensioni, ma la correzione era annunciata, in particolare dopo aver visto uno scoppiettante rally di fine anno (tra il 6 e il 9% di guadagno dei principali indici azionari nelle ultime 10 sedute) con i gestori dei grandi gruppi di investimento che approfittando dei bassi volumi hanno spinto i prezzi sui massimi chiudendo un anno stellare dal punto di vista della performance e sulla cui termine verranno calcolati i loro grassi e ricchi bonus. Ma di fatto spostando solamente nel 2022 le problematiche che già si affacciavano all’orizzonte, con un tasso di inflazione galoppante dove essere stato per disperso per molti anni.

Sarà difficile trovare un anno cosi favorevole come il 2021, dove tutto saliva sempre e senza particolari problemi. Certo la crescita post pandemica è stato molto più alta della attese creando quegli squilibri dal lato della domanda che sono una della cause della fiammata inflazionistica, che proprio per come è stata alimentata sembra difficile che possa essere temporanea, qualunque intervallo di tempo si intenda. L’impossibilità di programmare la produzione di fronte ad un blocco dovuto alla pandemia ha infatti reso molti beni se non tutti scarsi rispetto alla richiesta del mercato (si pensi per es all’edilizia in gran spolvero da noi anche grazie al bonus 110% ) creando un inflazione dal lato dell’offerta su cui è oggettivamente difficile intervenire. Lo stesso aumento dei noli marittimi aumentati di circa 6 volte rispetto al 2019 ha costretto anche molte aziende a ripensare il sistema di approvvigionamento, ulteriormente messo in crisi dal blocco del canale di Suez per via della nave messa di traverso, con conseguente aumento dei costi ed erosione dei margini aziendali. Al resto ci ha pensato la mano lunga dalle banche centrali e della Fed in particolare con l’immensa liquidità immessa nel mercato che ha contribuito a mandare alle stelle gran parte della materie prime, innescando anche una serie di tensioni sociali che poi si ripercuotono sulla politica come l’elezione di Trump del 2016 insegna.

Proprio la Fed è la protagonista indiscussa della settimana entrante vista la riunione del FOMC in agenda per martedi e mercoledi, dove finalmente Powell dovrebbe fare chiarezza su quelle che sono le sue prossime mosse, ammesso che abbia le idee chiare, adesso che “ deve inseguire la curva” avendo dilapidato il vantaggio che aveva fino a dopo l’estate e aver cambiato poi idea a fine anno. Si tratta ora di capire se la Fed alzerà i tassi alla fine del Tapering previsto il prossimo marzo oppure se l’effetto annuncio, scontato dai mercati, consentirà un cammino più lineare verso la normalizzazione controllata.

Dopo 18 mesi di rialzi per l’azionario, spinto se non accompagnato con un occhio benevolo anche dall’azione della banche centrali, un ristringimento della politica monetaria assieme ad un decelerazione economica rischia di produrre ulteriori tensioni al ribasso sul mercato azionario, a cominciare da chi lo aveva guidato cioè i principali titoli tecnologici tra cui Tesla Apple e Microsoft attesi alla pubblicazione delle trimestrali in questa settimana. La rivoluzione tecnologica ben rappresentata da questi titoli e da pochi altri in cui si registra una netta concentrazione di capitalizzazione e di potere in regime di monopolio, è sicuramente qui per restare ma il forte ribasso di queste ultime sedute, oltre a rappresentare una possibile opportunità di acquisto, dimostra che nulla sale o scende in eterno. Più che guardare agli utili attesi, sarà pertanto guardare alle prospettive di “guidance” future anche perché queste aziende sono estremamente sensibili ai rialzi dei tassi

Detto della decisioni della Fed mercoledi e delle trimestrali dei big tech, altri eventi rilevanti sono rappresentati dall’indice di fiducia dei consumatori in America martedi e dalla vendita di nuove casa mercoledi. Giovedi invece sarà il turno del Pil, dei sussidi di disoccupazione e dei beni durevoli. In Europa invece il dato principale sarà l’indice di fiducia dei consumatori venerdi.

Siamo solo alla fine di gennaio e già ci attende un anno sulle montagne russe. Il bozzolo e la compiacenza che ci ha accompagnato per tutto il 2021 sembra già un ricordo.

