lunedì 9 maggio 2022

PAROLE IN LIBERTA': RIUSCIRA' LA FED A RECUPERARE LA CREDIBILITA' PERDUTA?

 



I mercati sono animali strani. Quando le cose vanno bene vogliono la mamma compiacente e accondiscendente al loro fianco, ma quanto la situazione diventa complicata piace avere un padre burbero col polso fermo che indichi loro la strada. E questo non sta accadendo adesso, con la Fed nel ruolo di genitore che lascia disorientati gli investitori/figli.

Dobbiamo partire da lontano e tornare al 2008 quando come detto tante volte la Fed in primis, ma anche le altre banche centrali, per salvare il sistema finanziario al collasso a causa dei mutui subprime che portò al fallimento di Lehman e al potenziale crash di ulteriori importanti istituzioni finanziarie americane e non, decisero intervenire abbandonando il ruolo di arbitro del sistema e diventare giocatori a tutti gli effetti. Avendo però tutti gli assi in mano in grado di orientare l’andamento dei mercati creando di fatto un nuovo sistema di gioco

Inutile dire che Lehman pagò per tutti, da li in avanti la perenne emergenza giustificò il comportamento delle banchieri centrali che inondarono di liquidità il mercato grazie ai tassi zero e alle politiche di “quantitative easing” con impatto molto positivo sull’andamento dei listini azionari. A cui va aggiunto il boom delle cryptovalute, che da fenomeno di nicchia sono diventate a tutti gli effetti un assett sui cui far convogliare la fortissima liquidità presente, ma perdendo così il loro carattere di moneta di scambio digitale, rivoluzionaria e fuori dal sistema con cui erano nate.

Per non parlare del fortissimo impatto della componente speculativa su gran parte delle materie prime, conseguenza diretta della necessità di impiego della liquidità. Mentre nel frattempo in Europa si creava una bolla sul comporto obbligazionario testimoniata dal rendimento dei Bund tedeschi ampiamente negativo. Che depurato del gergo tecnico significa prestare i soldi a qualcuno e pure pagarlo perché tenga da parte il nostro denaro. Solo a raccontarlo sembra una pazzia

Improvvisamente ora i nodi vengono al pettine. Se la mamma (o il papà fate voi se volete invertire il ruolo genitoriale) aveva detto sempre si alle richieste degli investitori, gli stessi investitori avrebbero ora bisogno di qualcuno che gli dica come stanno realmente le cose. Ma se sei giocatore e quindi coinvolto è difficile diventare arbitro al di sopra della parti. La Fed paga in un colpo solo 15 anni di “compliance”, condiscendenza in Italiano, dove si è più preoccupata di seguire e sostenere i mercati azionari piuttosto che essere il faro della situazione e muovendosi come conseguenza di dati macroeconomici.

La mancanza di credibilità della Fed unita alla sua diminuita capacità di comunicare, difficile quando hai le mani in pasta, adesso è chiaramente percepita dagli investitori che invece in momenti di turbolenza come quelli attuali, determinati da rallentamento economico, crisi energetica inflazione e guerra, avrebbero bisogno appunto di una mano ferma o di un punto di approdo esterno. Il continuo posticipare un ritorno alla normalità da parte di Powell e soci agendo sia sulla leva dei tassi che sulla riduzione degli acquisti di titoli, cosa possibile la scorsa estate in un contesto decisamente più tranquillo di quello attuale, hanno incrinato ulteriormente l’alone di rispettabilità che aveva caratterizzato la principale istituzione monetaria americana negli ultimi 90 anni.

Certo le problematiche ci sono sempre state, basta ricordare il mostruoso rialzo dei tassi di Volker ad inizio anni 70 a seguito dello shock petrolifero e la “esuberanza irrazionale” di Greenspan a fine anni ’90, ma sono state situazioni abbastanza limitate nel tempo. Qui invece abbiamo una Banca Centrale in perenne emergenza che non riesce più a recuperare il suo ruolo guida, impantanata tra la paura di perdere il controllo dei prezzi, in presenza di un mercato del lavoro quasi in fase di piena occupazione e che spinge al rialzo i salari, e quella di affossare l’economia, legata ai consumi interni diretta conseguenza dell’effetto ricchezza prodotto dai listini azionari proprio grazie alla stessa Fed. Il classico caso del cane che si mangia la coda

Gli importanti dati cinesi di questa notte su inflazione e commercio hanno mostrato un rallentamento economico causato dalle nuove restrizioni legate al Covid aggiungendo un ulteriore segnale di preoccupazione. I prezzi al consumo americani Cpi di aprile in calendario mercoledì saranno il dato principale della settimana dopo che a marzo aveva fatto registrare un 8,5% il massimo storico da 40 anni e forniranno indicazioni per capire se effettivamente si è raggiunto un picco e se la Fed procederà con altre restrizioni monetarie. Si parla già di uno 0,75% nonostante sia stato negato da Powell pochi giorni fa a conferma della sua scarsa credibilità attuale. Da seguire anche l’indici di fiducia dei dei consumatori tedeschi Zew martedi ed il Pil del primo trimestre in Uk previsto cou una crescita dell 1% giovedi

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