Non bastava l’inflazione e la stretta monetaria che già disturbavano notevolmente i mercati. Tanto per non farmi mancare nulla è arrivata anche la “guerra” energetica dopo che la Russia ha annunciato la chiusura del gasdotto Nord Stream1 e il conseguente blocco della fornitura di Gas. Mettendo se possibile ancora più pressione sulle banche centrali, ed in particolare sulla Bce.
Stiamo toccando con mano il cambiamento del mondo con un riposizionamento dei rapporti di forza iniziato il 24 febbraio quando la Russia ha inopinatamente invaso l’Ucraina, cambiando di fatto gli equilibri fino al allora inesistenti ed innestando un processo che si fa fatica adesso a delineare ma che andrà avanti nei prossimi anni cambiando anche le nostre abitudini. E dividendo il mondo essenzialmente in due parti, considerando anche l’attivismo cinese di aumentare la sua influenza approfittando della debolezza americana causata sia dalle problematiche interne che dal dover operare su più fronti
In questo contesto, ed è quello che riguarda più da vicino noi europei, il vaso di coccio è rappresentato dalla Germania da sempre la locomotiva d’Europa, presa in mezzo tra la difesa dei valori occidentali legati alla appartenenza alla alleanza atlantica e i suoi interessi commerciali ed economici. I tedeschi infatti negli ultimi 20 anni hanno sviluppato una fortissima dipendenza dal gas russo che ricevevano a bassissimo prezzo da Putin amico di frau Merkel grazie al fluente russo di quest’ultima, e parallelamente incrementato il loro export con la Cina con cui intrattengono rapporti dagli anni ’70 e che hanno contribuito al suo sviluppo
La Germania pertanto è il paese simbolo di questo nuovo mondo. Non vi è alcun dubbio sulla resilienza e sulla forza dell’economia tedesca ma è innegabile che questo cambiamento non potrà avvenire in un lasso di tempo breve e senza l’aiuto di una maggiore integrazione europea, in un periodo dove gli stati sono percorsi da fremiti populisti che tornano regolarmente in auge nei momenti di difficoltà data la naturale tendenza delle persone a chiudersi nel loro mondo di fronte a cambiamenti importanti. Come dimostra anche la Gran Bretagna che sta toccando con mano le conseguenze, sottovalutate e abilmente manovrate per fini politici, del referendum sulla Brexit.
In questo contesto si inserisce la riunione della Bce di giovedi prossimo con la Lagarde stretta tra l’incudine ed il martello, tra privilegiare la lotta all’inflazione arrivata oltre il 9% a fronte di tassi ufficiali allo 0,50% alzando i tassi in maniera repentina ma mettendo cosi sotto pressione il credito oppure continuare a fornire sostegno ad una economia in netto rallentamento a causa dei costi energetici. Sapendo che qualunque sia la decisione si tratterà sempre di una coperta corta, almeno fino a quando sarà risolta la questione dell’indipendenza energetica. Anche perché rimane una idea illusoria che la augurabile fine del conflitto Ucraino riporti la situazione come era un anno fa.
Una volta le banche centrali puntavano sulla comunicazione e sulla forza dell’annuncio come fece Mario Draghi 10 anni fa con il suo famoso “whater it takes”. Ma questi ultimi complessi anni hanno evidenziato le lacune della Lagarde che ricopre un ruolo probabilmente più adatto ad un tecnico che deve essere in sintonia con i mercati, anche se rimane estremamente complicato cercare di venire a capo delle diverse esigenze dei 19 paesi componenti l’Euro, in presenza perdipiù di una inflazione subdola come quella generata dall’ offerta di beni.
Settimana prossima poi toccherà alla Fed muoversi sui tassi. Il mercato del lavoro continua a mostrarsi forte a conferma che se è possibile che il picco inflattivo sia stato raggiunto altrettanto difficilmente calerà in maniera repentina, con Powell attento a non ripetere gli errori del passato legati a sottovalutazioni del problema. Evidenziando ancora una volta di più come non solo gli strumenti ma anche il giusto “timing” siano elementi essenziali per l’operato della banche centrali anche al fine di recuperare quella credibilità persa nell’ultimo decennio.
Settimana con appuntamenti importanti ma con pochi dati economici in programma. Nel lunedi festivo per gli Stati Uniti (Labour day) è in calendario una importante riunione dell’Opec+ per discutere di un taglio alla produzione mentre martedi ci sarà la riunione della Banca d’ Australia sui tassi. Mercoledi verrà pubblicato il Biege Book della Fed sulla situazione dell’economia mentre giovedi ci sarà l’attesa riunione della Bce. Venerdi è il turno dei dati cinesi su Cpi e nuovi prestiti assieme all’incontro di emergenza dei ministri europei dell’Energia per discutere come affrontare la crisi in atto

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