La storia si ripete. Possiamo anche fare finta che non sia vero ma lo
negheremmo a noi stessi. In particolare per quanto riguarda i mercati
finanziari. Ed è difficile non trovare analogie con quanto accaduto ad inizio
secolo con la bolla delle società Dot.com arrivate su quotazioni impensabili
(Tiscali ad un certo punto capitalizzava più dell’allora Fiat con l’Avvocato
ancora in vita) originata dalla febbre per qualcosa che avrebbe effettivamente
cambiato il nostro mondo ma di cui non si riusciva a dare una valutazione corretta.
Per non parlare delle società di telecomunicazione che all’epoca spesero una
follia per le licenze delle frequenze e che tuttora appesantiscono il bilancio
Anche Nikola è arrivata a capitalizzare più di una azienda storica e
solida come Ford (altra bella analogia) senza mai aver prodotto nulla, per non
parlare di altre società legate alla tecnologia che esattamente come nel 2000
si sono quotate e hanno raggiunto livelli impensabili sfruttando l’onda del
momento. Perché nulla invoglia di più a comprare se non il fatto che gli altri
stanno facendo soldi facili ed il rischio di perdersi l’occasione della vita.
Operatività ingigantita dalla facilità di comprare strumenti finanziari, spesso
a leva, grazie alla nuova tecnologia legata agli smart phone.
La realtà dei fatti è che i mercati finanziari sono determinati dai
comportamenti umani, con gli investitori che rispondono sempre alla stessa
maniera a variabili come Paura Perdita Avidità e non sono quasi mai preparati
ad un attività di gestione del rischio, determinando la formazione delle bolle
che non sono altro che esuberanza di prezzo andata fuori controllo. Situazione
tipica nei momento che entrano sul mercato delle novità rivoluzionarie di cui
non si capisce la portata. E quando c’è a disposizione una liquidità abbondante
e che deve essere utilizzata. Ed ecco che il mercato azionario diventa improvvisamente
il mondo dei sogni consentendo a tutti guadagni anche rapidi senza troppo fatica. In
particolare quando hanno il sostegno delle autorità monetarie
Mettiamolo subito in chiaro: società come Amazon Apple e poche altre sono
realtà solide che sono qui per restare e hanno effettivamente rivoluzionato in
maniera digitale il nostro modo di vita. Ma anche loro sono soggette al ciclo
di sviluppo di tutte le società e, se le quotazioni in borsa riflettono le
aspettative sul futuro, prima o poi gli importanti margini di crescita devono
venire confermati. Esattamente come alla fine di una mano di poker dove alla
fine le carte vengono messe sul tavolo. La stessa Facebook, scusate Meta, per
non parlare di Netflix dimostrano come un business basato solo sul numero dei
sottoscrittori diventa complicato da tenere in piedi in presenza di cambiamenti
significativi di mercato
Ma esattamente come nel 2000, assieme alle Big tech, moltissime altre
società hanno colto l’occasione delle febbre da acquisto per quotarsi (spesso
attraverso le famose SPAC) approfittando anche della follia contagiosa che fa
perdere la testa agli investitori richiamati sia dai facili guadagni che dalla
paura di perdere il treno buono. Con situazioni paradossali come quella del 2000
dove le quotazioni di Basic Net andarono alla stelle proprio a causa della desinenza
Net, mentre in realtà non era altro che la Robe di Kappa che produce
abbigliamento
I fenomeni quindi hanno la tendenza a ripetersi, andare fuori controllo
per poi ritornare verso un punto di equilibrio spesso rappresentato dalla media
storica degli utili. Ma in questo ultimo caso il movimento è stato amplificato
dal comportamento delle banche centrali che per evitare il tracollo del sistema
finanziario post Lehman hanno contribuito a sostenere i listini azionari con
una politica di tassi bassi che rendeva praticamente obbligatorio l’investimento
in equity per mercati in cerca di rendimenti
Difficile dire se all’epoca nel 2008 ci fossero alternative. Certo è
che gli investitori ne hanno approfittato forzando la mano quando si sono resi
conto della difficoltà degli istituti finanziari, Fed in primis, a tornare ad
una precedente normalità senza provocare troppi danni al mercato azionario (i
principali fondi pensione americani hanno investito in azioni essendo i
rendimenti obligazionari insufficienti a generare redditività ed un crollo
azionario avrebbe avuto conseguenze politiche e sociali)
Di certo questo continuo rimandare ha contribuito negativamente alla
situazione corrente ed inaspettata dove le banche centrali devono affrontare in
un colpo solo alta inflazione, problemi di approvvigionamento legati alle lock
down cinese dovuto del covid, alti prezzi delle materie prime e pure una guerra
che impatta sulla crescita mondiale. E che potrebbe provocare instabilità
soprattutto nei paesi in via di sviluppo a seguito di carestie con conseguenti
importanti flussi migratori. il tutto con poche armi a disposizione e con il
rischio che la situazione vada fuori controllo. La resa dei conti si avvicina.
In settimana il dato più importante sarà mercoledi con la pubblicazione
dei verbali dell’ultima riunione della Fed per capire quali sono le aspettative
di inflazione. Altri dati importanti sono spesa e reddito pro capite in America
venerdi. In calendario anche gli ordinativi di beni durevoli, nuove richieste
di disoccupazione e vendita di nuove case. In Europa e UK invece attesi martedi i dati sul PMI per capire la capacità
di spesa dei consumatori nonostante l’inflazione