CAMPARI: approfittare della correzione sul ritracciamento

 


Leader del suo settore, Campari sta sviluppando una fase correttiva dopo aver toccato i massimi assoluti a 13,47 euro a fine novembre 2021. La forte discesa delle ultime sedute all’interno di una struttura rialzista sta portando i prezzi verso 11,00/10 euro ritracciamento del 50% della precedente fase di rialzo, identificando un’area di acquisto di medio periodo per ritorno sui massimi a 13,50 euro. Acquisti sugli storni

Operatività: acquisti su ritorni in area 11,00/10 euro stop a 10,69 euro profit a 13,50 euro

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PALLADIO (Commodity): La rottura di quota 2200 dollari permetterà un ritorno sui massimi assoluti


Continua il recupero della Palladio dopo la forte discesa che lo ha caratterizzato nel 2021 con le contrattazioni scese dai massimi assoluti segnati a 3017 dollari di maggio 2021 fino a 1500 dollari di dicembre. La tenuta della trendline rialzista e tutte le chiusure settimanali superiori a 1700 dollari hanno poi permesso un rimbalzo delle contrattazioni dirette ora verso l’importante resistenza a 2200. Un superamento di questo livello consentirà una continuazione della fase di forza verso 2500 dollari e quindi un ritorno a 3000 dollari area. Nel breve sulla tenuta di 2200 è possibile assistere ad una fase correttiva/laterale tra 1700 e 2200 dollari propedeutica alla formazione di una figura “testa-spalle” di inversione rialzista, di fatto confermando l’inversione di tendenza

NASDAQ COMP (USA): Obbiettivo sotto 13000 per l'indice tecnologico

 


La rottura dell’importante supporto a 14000/200 difeso dalla media mobile a 50 periodi, unito alla precedente violazione dal canale rialzista in atto dall’inizio del 2021, sono tutti segnali di debolezza per l’indice che solo a marzo 2020 aveva fatto registrare un minimo a 6500 in seguito allo scoppio della pandemia e i cui massimi precedenti erano poco sotto 10000, poi far segnare dei massimi assoluti a 16212 lo scorso novembre. Lo scenario di fondo rimane al rialzo ma stiamo ora assistendo alla prima correzione degna di nota da quasi 2 anni a questa parte con i prezzi che potranno continuare la loro discesa fino a 12950/13000 a testare la media mobile a 100 giorni e successivamente spingersi fino a 12550/600 ritracciamento del 38,2% di tutto il rialzo identificando un’area di acquisto di medio periodo. Una perdita anche di questo livello approfondirebbe la correzione fino a 11500. Possibile nel breve pull back a 14000 ma solo ritorni al di sopra della media mobile a 50 periodi a 14380/400 fornirà qualche segnale di forza

domenica 23 gennaio 2022

BITCOIN (Cryptovaluta): la rottura del supporto a 40000 dollari segna la continuazione della debolezza

 



Dopo essere salito ad un nuovo massimo assoluto oltre i 65000 dollari ad inizio novembre la cryptovaluta ha progressivamente perso terreno per poi assistersi sul supporto a 40000 dollari, ben rappresentando il ritorno verso il “risk off” degli investitori. Proprio la violazione di questo supporto fondamentale presenta una continuazione della fase ribassista in atto, già vista con la formazione di una figura di inversione “testa-spalle” confermata dalla rottura della “necklikne” avvenuta lo scorso 27 dicembre e che proietta i prezzi verso il primo supporto posto a 32000/200 dollari e successivamente verso 26850/27000 dollari target fornito dall’ampiezza del “testa-spalle”. Possibile assistere a dei rimbalzi nel breve verso il livello precedentemente violato a 40000 dollari ma solo ritorni sopra 45000 dollari metteranno in dubbio la fase di discesa attualmente in corso.

FTSEMIB: ancora spazio di ribasso per l'indice sulla debolezza americana

 




Dopo una lunga fase laterale la violazione del supporto a 27250 spinge i prezzi al ribasso confermando la debolezza gia anticipata con la mancata conferma della violazione di 28000. Lo scenario rimane impostato ancora al rialzo e la discesa sta solamente correggendo il fortissimo rialzo visto a dicembre con le contrattazioni passate in una dozzina di sedute da 25760 fino a 28400 (9,20%). I prezzi pertanto possono continuare il loro ribasso verso 26730/50 al test della media mobile a 100 giorni e successivamente verso 26270/300 target calcolato prendendo l’ampiezza del triangolo ribassista formatosi sui massimi e dove c’è tuttora un gap lasciato aperto. Su questi livelli ci si attende una reazione dei prezzi. Solamente la perdita del supporto dinamico fornito dalla media mobile a 200 giorni transitante a 25800/30 segnalerà qualche dubbio sullo scenario rialzista in corso, anche se l’inversione si concretizzerà con chiusure mensile al di sotto di 24000. Solo chiusure settimanali superiori a 27300 negheranno il panorama correttivo di breve riproponendo l’indice verso 28000.

mercoledì 19 gennaio 2022

(ANALISI DEL 2 DICEMBRE 2021) NASDAQ 100 (Usa) : E se l'indice tecnologico fosse arrivato alla fine della sua corsa?

