Mancava solo la Cina all’ appello. Il dato delle vendite al dettaglio scese dell 11% ad aprile, il doppio rispetto alle attese, e del crollo della produzione industriale del 2,9% a fronte di previsioni positive alimentano timori di un possibile rallentamento della seconda economia mondiale Aggiungendosi ad una lunga lista di preoccupazioni che stanno attanagliando il mondo sviluppato
Per fortuna a tirare su di morale, in senso ironico ovviamente, c’è Goldman Sachs il cui presidente Blankfein dichiara che la probabilità di una recessione in America è molto alta. Ora con tutto il rispetto per l’autorevolezza della banca americana, non è che questa sia novità. Basta infatti prendere le statistiche per verificare che ogni volta che il petrolio è salito sopra i 100 dollari si è avuta una recessione (3 volte dal 1984 in poi) proprio perché aumenti importanti dell’ Oro Nero sono dovuti a squilibri nei mercati portando con se problematiche inflattive. E impattano negativamente sui consumatori, molto sensibili al tema, questo a pochi mesi dalle elezioni di “mid term” negli Stati Uniti.
La realtà dei mercati finanziari è invece più semplice se possibile e mostra ancora una volta come il rialzo degli ultimi anni fosse legato principalmente a motivazione di tipo finanzario e ai buy back che non basata su una crescita economica. Facendo diventare, perlomeno a Wall Street, il mercato azionario un coacervo di aziende quotate tramite strutture finanziarie artificiali come le “SPAC” (Special Purpose Acquisition Company) veicolo di investimento costituito per raccogliere capitali sul mercato tramite la quotazione in borsa, spesso più basate su una idea futuribile che non su un business sottostante
Un caso su tutte Nikola spac creata appositamente con il nome di battesimo di Tesla (Nikola Tesla per l’appunto) che raccoglieva capitali sul mercato azionario per lo sviluppo e la produzione di camion elettrici ed a idrogeno, richiamando ovviamente sull’andamento stellare di Tesla. E’ risaputo che la borsa guarda al futuro e non al presente ma nel suo massimo sviluppo Nikola capitalizzava come General Motors o Ford, società storiche americane, senza non solo aver prodotto un solo modello ma senza neppure avere un centro produttivo. Tutto solo sulla carta.
E questo riguarda tantissime altre società che hanno approfittato del momento favorevole per quotarsi e vedere le proprie quotazioni impennarsi per poi spegnarsi come delle stelle cadenti, ma creando una ulteriore squilibrio in termini di reddito in quanto di fronte alla creazione di nuovi ultraricchi a capo di questa aziende c’è una moltitudine di piccoli azionisti convinti di aver fatto il colpo della vita che hanno invece visto svanire tutti i soldi investiti.
Davanti ad una situazione cosi straordinaria di tassi zero portata avanti per un periodo di tempo prolungato, ci si è sempre chiesti quali sarebbero state le conseguenze e gli effetti sul lungo periodo di una politica monetaria accomodante. Adesso improvvisamente i nodi vengono al pettine e la difficoltà del momento dovuta ad una serie di fattori che si sommano (problemi di approvvigionamento, scarsità dell’offerta, shock energetico, covid, guerra, impennata de prezzi, e credo sia gia abbastanza cosi) trovano le banche centrali davanti a delle scelte dolorose in presenza di munizioni scarse.
Ed improvvisamente pagano in un colpo solo la scelta, forse obbligata per salvare il sistema finanziario post Lehman, del cambio di ruolo da arbitro a giocatore che ha determinato una perdita di autorevolezza che ora i mercati stanno scontando. Sta dunque facendo bene Powell a definire come sua priorità il contrasto alla crescita molto forte e veloce dei prezzi indicando una strada da seguire, ma tutto il suo cincischiare e cambi di idea degli ultimi mesi hanno disorientato molto gli investitori che reagiscono in maniera emotiva essendo passati in un batter di ciglia dal regno di Bengodi dove bastava chinarsi per raccogliere una pepita d’oro ad un mondo di incertezze e di vertiginosi aumenti dei tassi di interesse e rendimenti
Certo il soft landing, l’atterraggio morbido è ancora possibile anche data l’enorme massa di liquidità presente sul mercato, ma in un mondo che cambia, non solo per la guerra e per il nuovo equilibrio mondiale ma anche per il cambio di tendenza delle materie prime uscite da una fase ribassista decennale e che hanno avviato un nuovo ciclo, deve cambiare anche il ruolo delle banche centrali, Fed in primis, che devono tornare ad essere un faro nella tempesta, anche a costo di scontentare i mercati finanziari.
In una settimana scarna di appuntamenti i principali dati economici americani sono le vendite al dettaglio martedi e l’indice Fed di Filadelfia giovedi mentre in calendario c’è un importante intervento di Powell martedi. In campo europeo saranno rilevanti il dato sui prezzi al consumo sia per l’EU che per la Gran Bretagna mercoledi andando a definire il livello di surriscaldamento nel vecchio continente

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