Una rondine non fa primavera. Nonostante siamo quasi arrivati all’inizio dell’estate, almeno quella metereologica, che inizia il primo giugno. La scorsa settimana il miglioramento del dato sulla spesa pro capite e segnali di un possibile picco di inflazione in America hanno consentito un rimbalzo agli indici di Wall Street aiutati anche dalla ricoperture delle posizioni short prima del lungo weekend festivo del Memorial day.
Rimbalzo certo, ma per il momento niente di più. il mercato azionario americano infatti veniva da 7 settimane consecutive di ribasso, evento verificatosi solamente 4 volte dalla fine della seconda guerra mondiale e, elemento preoccupante, l’ultima volta nel 2001 in occasione della bolla tecnologica Dot.com. Che, come abbiamo gia visto presenta numerose analogie con la situazione attuale. Nel frattempo accadono altre situazione strane, come la stretta correlazione positiva vista nell’ultima settimana tra azioni e obbligazioni che normalmente dovrebbe muoversi maniera antitetica dati che si esce dal mercato azionario per andare verso investimenti meno rischiosi e viceversa
Tutto questo per dire che siamo in una situazione complessa con una quantità di incertezze che (improvvisamente? Ne siamo sicuri?) hanno cambiato il quadro con conseguenza che tutto quello che fino ad ieri veniva comprato a mani basse senza porsi tante domande adesso viene venduto velocemente quasi scottasse. Facendo finire nel mucchio anche società che incorporano un valore al loro interno, cioè buttando via il bambino con l’acqua sporca.
Per chi ha passato una vita sui mercati finanziari sono tutte situazioni già viste. Il mercato azionario smette di essere un creatore di valore legato all’economia ed improvvisamente diventa il luogo dei sogni dove fare soldi con facilità e ovviamente richiama una massa di persone che normalmente frequenta altri lidi, tanto per rimanere in tema estivo, abbagliate da una realtà sconosciuta e accattivante. E la frase simbolo, ricorrente che identifica questa fasi, è sempre la stessa: “questa volta è diverso”.
Diversa è la tecnologia, lo scenario, i tassi etc ma il risultato è sempre lo stesso, cioè alleggerire il portafoglio di investitori sprovveduti che, regolarmente, fanno esattamente il contrario di quello che presuppone una normale assett allocation cioè vendere sui massimi e comprare sui minimi, o molto semplicemente vendere quando tutti comprano e comprare quando tutti vendono. Seguendo la massima di Warren Buffet, arrivato a 91 anni e ancora in pista in un ambiente altamente competitivo per cui “sono avido quando tutti hanno paura e pauroso quando gli altri sono avidi”. In quella che sembra una rielaborazione finanziaria della celebre frase “quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare”….
E poi ci sono le banche centrali. In gran confusione e i cui messaggi contraddittori hanno minato la fiducia granitica con gli investitori riluttanti ad impostare posizioni sulla base delle loro indicazioni perché temono che poi possano cambiare idea da un giorno all’altro. Già, finchè il mare è calmo e con un filo di vento tutti sono capaci di navigare ma quando sale la burrasca cè bisogno di un capitano che dica cosa fare e verso dove dirigersi
Passi per la Lagarde, che è una esponente politica e non economica a capo della Bce e che ha evidenziato sin dalla sua nomina dei chiari problemi di sintonia con il mercato, all’interno di una istituzione europea che presenta sempre una forte influenza tedesca. Ma Jay Powell, nominato da Trump e riconfermato da Biden, ha alle sue spalle una esperienza finanziaria all’interno della Fed di lunga data, che evidentemente, pur in un contesto difficile, non gli ha impedito di fare errori a volte macroscopici come a fine 2018 quando con la una stretta monetaria ha fatto sbandare i listini azionari per poi ripensarci oppure quando ha insistito nel definire transitoria l’inflazione arrivata poi ai massimi da 40 anni.
Nella realtà le problematiche sono di due tipo: da una parte la lunga fase di tassi zero o quasi dal 2008 in poi ha abituato gli investitori al sostegno delle banche centrali, prova ne sia il fatto che esiste una intera generazione di operatori che non hai mai visto una fase di ribasso prolungato, con il crollo legato al covid durato solamente un paio di mesi per poi veder ripartire i listini azionari più forte di prima. In parallelo c’è anche un problema di leadership estendibili a tutti i livelli e a tutti i settori con poche o pochissime personalità capaci di prendersi delle responsabilità e uscire dagli schemi in condizioni di emergenza. Come fece Mario Draghi nel 2012 con il celeberrimo “whatever it takes”. Facile a dirsi che Powell, nonostante la sua (vera o presunta) autonomia, non rientri in questa categoria.
Principali dati economici della settimana sono l’indice del settore manufatturiero Pmi in Cina e quello dei consumi Cpi in Europa martedi. In america grande attenzione al rilascio del Beige Book della Fed mercoledi e sopprattuto al dato sulla disoccupazione venerdì che permetterà di valutare il percorso di rialzo dei tassi

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