I risvegli bruschi non sono mai piacevoli. Siete li belli addormentati e contenti nel vostro bozzolo ormai da mesi avendo qualcuno che si prende cura di voi ed improvvisamente vi arriva una secchiata d’acqua gelida addosso. In tutta onestà non è una situazione piacevole. Ma è esattamente quello che è accaduto sui mercati azionari nelle ultime settimane. Nel giro di 2/3 mesi si è passati dal primo rialzo dei tassi in America nella primavera dal 2023 a 4/5 rialzi direttamente nel 2022 con la possibilità di vedere addirittura uno 0,50% tutto in un colpo solo. Da far tremare i polsi. A cui si aggiunge anche il carico da 90 rappresentato dalla crisi Ucraina, per altro sul tappeto da qualche tempo anche se il mostrare i muscoli degli ultimi giorni da parte dei contendenti ha fatto alzare l’attenzione
La reazione delle ultime sedute, oltre ad un fattore di tipo emotivo che contempla una copertura nel caso di eventi imprevisti che sui mercati azionari si traduce in vendite per proteggere i lauti profitti del 2021, incorpora anche un ribilanciamento degli investimenti nel prossimi mesi con il più classico “fly to quality” cioè lo spostamento di attività dall’azionario al mercato obligazionario che da sempre è il vero indicatore della situazione e che sta ritornando protagonista dopo un lungo periodo di anonimato, dovuto ai tassi zero. La stessa caduta delle cryptovalate con il Bitcoin che dopo aver segnato dei massimi assoluti a 69000 dollari ad inizio novembre in contemporanea con quelli del Nasdaq ha perso quasi metà del suo valore, risponde esattamente alla logica di uscire dalle attività maggiormente speculative in base ad una variazione delle prospettive future. Lasciando dietro di se una moltitudine di investitori che adesso si leccano le ferite, dopo aver pensato di fare soldi in maniera facile e veloce, dimenticando che in borsa come nella vita non ci sono pasti gratis
Magari non in queste dimensioni, ma la correzione era annunciata, in particolare dopo aver visto uno scoppiettante rally di fine anno (tra il 6 e il 9% di guadagno dei principali indici azionari nelle ultime 10 sedute) con i gestori dei grandi gruppi di investimento che approfittando dei bassi volumi hanno spinto i prezzi sui massimi chiudendo un anno stellare dal punto di vista della performance e sulla cui termine verranno calcolati i loro grassi e ricchi bonus. Ma di fatto spostando solamente nel 2022 le problematiche che già si affacciavano all’orizzonte, con un tasso di inflazione galoppante dove essere stato per disperso per molti anni.
Sarà difficile trovare un anno cosi favorevole come il 2021, dove tutto saliva sempre e senza particolari problemi. Certo la crescita post pandemica è stato molto più alta della attese creando quegli squilibri dal lato della domanda che sono una della cause della fiammata inflazionistica, che proprio per come è stata alimentata sembra difficile che possa essere temporanea, qualunque intervallo di tempo si intenda. L’impossibilità di programmare la produzione di fronte ad un blocco dovuto alla pandemia ha infatti reso molti beni se non tutti scarsi rispetto alla richiesta del mercato (si pensi per es all’edilizia in gran spolvero da noi anche grazie al bonus 110% ) creando un inflazione dal lato dell’offerta su cui è oggettivamente difficile intervenire. Lo stesso aumento dei noli marittimi aumentati di circa 6 volte rispetto al 2019 ha costretto anche molte aziende a ripensare il sistema di approvvigionamento, ulteriormente messo in crisi dal blocco del canale di Suez per via della nave messa di traverso, con conseguente aumento dei costi ed erosione dei margini aziendali. Al resto ci ha pensato la mano lunga dalle banche centrali e della Fed in particolare con l’immensa liquidità immessa nel mercato che ha contribuito a mandare alle stelle gran parte della materie prime, innescando anche una serie di tensioni sociali che poi si ripercuotono sulla politica come l’elezione di Trump del 2016 insegna.
Proprio la Fed è la protagonista indiscussa della settimana entrante vista la riunione del FOMC in agenda per martedi e mercoledi, dove finalmente Powell dovrebbe fare chiarezza su quelle che sono le sue prossime mosse, ammesso che abbia le idee chiare, adesso che “ deve inseguire la curva” avendo dilapidato il vantaggio che aveva fino a dopo l’estate e aver cambiato poi idea a fine anno. Si tratta ora di capire se la Fed alzerà i tassi alla fine del Tapering previsto il prossimo marzo oppure se l’effetto annuncio, scontato dai mercati, consentirà un cammino più lineare verso la normalizzazione controllata.
Dopo 18 mesi di rialzi per l’azionario, spinto se non accompagnato con un occhio benevolo anche dall’azione della banche centrali, un ristringimento della politica monetaria assieme ad un decelerazione economica rischia di produrre ulteriori tensioni al ribasso sul mercato azionario, a cominciare da chi lo aveva guidato cioè i principali titoli tecnologici tra cui Tesla Apple e Microsoft attesi alla pubblicazione delle trimestrali in questa settimana. La rivoluzione tecnologica ben rappresentata da questi titoli e da pochi altri in cui si registra una netta concentrazione di capitalizzazione e di potere in regime di monopolio, è sicuramente qui per restare ma il forte ribasso di queste ultime sedute, oltre a rappresentare una possibile opportunità di acquisto, dimostra che nulla sale o scende in eterno. Più che guardare agli utili attesi, sarà pertanto guardare alle prospettive di “guidance” future anche perché queste aziende sono estremamente sensibili ai rialzi dei tassi
Detto della decisioni della Fed mercoledi e delle trimestrali dei big tech, altri eventi rilevanti sono rappresentati dall’indice di fiducia dei consumatori in America martedi e dalla vendita di nuove casa mercoledi. Giovedi invece sarà il turno del Pil, dei sussidi di disoccupazione e dei beni durevoli. In Europa invece il dato principale sarà l’indice di fiducia dei consumatori venerdi.
Siamo solo alla fine di gennaio e già ci attende un anno sulle montagne russe. Il bozzolo e la compiacenza che ci ha accompagnato per tutto il 2021 sembra già un ricordo.
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