La volatilità è la principale protagonista dei movimenti dell’Ethereum come spesso accade nelle cryptovalute, in particolare da quando sono state sdoganate dagli investitori istituzionali e non sono più un prodotto di nicchia. Ne è prova concreta l’Ethereum,che dopo l’incredibile rialzo visto a gennaio di quest’anno con le contrattazioni passata da 683 a 4362 dollari in poco più di 4 mesi alimentato dalla incredibile massa di liquidità immessa nel sistema dalle varie banche centrali, in sole due settimane ha perso gran parte del terreno ritornando a 1737 dollari, fermandosi esattamente sul ritracciamento di Fibonacci del 61,8% del movimento partito lo scorso febbraio a 95,18 dollari (in poco più di un anno è salito da 95 a 4362 dollari con un rialzo del 4482%). In un contesto in cui risulta difficile capire se la discesa è già terminata o meno, la tenuta di 1737/50 dollari lascia pensare ad almeno un rimbalzo delle contrattazioni che potrebbe portarsi verso 2600 dollari e quindi ad un test di area 3000 dollari, 50% di ritracciamento di tutta la discesa vista negli ultimi 15 giorni. Discese al di sotto di 1700 dollari spingeranno ulteriormente i prezzi al ribasso verso 1300 e quindi ad un test del livello psicologico di 1000 dollari.

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