 

Ripropongo la mia analisi pubblicata un mese e mezzo fa


il mese di dicembre è appena iniziato e la candela nera rappresenta solo una seduta


L'indice tecnologico ha raggiunto perfettamente il suo target a 16784 fornito proiettando l'ampiezza della precedente fase di congestione. La presenza di una candela shooting star nel mese di novembre assieme anche alla presenza di una divergenza con l'oscillatore sono tutti segnali di possibile correzione verso i livelli precedenti violati a 14000. Sotto al di sotto il successivo livello si colloca a 11000. Il livello da non violare nel breve per evitare queste accelerazioni ribassiste si colloca a 15700/750. Ripresa tendenza rialzista sopra 16500

Il Bund tedesco, Telecom, Stellantis: mio commento settimanale sui mercati finanziari per ClassCnbc (19 Gennaio)


 

martedì 18 gennaio 2022

RIEPILOGO OPERAZIONI CHIUSE E RENDIMENTO NEL 2022


 

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PORTAFOGLIO TITOLI AGGIORNATO AL 17 GENNAIO

 


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TITOLI SOTTO LA LENTE (CON OPERATIVITA')

 



  • BASF
Titolo tedesco della chimica quotato anche a Milano. L’ottimo rialzo delle ultime settimane ha invertito la tendenza ribassista con i prezzi diretti verso i precedenti massimi a 73,00 euro e quindi 80,00 euro. Approfittare degli storni dovuti anche alla fase di ipercomprato per rientrare

Operatività: acquisti su storni in area 65,00/66,00 euro stop a 63,89 euro profit a 80,00 euro

  • DANIELI
Fase triangolare in atto al termine della quale riprendere la strada rialzista con un obbiettivo a 31,50/32,00 euro. Acquisti sulla forza

Operatività: acquisti sulla violazione di 27,25 euro stop a 26,25 euro profit a 32,00 euro

  • SAIPEM
Segnali di vita per Saipem precipitata a 1,70 euro a fine dicembre ma gia sopra i 2,00 euro. Il titolo è adesso alla prese con la media mobile a 200 giorni transitante per 2,03/04 euro. La violazione del livello permetterà di riprendere la corsa rialzista verso i recenti massimi a 2,27 euro e successivamente verso 2,70 euro. Potrebbe essere la sorpresa del 2022.

Operatività: acquisti sulla violazione di 2,04 euro stop a 1,989 euro profit a 2,70 euro

  • PIAGGIO
Titolo in fase di consolidamento dopo i forti ribassi primaverili. La violazione delle resistenza a 3,00 euro dove transita la media mobile a 200 giorni permetterà il ripristino della tendenza rialzista per ritorni sui massimi di periodo a 3,60 euro

Operatività: acquisti sulla violazione di 3,00 euro stop a 2,915 euro profit a 3,60 euro


AVVERTENZA: 

Le presenti informazioni sono state redatte con la massima perizia possibile in ragione dello stato dell'arte delle conoscenze e delle tecnologie; la loro accuratezza e la loro affidabilità non sono comunque in alcun modo e forma fonte di responsabilità da parte dell'autore o qualcun altro. Tutte le informazioni pubblicate NON devono essere considerate un'offerta o una sollecitazione all'acquisto o alla vendita di valori mobiliari, ma vogliono svolgere una funzione di supporto e di didattica per l'investitore, che rimane totalmente responsabile delle proprie operazioni. Le informazioni fornite sono inoltre frutto di notizie e opinioni che possono essere modificate in qualsiasi momento e senza alcun preavviso. In ogni caso l' autore non si ritiene responsabile nei confronti di alcun utente o terze parti di eventuali danni diretti o indiretti dovuti ad un uso improprio delle informazioni fornite o da eventuali inesattezze o non completezza nelle informazioni e nei dati


lunedì 17 gennaio 2022

COMMENTO SETTIMANALE AI MERCATI (17 - 21 GENNAIO): PENSIERI E RIFLESSIONI IN LIBERTA'

 



