lunedì 13 dicembre 2021

Il picco dell'inflazione, le riunioni della Banche Centrali, il possibile aumento dei tassi di interesse: cosa attenderci per la settimana entrante sui mercati (13 - 17 dicembre)

 





Il tanto atteso dato sui prezzi al consumo in America è risultato il più alto dal 1982 quando l’Italia di Bearzot vinceva la Coppa del Mondo in Spagna sotto gli occhi di Pertini e Paolo Rossi “era un ragazzo come noi”. Il governo era presieduto allora da Giovanni Spadolini tanto per dare una idea temporale della situazione. In un contesto del genere gli investitori come sempre hanno guardato oltre, rasserenati in prima istanza dal dato in linea e non più alto delle aspettative e puntando sul fatto che quello raggiungo è stato un picco e che quindi la pressione inflazionistica è destinata a diminuire. E tanto per cambiare la correzione, leggermente più lunga rispetto alle precedenti che duravano due/tre sedute, ha fornito un ottima occasione di acquisto riportando i mercati a ridosso dei massimi assoluti

In altri periodi, una combinazione di preoccupazioni legate alla pandemia ed un salto cosi grande dell’inflazione che rischia di essere fuori controllo, avrebbero provocato discese profonde dei mercati in balia di incertezze e delle voglia degli investitori di capitalizzare i lauti guadagni di quest’anno. Lo stesso cambiamento di opinione sull’inflazione prodotto da Powell la scorsa settimana è stato scrollato via con naturalezza, come se la Fed, e le banche centrali in generale, fosse riuscita in un opera a questo punto diabolica di anestetizzare il mercato grazie alle fortissima liquidità presente costruendo di fatto un mondo parallelo rispetto alla realtà, impermeabile a qualsiasi accadimento

A questo punto Powell, appena tornato in pieno possesso dei suoi poteri dopo aver rischiato il posto, più che un prestigiatore che ha dato sicuramente buone carte al mercato, oggi appare più come un pifferaio magico capace di incantare gli addetti ai lavori, che peraltro accettano la situazione di buon grado avendo forti guadagni garantiti con poca fatica. Per equità di giudizio rimane sempre da chiedersi se si poteva fare altrimenti per poter evitare il collasso economico e finanziario che da sempre porta con se conseguenze spiacevoli tra guerre e tensioni sociali (non sfugge a nessuno che la seconda guerra del golfo nel 2003 fu un ottima occasione per Bush Junior di far ripartire l’economia post bolla high tech più che crollo torri gemelle attraverso le spese militari e l’indotto legato alla macchina bellica). Per non parlare della pandemia dello scorso anno. Di sicuro la politica monetaria “di emergenza” sembra essere durata fin troppo a lungo, protrattasi talmente tanto che risulta adesso difficile tornare ad una normalità senza far crollare un castello che sembra sempre più di carte

Oltre alle “4 streghe” (la scadenza di future opzioni e derivati su indici titoli commodity e futures) questa è la settimana delle riunioni della Banche Centrali mondiali, con oltre 20 in calendario nell’ultimo appuntamento dell’anno. Ovviamente il focus sarà sulla Fed dove dovrà essere definita la tempistica della fine delle immissioni di liquidità (il famoso Tapering) ed i prossimi movimenti sui tassi di interesse con il mercato che ne sconta già due nella seconda metà del 2022 anticipando quanto detto fino ad ora da Powell. Un rialzo dei tassi avrebbe fatto rizzare i capelli fino a poco tempo fa ma abilmente Powell ha preparato la sua mossa. I mercati non temono il rialzo dei tassi, quello che temono è di essere sorpresi da qualcosa che non avevano preso in considerazione e quando accade normalmente innesca dei comportamenti emotivi che, anche a causa delle “macchinette” di trading che ormai governano il mercato, danno origine a ampi e votatili oscillazioni

Ma anche dall’altra parte dell’Oceano Madame Lagarde ha le sue belle gatte da pelare dove le chiusure dovute al covid possono impattare sulla ripresa economica e vanno di pari passo con un inflazione galoppante, facendo conmparirein lontananza la parola più odiata dagli investitori ed economisti cioè Stagflazione La situazione più acuta è in Germania, da sempre locomotrice dell’industria europea e dove si è appena insediato un nuovo governo che potrebbe far sentire la sua pressione sull’esecutivo di Francoforte. Sicuramente esiste un coordinamento tra banche centrali ma a differenza della Fed il mandato della Bce è proprio legato alla stabilità dei prezzi che sembrano effettivamente fuori controllo e che alimentano nei tedeschi ricordi mai sopiti della repubblica di Wiemer e la super inflazione degli anni ’30 che portano poi all’avvento di Hitler. Chi è avanti è invece la Bank of England (la Boe) che sembra pronta ad anticipare tutti alzando i tassi e creando se non un precedente almeno un laboratorio per vedere cosa è e come funziona un mondo di tassi in rialzo anche l’aumento dei casi di covid potrebbe portare a rimandare la decisione. Non ultimo le decisioni della Cina, sempre più in competizione con gli Stati Uniti in campo economico e geopolitico, che ha deciso di sostenere l’economia nel prossimo anno, probabilmente attraverso degli stimoli fiscali

In settimana il clou è rappresentato dalle riunioni della Fed mercoledì e quelle di Bce e Boe giovedì a distanza di 45 minuti una dall’altra. Dati economici importanti saranno martedi i prezzi alla produzione in America assieme alla produzione industriale in area Euro. Giovedi sarà invece il turno dei dell’indice Pmi manufatturiero in Europa e America mentre venerdi, giornata di scadenze tecniche, oltre al solito dato settimanale sulla disoccupazione ci sarà anche l’ importante Indice di fiducia delle aziende in Germania

Fino a Natale e poi probabilmente fino alla fine dell’anno ci sarà poco tempo per annoiarsi

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