Le preoccupazioni legate alla default della società immobiliare cinese Evergrande durano giusto una giornata con gli investitore lesti a sfruttare la debolezza per riposizionarsi sui listini azionari spingendoli nuovamente al rialzo. Al resto ci pensa poi Jerome Powell molto misurato nelle sue parole in occasione dell’ultima riunione della Fed, anche perché ancora in cerca di una riconferma.
Era abbastanza chiaro come la situazione di Evergrande fosse molto diversa da quella vista con Lehman nel 2008, tuttavia il ricordo doloroso è ancora molto presente nella mente degli investitori anche se quella situazione ha cambiato decisamente il ruolo delle banche centrali che per evitare il collasso finanziario sono intervenute cambiando ruolo passando da arbitro neutrale a giocatore attivo nel sistema. Come in una partita di poker è la Fed in particolare che da le carte ed è il motivo per cui tutti gli altri giocatori (investitori) guardano con attenzione e pendono dalla sue labbra
Nel 2008 la paura di un nuovo 1929, in cui il crollo della borsa era stato dovuto ad una crisi di liquidità e in seguito a questo evento era stata proprio creata la Federal Reserve, aveva spinto ad una fortissima immissione di liquidità per salvare il sistema con il risultato che alla fine solo Lehman, che aveva un rating Tripla A quindi il massimo dell’affidabilità, era fallita.
Con il senno di poi probabilmente se si fosse lasciato fallire qualche altra banca si sarebbe potuto ripulire il sistema finanziario americano e farlo ripartire in un'altra maniera più equilibrata, visto che già due anni dopo il crollo di Lehamn le grandi banche americane riprendevano a fare utili sempre nella stessa maniera. Bisogna peraltro ricordare come la crisi americana in realtà ha avuto le ripercussioni più pesanti in Europa con un rischio di crollo dell’Euro che solo il “whatever it takes” di Mario Draghi ha scongiurato.
Erano tempi quelli del 2010 in cui la fiducia reciproca era cosi bassa che le banche non si prestavano soldi neppure nell’”overnight” (tasso al quale gli istituti finanziari si prestano soldi per un massimo di 24 ore) per paura che saltasse tutto. Non sembra questa la situazione cinese dove Evergrande aveva già un rating molto basso (praticamente da Junk spazzatura e che quindi non dovrebbe essere presente in ogni portafoglio come invece era nel caso di Lehman) e dove cè un governo cinese o meglio una oligarchia che può decidere in maniera veloce e senza tanti scrupoli. Certo Pechino deve stare molto attenta a come si muove perché se da una parte devi mitigare questa crisi evitando un effetto contagio dall’altra parte deve dimostrare una certa trasparenza ed rispetto delle regole anche per alimentare la fiducia sul funzionamento del suo stesso mercato finanziario
Tutto questo mentre il mondo industrializzato sta affrontando una serie crisi energetica importante come dimostrano l’aumento del prezzo del Gas e anche quello del petrolio tornato sui massimi degli ultimi anni, con possibili impatti di natura inflattiva che almeno per il momento Powell il prestigiatore continua a considerare transitorio, continuando la sua partita a poker con i mercati azionari.
Assodato che i listini azionari dipendono quasi esclusivamente dalla liquidità immessa nel sistema e che una chiusura improvvisa dei rubinetti provocherebbe un notevole ribasso dei corsi (da qui la dialettica utilizzata da Powell nel cercare di preparare mentalmente gli investitori), in maniera provocatoria viene da chiedersi se mai la Fed aumenterà i tassi e se non invece non approfitterà della scusa dei costi della transizione ecologica che stanno rallentando l’economia per mantenere la politica monetaria espansiva
Per il resto le attese elezioni tedesche non hanno portato a grossi scossoni, con i mercati che anzi festeggiano in quanto le trattative per la creazione di un nuovo governo non provocheranno grandi mutamenti politici (con una forte affermazione dei verdi le cose sarebbero cambiate di molto anche in termini di tasse) e mantengono al potere la Merkel, possibilmente per ancora qualche mese, mentre si staglia sempre più sullo sfondo la figura di Draghi come possibile se non leader ma almeno punto di riferimento europeo.
In una settimana caratterizzata dagli interventi dei banchieri centrali in particolare nel simposio di mercoledì, i dati macroeconomici da guardare con attenzione sono gli ordinativi di beni durevoli USA lunedi e il Pmi manufatturiero e quello cinese rispettivamente venerdi e giovedi.
Buona settimana

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