Era il 1973. Siria e ed Egitto attaccavano Israele in quella che è stata nominata “guerra del Kippur” e i paese arabi associati all’Opec decisero di sostenere Siria ed Egitto tramite robusti aumenti del prezzo del barile ed un embargo nei confronti dei paesi filo-israeliani provocando un crisi energetica in Europa che di fatto mise fine al forte sviluppo economico generato dalla fine della seconda guerra mondiale. Pesanti furono le ripercussioni in particolare per il settore industriale ed il netto aumento del prezzo del greggio portò al primo picco inflazionistico del dopo guerra. Quel periodo viene tuttora ricordato in Italia come il periodo dell’austerità dove la domenica si viaggiava a targhe alterne (una volta le auto con targa pari, quella successiva quelle dispari) e che quindi anche il numero di targa influenzava l’acquisto della seconda auto, per chi poteva permetterselo

Si è dovuti tornare al 1982 per rivedere una inflazione così forte al 7% come riportato dal dato americano di una decina di giorni fa, quando però i tassi di interesse stazionavano all’ 11%, rispetto allo zero attuale. La globalizzazione e poi l’avvento della digitalizzazione negli ultimi 20 anni hanno ridotto sensibilmente il costo della produzione e del lavoro. La finanziarizzazione dell’economia a partire dagli anni 80 che ha privilegiato gli azionisti rispetto ai lavoratori nella distribuzione degli utili aziendali ha dato una ulteriore mazzata ai salari. E cosi l’inflazione è passata sempre più sotto traccia per poi essere dimenticata negli ultimi anni, in particolare dal 2008 anno della grande crisi finanziaria e del picco del prezzo del petrolio a 147 dollari. L’inizio delle emissioni di liquidità per salvare il sistema, con i soldi confluiti maggiormente nella finanza rispetto all’economia reale, l’hanno spinta nel dimenticatoio, come oramai fosse un retaggio del passato. Per poi ricomparire all’improvviso, inaspettata per certi versi, anche come conseguenza dei costi legati alla transazione ecologica e al surriscaldarsi dei prezzi delle materie prime, non sono energetiche, dovuti si ad un ripresa post pandemia più robusta della aspettative ma anche a fattori speculativi legati alla quantità infinita di liquidità immessa nel sistema che doveva trovare un qualche approdo.

E poi ce la ritroviamo di nuovo protagonista, con una intera generazione di investitori che non avevano avuto il piacere o forse l’occasione di incontrarla, accompagnata dalla parola più temuta dagli economisti e non: stagflazione (crescita dei prezzi in presenza di un rallentamento economico). Intendiamoci: l’inflazione non ha connotati solamente negativi anzi un livello moderato è anzi indice di una economia sana che si muove. Quando però va fuori controllo iniziano i problemi non solo perché va ad impattare sui salari reali ma perché rischia di provocare reazioni emotivi da chi è preposto a gestire.

Perdonate una battuta: Jerome Powell, era l’unico che non si era ancora accorto del ritorno dell’inflazione nonostante il prezzo del petrolio sia salito del 50% solo nel 2021 per non parlare del prezzo del gas naturale. La sua ostinazione a definirla “ transitoria” (senza peraltro definire che intervallo di tempo intenda per transitoria 2 settimane 5 mesi 3 anni.. boh) ci ha accompagnato durante tutto il 2021 per poi cambiare idea alla fine dell’anno. Ma dato il ritorno della pressione al rialzo del prezzi, il quesito cardine per il 2022 sarà proprio questo: saranno capaci le banche centrali (oltre alla Fed anche la Banca Centrale Europea dovrà affrontare questo fenomeno in presenza di maggiori pressioni dal nuovo esecutivo tedesco post Markel) di gestire questa nuova fase storica evitando contraccolpi sull’economia reale che ha si rimbalzato ma necessità ancora di un consolidamento. In particolare negli Stati Uniti arrivati ormai quasi alla piena occupazione e che maggiormente sentiranno la pressione di un incremento dei salari.

Anche perché dal divano di casa, luogo simbolico di quelli che stanno a guardare e criticare con le mani in manoi, l’impressione è che l’inflazione sia scappata di mano a Powell e soci che avrebbero potuto iniziare ad intervenire la scorsa estate anticipando la situazione mentre ora sono costretti ad inseguire (in pochi mesi siamo passati dal primo rialzo nel 2023 a 4/5 aumenti dei tassi nel 2022 con la possibilità di vedere anche un 0,50% in un colpo solo). In un mondo complesso come quello attuale l’azione monetaria non basta da sola ma deve essere accompagnata da quella fiscale. Parafrasando Andreotti che diceva che pensare male è peccato ma che spesso si indovina, l’interrogativo che Powell abbia perso tempo prezioso nella sua rincorsa alla conferma alla testa della Fed resta sul tavolo. In maniera pericolosa perché se cè una cosa che spaventa i mercati sono sempre i cambiamenti ampi ed impulsivi non previsti

L’ottava parte piano per via della chiusura di Wall Street lunedi per il Martin Luther king’s day ma avrà sempre il suo focus sulle trimestrali in cui più degli utili sarà importante guardare alle guidance per il futuro. Tra le principali Netflix martedi e mercoledì Goldman Sachs, Morgan Stanley e Bank of America. Tra i dati economici di rilievo in America si segnalano l’indice Empire manufatturiero martedi, le nuove case mercoledì e i sussidi di disoccupazione settimanali giovedi.



