I tassi di interesse resteranno alti a lungo. Questo in sintesi il messaggio di Jerome Powell dopo aver alzato i tassi come previsto di uno 0,75% come da attese ma allo stesso tempo indicando un percorso ancora lungo di rialzi verso il 4,6% per il 2023 che ha di fatto affossato i mercati e le loro speranze. Questa manovra sembra una cura omeopatica In presenza di una inflazione che si mantiene sopra l’8% e con un mercato del lavoro ancora robusto ma l’importante era dare un segnale.
La credibilità della Fed, persa nei mesi passati a causa di valutazione errate, deve essere recuperata a tutti costi, anche perché la sua attendibilità di contrasto all’inflazione funziona solo se i mercati le credono. Altrimenti esiste il rischio di continuare ad inseguire i prezzi senza peraltro raggiungerli come accaduto negli anni ’80 del secolo scorso dove il governatore di allora Paul Volcker fu costretto ad azionare la leva monetaria in maniera poderosa portando in poco tempo i tassi oltre il 20%, a fronte di una inflazione sopra il 14%, provocando una severa recessione tra il 1980 e 82. Il nervosismo attuale sui mercati deriva proprio dal fatto che gli investitori “fiutano” una possibile recessione e pensano che alla Fed manchi la volontà politica di proseguire in un inasprimento della politica monetaria
Ma mentre Powell è impegnato a riproporre il dogma “don’t fight the Fed” dall’altra parte deve stare molto attento a non esagerare nell’affossare l’economia in vista della elezioni di Mid term del prossimo novembre. Indicativamente la Fed è un organo autonomo ma non di meno deve guardare a ciò che fa la politica non solo riguardo alla parte fiscale ma anche ai costi elettorali che una eventuale recessione potrebbe provocare. Con il rischio di spianare la strada un ritorno di Trump nel 2024.
Il nocciolo della questione rimane però il super Dollaro che si sta rivalutando in maniera aggressiva riguardo a tutte le valute, conseguenza sia di un ampio differenziale tassi sia di una percezione di bene rifugio da accumulare nei momenti di incertezza, venendo preferito ad assset “antiquati” come l’oro, strumento anti inflazione per eccellenza, e nuovi come le cryptovalute nate proprio per essere un alternativa al sistema finanziario e finite ad essere parte dello stesso.
Il problema è che la schiacciante forza del biglietto verde che ha portato la Sterlina su minimi che non si vedevano da oltre 30 anni e oltre 20 anni per quanto riguarda Yen ed Euro, contribuisce ad importare inflazione tramite le materie energetiche pagate appunto in dollari. Costringendo di fatto sia la Bce che la Bank of England ad allinearsi alla Fed sul percorso di rialzo dei tassi anche se le terapie monetarie rispondono male almeno nel breve termine a shock esogeni da costo delle materie prime
La situazione attuale trova una analogia con quanto successe nei primi anni ‘80 a proprio a causa della politica di Volcker molto simile a quella odierna di Powell dove il forte rafforzamento della valuta statunitense portò nel 1985 all’ ”accordo del Plaza” dove i ministri dell’allora G5 (Francia Giappone, Regno Unito, Repubblica Federale Tedesca e Stati Uniti) oltre al Canada decisero di coordinare degli interventi mirati sui cambi al fine di contrastare il persistente apprezzamento del dollaro a partire dalla prima metà del 1980.
Certo le condizioni industriali e finanziarie sono diverse, in particolare riguardo a globalizzazione e digitalizzazione che hanno cambiato radicalmente il commercio e la finanza, tuttavia la storia tende a ripetersi a distanza di decenni seppure in contesti diversi. E confermano la straordinarietà dei periodo storico in cui stiamo vivendo, peraltro molto simile a quello a cavallo tra 1975 e 1985, (per es basti pensare all’evocazione di utilizzare ordigni nucleari argomento che ormai intere generazioni avevano rimosso o alla stessa crisi energetica) che presuppone l’utilizzo di strumenti altrettanto straordinari al fine di preservare non solo l’economia e la ricchezza derivante ma anche lo stesso sistema democratico
Venendo al calendario economico, sono molti gli interventi programmati di membri della varie banche centrali, Fed in primis. In termini macroeconomici martedi verranno pubblicati i profitti industriali cinesi assieme alla vendita di case, beni durevoli e indice di confidenza dei consumatori in America. Giovedi sarà il giorno principale con il Pil e i sussidi di disoccupazione in America assieme all’indice di fiducia dei consumatori in Europa ed il Cpi in Germania. Infine venerdi si chiuderà con l’indice Pmi cinese, l’indice Cpi e la disoccupazione in Europa ed il sentimento dei consumatori dell’università del Michigan negli Stati Uniti

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