Da che mondo è mondo, almeno quello finanziario, raramente si possono trovare delle spiegazioni logiche a ciò che accade. Questo è dovuto al fatto che i mercati sono mossi dagli investitori ( e adesso dalle macchinette di trading) che rispondo agli stimoli con comportamenti emotivi derivanti da paura, avidità, propensione al rischio che di fatto rendono i mercati finanziari non efficienti.
Questo per dire che ci avevamo aperto il mese di ottobre sui minimi e lo chiudiamo invece con tutti gli indici azionari sui massimi, assoluti e di periodo, registrando la miglior performance da parecchio a questa parte. Gli utili aziendali ampiamente al di sopra delle aspettative hanno sicuramente contribuito a migliorare il sentiment degli operatori riproponendo quella propensione al rischio, che viene sopita di tanto in tanto, per poi subito riaffiorare quando ci si accorge di quanta liquidità è tuttora presente nel sistema e che deve essere utilizzata
Eppure le problematiche che avevano provocato il leggero storno dei mercati sono tuttora sul tavolo, non ultima l’ormai famoso collo di bottiglia legato agli approvvigionamenti che con tutta probabilità non è stato incorporato nelle ultime trimestrali e che potrebbe farsi sentire l’anno prossimo provocando un rallentamento economico. Per non parlare dell’inflazione, provocata anche al surriscaldamento del prezzo dell’energia in generale ai massimi da decenni a questa parte e che rischia di far agire le banche centrali in maniera molto più intensa e rapida delle aspettative
Se si guarda il bicchiere mezzo pieno, cioè l’investimento azionario, la situazione si presenta decisamente rosea, in particolare sul tech salito a massimi assoluti nonostante alcune trimestrali dei big non proprio bellissime (Apple, Amazon, Facebook) alimentando correttamente dei dubbi riguardo non alla sostenibilità del loro business, che ormai rappresenta il mondo reale, quanto la possibilità di continuare a sostenere questi margini di crescita. Detto in parole povere quanti iphone potrà continuare a vendere in futuro Apple, che infatti sta provando a spostare il business su altri prodotti
Ma se uno sposta lo sguardo appena un attimo sul mercato obligazionario vede che la situazione non è cosi tranquilla e che qui le tensioni riguardo ad un possibile aumento dei tassi sono ben presenti, con l’apoteosi del rialzo molto importante dello spread Btp Bund sui titoli a 10 anni salito di oltre 20 punti in un singola seduta, con il decennale tedesco che dopo una vita di tassi negativi si riporta a ridosso dello zero. In tutto questo non aiuta Madame Lagarde che ancora una volta dimostra la scarsa capacità di trovare sintonia con i mercati finanziari innervositi da tutto questo detto e non detto che poi si traduce in una mancanza di fiducia. La presidente della Bce paga il fatto di essere una figura strettamente politica e non come il suo predecessore Supermario Draghi un elemento intrinseco del mercato con cui comunica e si intendeva meraviglia
Questa è la settimana delle banche centrali in quanto oltre a quella americana sono in calendario anche le riunioni di quella australiana (martedi) e di quella inglese (giovedi) ma è inutile sottolineare come tutti gli occhi saranno puntati sulla Fed. Bisogna riconoscere che Powel il prestigiatore ancora in cerca di riconferma e spesso criticato fino a questo momento è stato bravo, anche in termini dialettici, preparando gli investitori con dosi omeopatiche al prossimo arrivo del Tapering che sostanzialmente indica l’avvio della riduzione dello stimolo monetario che ha sostenuto i mercati negli ultimi 18 mesi. Mercati che reagiscono emotivamente e con grande volatilità quando si trovano di fronte a situazioni inattese e veloci. Aiutato va detto anche dalla Yellen che non perde tempo ad intervenire a sostegno appena le cose iniziano a diventare pericolose, alimentando così dubbi sulla reale indipendenza della Fed.
Il recupero della disoccupazione visto la scorsa settimana è un ulteriore segnale di un ritorno alla normalità con la Fed che continua a pattinare sul ghiaccio sottile divisa tra affrontare un’inflazione che rischia di scappare di mano ed un rischio di rallentamento economico che potrebbe impattare a cascata sia sui margini aziendali che sui redditi personali.
Rimane impressionante vedere come tutte queste tensioni e fonti di incertezza non abbiamo avuto alcun impatto sui listini azionari, capaci di una striminzita discesa del 5/6% a settembre e con l’indice della volatilità ( della paura come viene anche conosciuto) sempre ben ancorato sui minimi. Situazione che dovrebbe proseguire fino a fine anno.
Mentre continua la stagione delle trimestrali (tra cui Pfizer Moderna Bmw etc) in settimana prevista una nuova riunione dell’Opec mercoledi mentre dati economici americani importanti sono l’indice Ism manufatturiero lunedi, i beni durevoli mercoledi e venerdi il solito dato settimanale sulla disoccupazione
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