lunedì 21 febbraio 2022

PENSIERI PAROLE ED IDEE IN LIBERTA': IL RITARDO DELLA FED (21-25 FEBBRAIO)

 




Parliamoci chiaro. Non siamo nella stessa situazione che precedeva l’attentato di Sarajevo nel 1914 che diede inizio alla prima guerra mondiale o all’invasione della Polonia da parte di Hitler nel 1944. O per rimanere più vicini nel tempo l’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein nel 1990. Perché la realtà delle cose è che l’Ucraina interessa poco a tutti gli attori coinvolti, più attenti ora ad uscire da questa situazione andata un po’ fuori controllo senza perderci la faccia che ad affrontare una guerra di cui non si conoscono le conseguenza

L’argomento principale rimane infatti il confronto tra Cina e Stati Uniti per il primato economico e tecnologico globale in cui Putin ha cercato di inserirsi approfittando della debolezza europea. Pur ai margini per impatto geopolitico, l’ Europa rimane il continente più ricco ed importante ed un aumento dell’influenza russa anche grazie all’approvvigionamento di energia non sarebbe una cosa particolarmente gradita all’amministrazione Biden. Americani che al pari dei cinesi hanno un problema in comune che si chiama economia: la Cina necessita di passare da essere trascinata dall’export ad una più situazione più stabile sostenuta dai consumi interni, mentre l’America deve tornare ad una crescita robusta senza l’aiuto degli stimoli monetari e dei tassi zero che hanno drogato l’andamento negli ultimi anni, senza per questo finire in recessione per combattere l’inflazione.

Perché alla fine sempre li torniamo, a quanto questo insorgere dell’inflazione comporterà un rialzo dei tassi modificando uno scenario molto favorevole per i mercati azionari negli ultimi 10 anni da Lehman in poi, in considerazione che la pandemia ha provocato la più veloce recessione di tutti i tempi durata solamente 2 mesi. Ed in gioco adesso c’è la stessa credibilità della Fed, ente non più indipendente da quando nel 2008 all’apice della crisi subprime ha deciso di cambiare ruolo passando da arbitro a giocatore attivo per salvare il sistema. Certo non è stata aiutata dall’amministrazione prima Trump e adesso in maniera più pesante Biden che hanno alimentato a loro volta le tensioni inflattive grazie agli stimoli fiscali ne dalle tensioni sul mercato del lavoro dove le aziende non riescono a trovare personale in una situazione di piena occupazione che si scarica ovviamente sull’aumento dei salari, consentendo una rivincita dei lavoratori dopo decenni di corsa al ribasso in seguito alla finanziarizzazione e digitalizzazione dell’economia.

La decisione della Fed di rincorrere l’inflazione invece che di anticiparla risiede anche nella consapevolezza che siamo in presenza di uno scenario nuovo ed inedito rispetto al passato, peraltro alimentato dalla stessa emissione di liquidità a pioggia. I costi derivanti dalla transazione ecologica si sono aggiunti alla problematiche relative alla catena di approvvigionamento causate dal lock down a cui tanto per non far mancare nulla vanno sommate le tensioni geopolitiche, tutti fattori che hanno spinto l’inflazione più in alto delle attese mettendo in discussione il “wait and see” proposto da Powell che infatti è stato costretto a rimangiarselo. E cosa peggiore adesso rischia di dover essere troppo aggressivo in presenza di un inflazione che comincia a sgonfiarsi da sola. Di fatto mancando completamente il timing dell’intervento.

Per il momento il mercato si presenta nervoso come dimostra il forte ritorno della volatilità ma non ancora spaventato, anche se la violazione dei supporti critici, definiti dai minimi di gennaio, potrebbero essere un detonatore per nuove accelerazioni ribassiste. Anche perché i bilanci aziendali, drogati per anni dalla politica di buy back a suo volta conseguenza della forte liquidità presente, iniziano a mostrare segni di calo che li riportano direttamente sui valori del 2018. Finita la festa durata tutto l’anno scorso, il 2022 continua a presentarsi come un anno complesso. Una recessione prima o poi arriverà, e l’appiattimento della curva dei rendimenti americani è già un segnale, rimane da capire se in maniera soft oppure se un errore di politica monetaria o fiscale posso provocare un movimento profondo

Ps: Nelle ultime settimane sulle varie televisioni generaliste sono aumentati in maniera considerevole gli spot pubblicitari che invitano agli investimenti, anche sulle cryptovalute, sia attraverso rinomate case di gestione che piattaforme di trading. La liquidità presente nei conti correnti degli italiani rimane notevole ed un aumento dei tassi legato all’inflazione andrà a ridurne il valore. Tuttavia questa situazione ricorda sinistramente il tentativo di interessare ed invogliare la massa (il classico parco buoi per intenderci) alla luce delle ottime performance conseguite nel 2021 che normalmente anticipa un profondo ribasso del mercato, come visto nel 2000 e 2008. Speriamo di sbagliare.

I dati macroecomici americani rilevanti si concentrano nella parte finale della settimana quando giovedi saranno pubblicati i dati settimanali sulla disoccupazione, le vendite di nuove case e il Pil, mentre venerdi sono attesi i beni durevoli, il reddito dei consumatori ed l’indice del sentimento del consumatori dell’università del Michigan

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