PETROLIO WTI: Siamo pronti per un ritorno a 100 dollari?

 


Continua l’ottimo momento del petrolio arrivato a 84,50 euro a ridosso dei precedenti massimi di fine ottobre/ inizio novembre a 85,00 dollari e che solo il 20 dicembre quotava 66 dollari, con un rialzo di quasi il 30% nelle ultime tre settimane scarse, mostrando nelle ultime sedute un andamento in controtendenza rispetto ai listini azionari. I prezzi si trovano ora sulla parte alta dell’ampio trading range in atto dalla scorsa primavera tra 62,50 e 85,00 dollari. Dopo un rally cosi importante sono da attendersi nel breve delle correzioni ma un superamento di quota 85,00 dollari con una conferma di una chiusura settimanale superiore allungherà la fase di forza dell’oro nero verso 90,00 dollari e quindi verso la mitica quota 100,00 livello impensabile solo 18 mesi fa. Data la fase di ipercomprato nel breve sono possibili storni dei prezzi sul supporto a 81,30/50 dollari che se violato approfondirà la correzione fino a 77,00/78,00 dollari. Segnali di debolezza si avranno al di sotto del lontano supporto a 73,30/50 dollari la cui rottura spingerà i corsi nuovamente sulla parte bassa del range 62,50/65,00 dollari.

DIASORIN: Il ritorno sulla parte bassa della fase laterale fornisce un segnale di acquisto


 

La debolezza degli ultimi mesi, partita dai massimi al di sopra di 200 euro visti lo scorso autunno, sta portando ancora una volta il titolo verso 140 euro, parte bassa del trading range in atto da aprile 2020 tra 138 e 207 euro e dove transita la media mobile a 200 periodi. Sulla tenuta settimanale di questo supporto ci si attende pertanto un rimbalzo delle contrattazioni in prima battuta verso 170,00 euro e successivamente un ritorno sopra i 200 euro. Acquisti sulla debolezza

Operatività (di medio periodo): acquisti su ritorni in area 140/142 euro stop su chiusure settimanali inferiori a 138,00 euro primo profit a 170,00 euro poi 205,00 euro


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domenica 16 gennaio 2022

FTSE100 (UK): Indice diretto verso i massimi assoluti di 7800

 



Mentre i principali listini azionari correggono dai loro recenti massimi a causa dei timori per il rialzo dei tassi l’indice azionario inglese mostra un andamento in controtendenza, in linea con il rafforzamento della sterlina contro le principali valute. Dopo essere stato compresso in trading range tra 6800 e 7250 dallo scorso marzo in poi, la violazione dei massimi del 2021 a 7400 ha permesso una ripresa della corsa rialzista dell’indice diretto ora al test dei massimi assoluti del 2018 a 7770/80 superati brevemente nel maggio del 2018 per arrivare a toccare 7900 ma subito rientrati. La violazione di questa resistenza, che si è sempre dimostrata insuperabile negli ultimi anni aprirà una nuova fase di forza per il Ftse100 verso 8000 primo livello anche psicologico e successivamente verso 8770/800. Il ritorno ad una fase ribassista di lungo termine si avrà solamente con la perdita del supporto fondamentale a 6800 difeso anche dalle media mobile a 200 periodo consentendo ribassi verso 5500 minimi dello scorso novembre.

S&P500 (USA): Fase di debolezza non ancora conclusa

 



Permane la situazione di debolezza sull’indice annunciata dalla divergenza con l’oscillatore innescata dopo il raggiungimento di nuovi massimi assoluti ad inizio anno a 4818 con i prezzi scesi fino a 4582 per poi mettersi in laterale. Il panorama di fondo rimane rialzista ma la mancata violazione della resistenza a 4744/48 ha permesso una nuova gamba di ribasso fino a 4610 dove si è assistito da una reazione sulla trendline rialzista di breve. Si profila pertanto un periodo caratterizzato da volatilità con i prezzi che possono scendere al test dell’importante supporto a 4550/60 dove transita la media mobile a 100 giorni prima di ripartire. Una perdita di questo livello approfondirà la correzione fino a 4400 a testare la media mobile a 200 giorni. Per vedere un ripristino della fase di forza bisognerà attendere la violazione di 4750 che spingerà i prezzi verso 4818/20 con il target rialzista di lungo che rimane a 4950.

