Adesso la lotta all’inflazione, dichiarata senza dubbi da Powell, è diventata una fattore politico. Con le elezioni di mid term in arrivo a novembre e con il prezzo della benzina sui massimi assoluti sopra i 5 dollari al gallone (3,78 litri) non è il più il momento per tergiversare ma di agire. Costi quel che costi, anche una recessione che se indotta può risultare controllata e breve e alla fine indolore
Si spiega cosi la decisione del presidente della Fed di affrontare di petto la situazione con un rialzo di 0,75%, peraltro negato nella conferenza stampa di un mese fa, e un altro della stessa entità in arrivo il prossimo luglio. Ma d’altronde il dato dell’inflazione al massimo dal 1981 impone misure adeguate se non addirittura di emergenza. E pazienza se andrà ad impattare sulla ripresa economica
Una volta tanto Powell è stato chiaro e diretto, anche perché il mercato del lavoro, l’altro grande obbiettivo della Fed in parallelo controllo dei prezzi, continua a mostrare una notevole tenuta. Ma quello che importa in questo momento è contrastare l’avanzata dei populisti che vedono nell’alto livello di inflazione, ben rappresentato dall’eccessivamente elevato prezzo della benzina, la rappresentazione classica di uno stato che agisce contro di loro. Andando a rinfocolare quell’odio e quella insoddisfazione sociale che trova un ottimo condottiero nell’ex presidente Donald Trump da sempre molto abile a parlare alla pancia degli elettori scontenti ed emarginati che l’auto la usano. Con la relativa benzina.
La necessità di contrastare l’aumento dei prezzi ha, anche, una finalità politica al fine di evitare che vadano al potere, gia a novembre in occasione del rinnovo di metà parlamento e successivamente nel 2026, forze che possono mettere a soqquadro l’ordine costituito da secoli creando problemi ben più complessi di una inflazione “extra-ordinaria” che pare in questo momento fuori controllo. Anche perché una recessione, più o meno indotta rispetto a subirla, avrebbe come conseguenza un rallentamento economico ed una riduzione del prezzo del petrolio, come stiamo gia iniziando a vedere in queste ultime giornate. Che poi si scaricherebbe sul prezzo alla pompa facendo di fatto rientrare qualche tensione. E segnerebbe un capolavoro per il tanto bistrattato Powell
Quanto ai mercati finanziari, se ne faranno una ragione. Il ribasso dei listini azionari degli ultimi mesi accompagnato dal rapidissimo aumento dei rendimenti che sono praticamente raddoppiati da inizio anno, di fatto indica il cambiamento di scenario dopo ben 13 anni di liquidità immessa nel mercato che ha provocato come sempre accade delle bolle di ipervalutazione che poi puntualmente scoppiano permettendo una pulizia tra aziende profittevoli e non, gettando cosi i primi semi di una futura ripartenza.
Anche se rimane da sottolineare come questa bolla si stia sgonfiando in maniera ordinata e diversa dalla altre, non il classico palloncino colpito da un ago ma piuttosto un foro da cui l’area esce abbastanza lentamente senza grandi attacchi di panico. E con l’inflazione che rappresenta il costo che dobbiamo pagare per passare ad un nuovo ciclo di mercato, con le banche centrali capaci di ricuperare l’autorevolezza persa e tornare a svolgere un ruolo centrale ed equidistante rispetto ai mercati finanziari attraverso una normalizzazione del livello dei tassi.
Sull’latro lato dell’Oceano, nella vecchia Europa, la faccenda è un po’ più complicata anche perché Madame Lagarde, oltre ai soliti problemi di comunicazione, deve rendere conto a 19 membri diversi e sul cui operato pesa la perdita di peso “politico” da parte della Germania che pare non essersi ripresa dall’abbandono della guida sicura di frau Merkel e dallo shock della guerra praticamente sul pianerottolo di casa con tutte le implicazioni sulle forniture energetiche e di Gas in particolare
La decisone di organizzare un meeting straordinario della Bce la scorsa settimana, che aveva come unico precedente il 2010 in piena crisi subprime, per annunciare un possibile piano per ridurre lo spread, o la frammentazione, tra i vari rendimenti dei titoli di stato dei paesi dell’Euro segna un punto a favore del presidente della Bce con la speculazione che si è prontamente ritirata. Ed evidenzia la consapevolezza condivisa della necessità di migliorare l’armonizzazione finanziaria per rendere più forte l’Euro in vista di un nuovo ordine mondiale originatosi con lo scoppio della guerra in Ucraina.
Gia questa settimana avremo maggiori dettagli sui piani delle Banche Centrali, con la Lagarde che già questo lunedi avrà la possibilità di spiegare il nuovo strumento quanto testimonierà davanti al Parlamento europeo. Mentre mercoledi e giovedì sarà la volta di Powell davanti al congresso. Per il resto ottava scarna di dati macroeconomici in cui i più rilevanti sono giovedi i sussidi di disoccupazione in America e l’indice Pmi in Eurora mentre venerdi sarà il turno dell’indice di fiducia dei consumatori dell’università del Michigan
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