Coraggio o incoscienza. E’ all’interno di queste due parole che si può trovare uno dei motivi che hanno spinto la Bce ad un aumento storico dei tassi di 0,75%. Testimoniando da una parte la volontà di contrastare una inflazione che fuori controllo e che fa male alle tasche dei cittadini ma dall’altra certificando il ritardo con cui si è mossa. Dopo aver sperato di un rientro spontaneo del rialzo dei prezzi
Fare il banchiere centrale non è mai stato un lavoro facile. In particolare in questo periodo dove gli accadimenti straordinari sono all’ordine del giorno (la crisi finanziaria, il covid, le problematiche di approvvigionamento, le tensioni politiche per citarne alcune) e non sempre è facile fornire risposte adeguate. Con il rischio poi di ritrovarsi ad inseguire gli eventi e dover usare il bazooka per sistemare la faccenda
L’iperinflazione, su livelli che non si vedevano da oltre 40 anni, non è altro che la risposta alla domanda che ci siamo posti per anni riguardo alle conseguenze di una politica cosi prolungata di tassi bassi o addirittura a zero, ed è formalmente la tassa che si paga per un ritorno alla normalità, cioè in un mondo in cui chi presta i soldi riceve un rendimento a differenza di quanto successo negli ultimi anni in cui bisognava addirittura pagare perché ti tenessero i soldi.
Ma mentre in America la situazione sembra prendere una curva di rientro grazie anche all’azione della Fed ben determinata a contrastare l’inflazione anche se non soprattutto provocando una recessione indotta nella speranza di un “soft landing”, potendo contare su un mercato del lavoro forte e su una sostanziale tenuta dei consumi, per quanto riguarda l’Europa la situazione è decisamente complessa.
Il Vecchio Continente infatti è alle prese contemporaneamente con una crisi inflattiva, una crisi del debito dei paesi membri ed una crisi energetica che pesa notevolmente anche perché si riversa direttamente sia sui consumatori che sulla crescita. E dove si presenta il rischio concreto di avere una dicotomia tra le politiche monetarie utilizzate per combattere l’inflazione e le politiche fiscali per supportare famiglie ed imprese che alla fine finiscono per impattare su debito pubblico ed inflazione. Ed evidenziano ancora di più gli squilibri all’interno della Eu dove a paesi in grande difficoltà per l’approvvigionamento energetico si contrappongono altri che da questa situazione traggano alti profitti, Olanda in primis
Certo i recenti sviluppi positivi della guerra in Ucraina sono segnali incoraggianti perché fanno uscire da quello scenario di guerra di logoramento e hanno contribuito al rimbalzo dei listini azionari. Ma non devono essere sopravvalutati. Perché in primo luogo anche a conflitto terminato nulla sarà più come prima. E secondariamente questo rende Putin alle strette ancora più pericoloso riguardo ai suoi comportamenti e che in ogni caso vorrà arrivare all’inverno per vedere gli effetti della scarsità di gas, vera o presunta, sui cittadini europei. A meno di clamorosi ed imprevedibili cambi di potere al vertice…
Continuano invece le problematiche cinesi in cui i nuovi lockdown correlati al covid si fanno sentire su una economia già in difficoltà di suo. Ed è proprio alla tigre asiatica a cui bisogna prestare grande attenzione dove sono udibili sinistri scricchiolii dopo anni ruggenti di forte crescita e questo è un danno per tutta l’economia mondiale. La questione Evergrande, il gruppo immobiliare cinese arrivato ad un passo dal fallimento è tuttora sul tavolo non risolta assieme ad una difficoltà di aumentare i consumi interni. Costringendo di fatto Xi Jinping a giocare la carte del nazionalismo, ed in particolare del ritorno a casa della provincia ribelle Taiwan, in vista del congresso del Partito Comunista Cinese che si terrà in autunno dove verrà confermato presidente a vita. Gettando se possibile ulteriore tensione su un quadro geopolitico già complicato.
Il dato macroeconomico principale americano anche in vista della riunione della Fed della prossima settimane è il CPI (indice prezzi al consumo) in calendario martedi mente mercoledi sarà il turno di quello inglese e venerdi di quello europeo. Giovedi verranno pubblicati i dati USA relativi a vendite al dettaglio, produzione industriale e sussidi di disoccupazione americani mentre venerdi sarà emesso il l’indice del sentimento dei consumatori dell’Università del Michigan. Sempre venerdi i dati cinesi su vendita di nuove case, vendite al dettaglio produzione industriale.

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