FTSEMIB: La tenuta di quota 28000 propone una fase di correzione prima di ripartire

Settimana di volatilità ma senza grandi oscillazioni con il Ftsemib che recupera fino a 27900 per poi perdere di nuovo terreno. Lo scenario rimane sempre positivo di fondo ma l’incapacità di proseguire al rialzo dopo aver segnato un nuovo massimo di periodo a 28400 e aver chiuso le settimane successive al di sotto di 28000, come si vede bene sul grafico settimanale, indicano la necessità di completare la correzione con almeno ritorni a 27000, 50% di ritracciamento del movimento rialzista partito a fine dicembre a 25783. Una perdita di 27000 approfondirà poi la correzione fino a 26080/100 sulla trendline rialzista. Segnali di debolezza si avranno solamente con chiusure settimanali inferiori a 25500 ma il supporto fondamentale rimane sempre 24000. Possibile pertanto una continuazione di ampia fase laterale per qualche settimana. La ripresa dell’uptrend si avrà con chiusure settimanali superiori a 28000 riproponendo le contrattazioni verso il successivo target a 30000.

mercoledì 12 gennaio 2022

ENI: ripresa del trend rialzista verso 15,00 euro

 

La rottura della resistenza a 12,88 euro mette fine alla fase di consolidamento in atto da fine settembre e ripropone al rialzo il titolo con un obbiettivo a 15,00 euro parte alta del canale di oscillazione in atto da novembre 2020. Eni benefica anche del rialzo del prezzo del petrolio che sembra destinato a continuare. Solo chiusure settimanali inferiori a 12,90 negheranno lo spunto rialzista in essere. Acquisti su storni

Operatività: Acquisti in area 12,90/95 euro stop a 12,59 euro profit a 15,00 euro

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UNICREDIT, MONCLER, TELECOM E I MERCATI FINANZIARI: MIO COMMENTO SETTIMANALE PER CLASS CNCB (12 GENNAIO)


 

martedì 11 gennaio 2022

MONCLER: approfittare della correzione sotto 60 euro per rientrare in acquisto


 


Il titolo sta correggendo dai suoi massimi assoluti di 70,20 euro dello scorso novembre ma in un contesto che rimane rialzista. I prezzi hanno corretto più del 50% dell'ultimo rialzo e non sono distanti dalla media mobile a 200 giorni che mantiene intatta la struttura rialzista. Prezzi al di sotto di 60 euro in presenza di una fase di ipervenduto forniranno un ottima opportunità di acquisto.

Operatività: acquisti su storni sotto 60,00 euro stop a 57,90 euro profit aa 73,00 euro


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La correzione del Nasdaq, La Fed, Le utilities e molti altri titoli: mio commento settimanale per LeFonti.Tv (11 gennaio)


 

NASDAQ COMP (AGGIORNAMENTO): L'indice tecnologico gia pronto a riprendere la strada del rialzo


La profonda discesa dei prezzi vista nelle ultime settimane ha spinto i prezzi fino a 14530 a testare la media mobile a 200 giorni dove hanno rimbalzato riuscendo a chiudere anche al di sopra dell'importante supporto a 14900 in presenza di una fase di ipervenduto. Lo scenario adesso annuncia almeno un rimbalzo per l'indice tecnologico, se non addirittura la ripresa dell'ascesa verso nuovi massimi assoluti, che può spingersi adesso fino a 15200 a riconoscere la media mobile precedentemente violata a 100 giorni. La violazione di questo livello allungherà il rialzo verso 15700 parte alta della canale che sta contenendo le contrattazioni dai massimi assoluti di fine novembre. Il superamento di 15900 indicherà la ripresa del movimento rialzista verso 17000. La ripresa delle debolezza avverrà con la perdita del supporto a 14600 spingendo i corsi al ribasso verso 14200.

lunedì 10 gennaio 2022

la paura dell'inflazione, il calo del Bitcoin, la disoccupazione americana e il 2022 sui mercati azionari: idee e riflessioni per la settimana sui mercati finanziari (10 -14 Gennaio)

 



E alla fine anche la compiacenza ha capitolato. Le attese minute dell’ultima riunione della Fed hanno infatti evidenziato un atteggiamento molto più “falco” di quello atteso annunciando una via di rialzi dei tassi più pronunciata rispetto a quella attesa. E si sa, ai mercati piacciono poco le soprese, come dimostrano le corpose vendite e anticipano quella che sarà il grande dilemma del 2022 cioè riprezzare gli asset tenendo conto sia della netta diminuzione della liquidità che del rialzo dei tassi che giocoforza provocherà un “fly to quality” cioè uno spostamento di capitali verso il mercato obligazionario rimasto in ombra negli ultimi anni, anzi sfoderando tassi negativi dove, contro ogni logica, tu devi pagare perché ti tengano i soldi in conto.

