lunedì 17 gennaio 2022

COMMENTO SETTIMANALE AI MERCATI (17 - 21 GENNAIO): PENSIERI E RIFLESSIONI IN LIBERTA'

 



Era il 1973. Siria e ed Egitto attaccavano Israele in quella che è stata nominata “guerra del Kippur” e i paese arabi associati all’Opec decisero di sostenere Siria ed Egitto tramite robusti aumenti del prezzo del barile ed un embargo nei confronti dei paesi filo-israeliani provocando un crisi energetica in Europa che di fatto mise fine al forte sviluppo economico generato dalla fine della seconda guerra mondiale. Pesanti furono le ripercussioni in particolare per il settore industriale ed il netto aumento del prezzo del greggio portò al primo picco inflazionistico del dopo guerra. Quel periodo viene tuttora ricordato in Italia come il periodo dell’austerità dove la domenica si viaggiava a targhe alterne (una volta le auto con targa pari, quella successiva quelle dispari) e che quindi anche il numero di targa influenzava l’acquisto della seconda auto, per chi poteva permetterselo

Si è dovuti tornare al 1982 per rivedere una inflazione così forte al 7% come riportato dal dato americano di una decina di giorni fa, quando però i tassi di interesse stazionavano all’ 11%, rispetto allo zero attuale. La globalizzazione e poi l’avvento della digitalizzazione negli ultimi 20 anni hanno ridotto sensibilmente il costo della produzione e del lavoro. La finanziarizzazione dell’economia a partire dagli anni 80 che ha privilegiato gli azionisti rispetto ai lavoratori nella distribuzione degli utili aziendali ha dato una ulteriore mazzata ai salari. E cosi l’inflazione è passata sempre più sotto traccia per poi essere dimenticata negli ultimi anni, in particolare dal 2008 anno della grande crisi finanziaria e del picco del prezzo del petrolio a 147 dollari. L’inizio delle emissioni di liquidità per salvare il sistema, con i soldi confluiti maggiormente nella finanza rispetto all’economia reale, l’hanno spinta nel dimenticatoio, come oramai fosse un retaggio del passato. Per poi ricomparire all’improvviso, inaspettata per certi versi, anche come conseguenza dei costi legati alla transazione ecologica e al surriscaldarsi dei prezzi delle materie prime, non sono energetiche, dovuti si ad un ripresa post pandemia più robusta della aspettative ma anche a fattori speculativi legati alla quantità infinita di liquidità immessa nel sistema che doveva trovare un qualche approdo.

E poi ce la ritroviamo di nuovo protagonista, con una intera generazione di investitori che non avevano avuto il piacere o forse l’occasione di incontrarla, accompagnata dalla parola più temuta dagli economisti e non: stagflazione (crescita dei prezzi in presenza di un rallentamento economico). Intendiamoci: l’inflazione non ha connotati solamente negativi anzi un livello moderato è anzi indice di una economia sana che si muove. Quando però va fuori controllo iniziano i problemi non solo perché va ad impattare sui salari reali ma perché rischia di provocare reazioni emotivi da chi è preposto a gestire.

Perdonate una battuta: Jerome Powell, era l’unico che non si era ancora accorto del ritorno dell’inflazione nonostante il prezzo del petrolio sia salito del 50% solo nel 2021 per non parlare del prezzo del gas naturale. La sua ostinazione a definirla “ transitoria” (senza peraltro definire che intervallo di tempo intenda per transitoria 2 settimane 5 mesi 3 anni.. boh) ci ha accompagnato durante tutto il 2021 per poi cambiare idea alla fine dell’anno. Ma dato il ritorno della pressione al rialzo del prezzi, il quesito cardine per il 2022 sarà proprio questo: saranno capaci le banche centrali (oltre alla Fed anche la Banca Centrale Europea dovrà affrontare questo fenomeno in presenza di maggiori pressioni dal nuovo esecutivo tedesco post Markel) di gestire questa nuova fase storica evitando contraccolpi sull’economia reale che ha si rimbalzato ma necessità ancora di un consolidamento. In particolare negli Stati Uniti arrivati ormai quasi alla piena occupazione e che maggiormente sentiranno la pressione di un incremento dei salari.

Anche perché dal divano di casa, luogo simbolico di quelli che stanno a guardare e criticare con le mani in manoi, l’impressione è che l’inflazione sia scappata di mano a Powell e soci che avrebbero potuto iniziare ad intervenire la scorsa estate anticipando la situazione mentre ora sono costretti ad inseguire (in pochi mesi siamo passati dal primo rialzo nel 2023 a 4/5 aumenti dei tassi nel 2022 con la possibilità di vedere anche un 0,50% in un colpo solo). In un mondo complesso come quello attuale l’azione monetaria non basta da sola ma deve essere accompagnata da quella fiscale. Parafrasando Andreotti che diceva che pensare male è peccato ma che spesso si indovina, l’interrogativo che Powell abbia perso tempo prezioso nella sua rincorsa alla conferma alla testa della Fed resta sul tavolo. In maniera pericolosa perché se cè una cosa che spaventa i mercati sono sempre i cambiamenti ampi ed impulsivi non previsti

L’ottava parte piano per via della chiusura di Wall Street lunedi per il Martin Luther king’s day ma avrà sempre il suo focus sulle trimestrali in cui più degli utili sarà importante guardare alle guidance per il futuro. Tra le principali Netflix martedi e mercoledì Goldman Sachs, Morgan Stanley e Bank of America. Tra i dati economici di rilievo in America si segnalano l’indice Empire manufatturiero martedi, le nuove case mercoledì e i sussidi di disoccupazione settimanali giovedi.



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