lunedì 10 gennaio 2022

la paura dell'inflazione, il calo del Bitcoin, la disoccupazione americana e il 2022 sui mercati azionari: idee e riflessioni per la settimana sui mercati finanziari (10 -14 Gennaio)

 



E alla fine anche la compiacenza ha capitolato. Le attese minute dell’ultima riunione della Fed hanno infatti evidenziato un atteggiamento molto più “falco” di quello atteso annunciando una via di rialzi dei tassi più pronunciata rispetto a quella attesa. E si sa, ai mercati piacciono poco le soprese, come dimostrano le corpose vendite e anticipano quella che sarà il grande dilemma del 2022 cioè riprezzare gli asset tenendo conto sia della netta diminuzione della liquidità che del rialzo dei tassi che giocoforza provocherà un “fly to quality” cioè uno spostamento di capitali verso il mercato obligazionario rimasto in ombra negli ultimi anni, anzi sfoderando tassi negativi dove, contro ogni logica, tu devi pagare perché ti tengano i soldi in conto.

Stiamo già vedendo i primi riscontri di questa situazione sul Bitcoin e sulle cryptovalute in generale, in discesa ormai da metà novembre, debolezza per altro amplificata dalla situazione in Kazakistan, dopo che le crypto erano salite in maniera prepotente nel 2021 anche se non soprattutto grazie all’ingente liquidità immessa nel sistema e che doveva necessariamente trovare una occupazione, facendo diventare un comparto di nicchia un assett di investimento a tutti i livelli. E’ possibile che il movimento a cui stiamo assistendo sia una sorta di consolidamento, anche perché le cryptovalute sono qui per restare, tramite però un processo di selezioni visto che ormai ce ne sono migliaia in giro. La capitalizzazione ha raggiunto ormai livelli di tutto rispetto e nel caso specifico il Bitcoin ha un numero finito di pezzi che lo rende apprezzabile nel futuro proprio per la sua scarsità, definiamola così, in natura. Certo che la ricerca di fondi di energia sempre più potenti ed a buon mercato proprio per alimentare i mega computer adibiti al” mining” cioè all’estrazione inizia a provocare delle problematiche sociali, rendendo sempre più arduo trovare un posto adatto adesso che anche la Cina si è ritirata dal gioco

Tornando a noi, il 2021 sarà un anno che gli investitori ricorderanno in maniera positiva per moltissimo tempo con tutte o quasi le assett class che sono salite senza alcuna fatica e praticamente qualsiasi cosa si comprasse portava un ampio guadagno spesso in poco tempo. Tralasciando ciò che è accaduto con fenomeni, in questo caso sociali, come Gamestop dove tramite i social un esercito di giovanissimi investitori in nome di una equità sociale ha messo in scacco gli Hedge Fund che speculavano al ribasso sui titoli. Evidenziando una volta di più che 10 lunghi anni di liquidità a buon prezzo ha fatto diventare il sistema finanziario più Las Vegas che Wall Street.

Difficile quindi che il 2022 riesca a replicare l’anno appena terminato, se non fosse per altro che le condizioni sono cambiate come dimostra il cambio di passo delle banche centrali riguardo all’aumento dei tassi. L’inflazione, scomparsa per lunghi anni dalle nostre economie anche come conseguenza di una digitalizzazione che ha abbassato costi e salari, ha improvvisamente rialzato la testa spinta dal aumento del prezzo del petrolio salito del 50% e del gas naturale 44% nel 2021, con il rischio di essere andata fuori controllo mentre le banche centrali aspettavano, o speravano, che si sgonfiasse da sola. Lo stesso dato sulla disoccupazione americana dello scorso venerdi è stata molto pesante in termine inflattivi perché ha evidenziato come molti americani non abbiamo fretta di tornare a lavorare (forse soddisfatti della loro attività di trading…) e questo mette ulteriore pressione sui salari per via della semplice ma efficace regola dell’offerta e della domanda.

Il forte rally visto a fine anno è servito solo a posticipare le problematiche nel 2022, che oltre a quelle finanziarie dovrà pure valutare sia l’impatto delle nuove varianti covid sull’economia e della varie tensioni geopoliche, con i venti di guerra in Ucraina che per il momento vengono accantonati dagli investitori in nome di quella compiacenza che è stato il tratto caratteristico del 2021. Il nuovo anno rimane ancora positivo di fondo in quanto manca un catalizzatore che possa portare ad inversione della tendenza ma certo risulterà molto più complicato ed estremamente volatile ed in cui la selezione sia dei settori che dei titoli farà la differenza dopo un periodo di vacche grasse

Il tutto dipenderà ancora una volta da come si muoveranno le banche centrali che hanno per il momento sottovalutato (più o meno volontariamente) il fenomeno inflattivo ma che adesso devono fare molto attenzione ai loro movimenti bilanciando la voglia di controllo della salita dei prezzi con il rischio di rallentare una economia che risulterebbe penalizzata da un aumento dei tassi. La capacità di adattarsi a questo nuovo paradigma sarà il tratto distintivo per essere profittevoli nel 2022.

Questa settimana segna l’inizio della stagione delle trimestrali con gli utili delle società del S&P500 attesi in rialzo del 22% anche se le prime società importanti saranno le banche (JP Morgan, Citigroup, Wells Fargo) venerdi. Importantissimo sarà il dato sui prezzi al consumo in America mercoledi che potrebbero salire al 7% annuale e ovviamente avrà delle ripercussioni sulla Fed, dopo che Goldman Sachs ha annunciato la sua previsioni di 4 rialzi dei tassi nel 2022, ben oltre le attese di solo un mese fa

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