Stiamo già vedendo i primi riscontri di questa situazione sul Bitcoin e sulle cryptovalute in generale, in discesa ormai da metà novembre, debolezza per altro amplificata dalla situazione in Kazakistan, dopo che le crypto erano salite in maniera prepotente nel 2021 anche se non soprattutto grazie all’ingente liquidità immessa nel sistema e che doveva necessariamente trovare una occupazione, facendo diventare un comparto di nicchia un assett di investimento a tutti i livelli. E’ possibile che il movimento a cui stiamo assistendo sia una sorta di consolidamento, anche perché le cryptovalute sono qui per restare, tramite però un processo di selezioni visto che ormai ce ne sono migliaia in giro. La capitalizzazione ha raggiunto ormai livelli di tutto rispetto e nel caso specifico il Bitcoin ha un numero finito di pezzi che lo rende apprezzabile nel futuro proprio per la sua scarsità, definiamola così, in natura. Certo che la ricerca di fondi di energia sempre più potenti ed a buon mercato proprio per alimentare i mega computer adibiti al” mining” cioè all’estrazione inizia a provocare delle problematiche sociali, rendendo sempre più arduo trovare un posto adatto adesso che anche la Cina si è ritirata dal gioco

Tornando a noi, il 2021 sarà un anno che gli investitori ricorderanno in maniera positiva per moltissimo tempo con tutte o quasi le assett class che sono salite senza alcuna fatica e praticamente qualsiasi cosa si comprasse portava un ampio guadagno spesso in poco tempo. Tralasciando ciò che è accaduto con fenomeni, in questo caso sociali, come Gamestop dove tramite i social un esercito di giovanissimi investitori in nome di una equità sociale ha messo in scacco gli Hedge Fund che speculavano al ribasso sui titoli. Evidenziando una volta di più che 10 lunghi anni di liquidità a buon prezzo ha fatto diventare il sistema finanziario più Las Vegas che Wall Street.

Difficile quindi che il 2022 riesca a replicare l’anno appena terminato, se non fosse per altro che le condizioni sono cambiate come dimostra il cambio di passo delle banche centrali riguardo all’aumento dei tassi. L’inflazione, scomparsa per lunghi anni dalle nostre economie anche come conseguenza di una digitalizzazione che ha abbassato costi e salari, ha improvvisamente rialzato la testa spinta dal aumento del prezzo del petrolio salito del 50% e del gas naturale 44% nel 2021, con il rischio di essere andata fuori controllo mentre le banche centrali aspettavano, o speravano, che si sgonfiasse da sola. Lo stesso dato sulla disoccupazione americana dello scorso venerdi è stata molto pesante in termine inflattivi perché ha evidenziato come molti americani non abbiamo fretta di tornare a lavorare (forse soddisfatti della loro attività di trading…) e questo mette ulteriore pressione sui salari per via della semplice ma efficace regola dell’offerta e della domanda.

Il forte rally visto a fine anno è servito solo a posticipare le problematiche nel 2022, che oltre a quelle finanziarie dovrà pure valutare sia l’impatto delle nuove varianti covid sull’economia e della varie tensioni geopoliche, con i venti di guerra in Ucraina che per il momento vengono accantonati dagli investitori in nome di quella compiacenza che è stato il tratto caratteristico del 2021. Il nuovo anno rimane ancora positivo di fondo in quanto manca un catalizzatore che possa portare ad inversione della tendenza ma certo risulterà molto più complicato ed estremamente volatile ed in cui la selezione sia dei settori che dei titoli farà la differenza dopo un periodo di vacche grasse

Il tutto dipenderà ancora una volta da come si muoveranno le banche centrali che hanno per il momento sottovalutato (più o meno volontariamente) il fenomeno inflattivo ma che adesso devono fare molto attenzione ai loro movimenti bilanciando la voglia di controllo della salita dei prezzi con il rischio di rallentare una economia che risulterebbe penalizzata da un aumento dei tassi. La capacità di adattarsi a questo nuovo paradigma sarà il tratto distintivo per essere profittevoli nel 2022.

