lunedì 14 marzo 2022

PENSIERI PAROLE ED IDEE IN LIBERTA: COME SMARCARSI DALLA BANCHE CENTRALI PER VIVERE SERENI (14 MARZO)

 




La tempesta perfetta. In un mondo già in difficoltà per il clamoroso cambiamento del sentiment sui listini azionari, dopo anni di rialzi privi di particolari preoccupazioni, adesso irrompe la guerra. Gia schifosa di suo, con i morti e profughi vittime incolpevoli di una situazione ancora adesso poco capibile, spinge al rialzo i prezzi di tutte le commodities andando ad appesantire una inflazione già molto alta, mettendo di fatto a repentaglio la crescita economica dell’ultimo periodo anche essa devirante da un’altra catastrofe come il Covid

Il dato dell’inflazione americana pubblicato la scorsa settimana parla chiaro: bisogno tornare indietro al 1982 per ritrovare un 7,9% mentre l’obbiettivo della Fed è sempre fermo al 2%. Dopo anni di inflazione a zero grazie alla finanziarizzazione dell’economia e la digitalizzazione che hanno spinto al ribasso i salari, facendola di fatto scomparire dai radar, adesso improvvisamente ritorna molto più alta di prima. Confermando come il metodo di calcolo e l’atteggiamento da parte delle varie banche centrali sia antiquato. Oltre a mettere in evidenza le conseguenze di un decennio di politiche a tasso zero.

Mentre una volta il fenomeno inflattivo era conseguenza di problematiche dal lato della domanda (maggiori richieste di beni spingevano i prezzi al rialzo) nel caso attuale è generata da una scarsità di offerta dovuta sicuramente allo stop and go conseguenza della pandemia ma anche ad una intensa attività di tipo speculativo sulla materie prime derivante dall’immensa liquidità inserita nel sistema e che deve trovare per forza qualche sbocco. Situazione che peraltro riscontrata nelle cryptovalute diventate da fenomeno di nicchia una assett class riconosciuta in pochissimo tempo

La scorsa settimana abbiamo avuto la sorpresa di una Lagarde molto più decisa e falco del solito in un una analogia con quanto fatto da Trichet nel 2008 che alzò i tassi proprio prima della recessione innescata dalla crisi subprime, ma che continua a pagare una scarsa sintonia con i mercati, essendo una politica di professione e non una economista come il suo rimpianto predecessore. Questa volta invece tocca alla Fed in una riunione che era stata cerchiata sul calendario da parecchio tempo in quanto annunciava il primo aumento dei tassi da oltre 10 anni e dove infuriavano le scommesse sull’entità di 0,25 o 0,50%. Il rialzo ci sarà ma l’incredibile aumento delle materie prime costringe la Banca Centrale Americana ad essere estremamente cauta rimando bloccata tra le esigenze dell’economia reale (controllo dei prezzi) e quella dell’economia finanziaria che verrebbe penalizzata da un aumento dei tassi. La necessità di districarsi in questa situazione è proprio per evitare un sentiero deflattivo che può portare ad una recessione. E l’aumento dei rendimenti dei titoli governativi americani con il 5 anni e 10 anni tornati sopra il 2% segnala proprio le preoccupazioni di come una diminuzione degli stimoli e un aumento delle materie prime possa soffocare la ripresa economica.

L’improvvisa escalation bellica in Ucraina non ha fatto che peggiorare un quadro tecnico sui mercati azionari che iniziava ad essere già compromesso ad inizio 2022 dopo il fortissimo rally di fine 2021 che aveva il solo scopo di chiudere il più alto possibile per calcolare i bonus di performance e rimandare le preoccupazioni più avanti. D’altronde il ritorno dell’inflazione era gia presente alimentando ancora una volta dubbi sull’operato della Fed che ha scelto di non intervenire l’estate scorsa in condizioni molto buone aspettando che la situazione sui prezzi si risolvesse da sola, la famosa “transitorietà”, con il risultato di essere passata dalla padella alla brace non avendo più la situazione sotto controllo dopo aver alimentato e sostenuto uno dei più grandi e veloci rialzi dei mercati azionari. Spingendo inoltre involontariamente fuori dal mercato del lavoro una moltitudine di soggetti che preferivano il trading sul divano rispetto ad una occupazione lavorativa, con conseguente incapacità per le aziende di riempire le posizioni vacanti ed il susseguente aumento dei salari che mette ulteriormente pressione a Powell

Dopo un 2021 favoloso in termini borsistici il 2022 ci riporta sulla terra con la necessità di trovare un nuovo equilibrio che non dipenda esclusivamente dalle azioni della banche centrali, andando ad identificare con precisione quali temi e quale aziende cavalcare in mondo in rapido, se non sgretolamento, di sicuro cambiamento come dimostrano le questioni geopolitiche sul tappeto, non ultimo il ruolo della Cina che appoggia la Russia ma fa affari con gli americani. E mettendo in discussione tutta quella tipologia di strumenti e strategia passiva che ha visto un grande successo negli ultimi anni proprio grazie alla protezione fornita dalla banche centrali. Di sicuro la durata della guerra in Ucraina avrà un deciso impatto sulla ripartenza non sono dei mercati azionari ma anche del nostro stesso modo di vivere.

Questa è la settimana della banche centrali che sarà il tema chiave che gli investitori seguiranno in un contesto che rimane di incertezza come conferma la forte volatilità, anch’essa sopita per molto tempo. Detto della riunione della Fed mercoledi sono in programma anche quelle della Bank of England (Boe) giovedi dove ci si attende un terzo rialzo dei tassi da 0,25% e quella del Giappone venerdi qui non si attendono novità. Interessanti sono anche le riunioni della banca centrale turca che in ossequio alle direttive di Erdogan non toccherà i tassi nonostante l’inflazione sia al 54% (!) ed quella del Brasile attesa al nono rialzo consecutivo dei tassi a 11.75%



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