Questa settimana segna l’inizio della stagione delle trimestrali con gli utili delle società del S&P500 attesi in rialzo del 22% anche se le prime società importanti saranno le banche (JP Morgan, Citigroup, Wells Fargo) venerdi. Importantissimo sarà il dato sui prezzi al consumo in America mercoledi che potrebbero salire al 7% annuale e ovviamente avrà delle ripercussioni sulla Fed, dopo che Goldman Sachs ha annunciato la sua previsioni di 4 rialzi dei tassi nel 2022, ben oltre le attese di solo un mese fa

RENDIMENTO TREASURY BOND 10 ANNI (USA): Nuovi incrementi dei rendimenti in vista sul decennale americano

 


Sotto la luce dei riflettori in questi giorni troviamo il rendimento del titolo di stato americano a 10 anni, ottimo indicatore delle prospettive di inflazione a medio periodo e anticipatore di possibili movimenti dei tassi, tornato in queste ultime sedute sui massimi visti lo scorso aprile a 1,776%, dopo essersi portati ad agosto a 1,127% ritracciando esattamente il 50% del movimento dai minimi di 0,50% di agosto 2020 fino a 1,776%. Il superamento dei massimi confermerà il panorama di rialzo dei rendimenti nel corso dei prossimi mesi diretti in prima battuta al test del livello psicologico del 2%, in tempi brevi, e successivamente verso il suo target finale a 2,55/60% parte alta del canale ribassista che sta contenendo tutte le oscillazioni dei rendimenti da oltre 20 anni a questa parte. Una rottura del canale sopra 2,60% vedrà un aumento veloce dei rendimenti verso 3,00% e quindi 3,60% parte mediana di tutte le oscillazioni dal 2000. Per vedere un qualche restringimento dei rendimenti bisognerà attendere discese al di sotto 1,47/50% con i rendimenti che potrebbero tornare verso 1,12% e quindi 1%

TITOLI SOTTO LA LENTE (CON OPERATIVITA')

   



  • FERRARI
Titolo da avere sempre in portafoglio. Il ritorno a 212,00/50 euro, ritracciamento del 50% del rialzo partito a 175 euro ad ottobre e che ha portato a nuovi massimi assoluti a 248 euro, fornirà un ottima opportunità per rientrare.

Operatività: acquisti su storni a 212,00/50 euro stop a 204,95 euro profit a 260,00 euro

  • IVECO
Continuano le montagne russe per il titolo dopo la sua quotazione di inizio anno. La chiusura del gap lasciato aperto il 3 gennaio a 10,11 euro è un ottimo segnale di acquisto per ritorni sulla parte alta del range a 11,60 euro

Operatività: acquisti in area 10,00/10 euro stop largo a 9,57 euro primo profit a 11,60 euro

  • PHILIPS
Titolo olandese quotato anche a Milano. La caduta dai massimi assoluti di 50,80 euro di fine aprile si è arrestata sul supporto a 29,87/30,00 dove ha reagito. Le prospettive per un vedere un recupero almeno fino a 42,00 euro ci sono tutte. Acquisti sulla debolezza

Operatività (di medio periodo): acquisti su ritorni in area 31,50/32,00 euro stop su chiusure settimanali inferiori a 30,00 euro primo profit a 41,70 euro e poi 50,00 euro

  • DE LONGHI
La formazione triangolare in corso sembra un momento di pausa prima di riprendere il rialzo per chiudere il gap tuttora aperto a 38,70 euro a ridosso dei massimi assoluti a 40,00. Acquisti sulla forza

Operatività: acquisti sulla violazione di 32,00 euro stop a 30,99 euro profit a 38,70 euro

AVVERTENZA: 

Le presenti informazioni sono state redatte con la massima perizia possibile in ragione dello stato dell'arte delle conoscenze e delle tecnologie; la loro accuratezza e la loro affidabilità non sono comunque in alcun modo e forma fonte di responsabilità da parte dell'autore o qualcun altro. Tutte le informazioni pubblicate NON devono essere considerate un'offerta o una sollecitazione all'acquisto o alla vendita di valori mobiliari, ma vogliono svolgere una funzione di supporto e di didattica per l'investitore, che rimane totalmente responsabile delle proprie operazioni. Le informazioni fornite sono inoltre frutto di notizie e opinioni che possono essere modificate in qualsiasi momento e senza alcun preavviso. In ogni caso l' autore non si ritiene responsabile nei confronti di alcun utente o terze parti di eventuali danni diretti o indiretti dovuti ad un uso improprio delle informazioni fornite o da eventuali inesattezze o non completezza nelle informazioni e nei dati