Adesso è il turno della Fed e di altre banche centrali. Dopo che la Bce ha fatto il suo alzando i tassi e dopo che i dati sui prezzi al consumo in americano continuano a stazionare sopra l’8% massimi assoluti degli ultimi 40 anni. Confermando di fatto quanto questa inflazione sia appiccicosa e come il lavoro di Powell sia ben lontano da essere terminato. Da qui la delusione e i conseguenti ribassi dei mercati azionari nelle ultime settimane
Mai andare contro la Fed, è sempre stato il motto degli investitori negli ultimi anni. E probabilmente è un motto che continua ad essere veritiero, nonostante i macroscopici errori degli ultimi anni, a partire dalla lenta presa di coscienza di una fenomeno severo di rialzo dei prezzi e alla lentezza nell’attivarsi per contrastarla. Con il rischio concreto di “strafare” per recuperare terreno cioè di muoversi maniera troppo violenta in presenza di un fenomeno che si sta ridimensionando, affossando cosi una economia post pandemica gia in fase di rallentamento
La professione del banchiere centrale è complessa e non è adatta tutti come Madame Lagarde insegna. Credibilità timing e capacità di comunicare sono fattori essenziali ed in particolare su questa ultima ne avremo un esempio gia questo mercoledi dove Powell dovrà spiegare quale è il suo piano di rialzi dei tassi per combattere l’inflazione, ormai assoluta priorità.
Al di la dell’abilità anche comunicativa del governatore della Fed, bisogna tenere presente che la politica monetaria restrittiva fa sentire i suoi effetti non in maniera immediata con un certo ritardo: prima indebolisce il mercato finanziario, poi l’economia e solo alla fine incide sull’inflazione. Motivo per cui rialzi consistenti dei tassi sembrano un azzardo
Inoltre su Powell aleggia il fantasma di Paul Volcker, il governatore della Fed che affrontò l’iperinflazione degli anni 70 alzando i tassi in maniera repentina, tranne poi abbassarli troppo in anticipo per sostenere l’economia in affano consentendo alla pressione sui prezzi di riprendere il suo vigore. Dopo esserci già giocato la credibilità definendo transitorio qualcosa sui massimi assoluti Powell non può rischiare di fare lo stesso errore anche a costo di provocare “qualche dolore alle famiglie e al business” come ebbe a dire a Jackson Hole lo scorso agosto.
Anche perché nonostante gli indici di fiducia dei consumatore ai minimi storici, i dati aziendali ed il mercato del lavoro mostrano una inaspettata tenuta. A conferma che la pandemia ha cambiato e molto le abitudini dei consumatore meno inclini a risparmiare e molto propensi a spendere in presenza di un domani incerto e comunque la liquidità rimane abbondante sul mercato. E tutto questo non fa altro che rafforzare la necessità di una continuazione della stretta monetaria per raffreddare la domanda
Mentre fino a qualche mese fa il contrasto all’inflazione era lo scopo principale, adesso si inizia a pensare di trovare un equilibrio per evitare di affossare completamente le economie passate in poco tempo da una fase di stimolo ad una restrittiva in particolare nel settore del credito. In presenza peraltro di una inflazione provocata da costi energetici difficile da gestire con la leva dei tassi, in particolare in Europa. La prossima riunione della Fed, ed il suo comunicato finale potranno fornire qualche indicazione al proposito, ma sembra difficile immaginare che una situazione creata e alimentata da tassi bassi durati più di un decennio e che ha cambiato radicalmente l’economia spingendola verso una maggiore “finanziarizzazione” come dimostra il forte uso della politica dei buy back o l’utilizzo di strumenti ad hoc come le SPAC possa trovare una nuova normalità senza qualche bagno di sangue. Anche per ricordare che non esistono pasti gratis, in particolare sui mercati finanziari
Settimana ovviamente concentrata sulla riunione di mercoledi della Fed in realtà anche altre banche centrali si riuniscono questa settimana come la banca centrale svedese martedì e la Bank of England BOE, la banca centrale svizzera e quella giapponese tutte giovedì. Relativamente ai dati macroeconomici importanti i permessi di costruzione rilasciati e vendita di case esistenti martedi e mercoledi. Giovedi invece saranno pubblicati i dato Pmi del Regno Unito e dell’area Euro che dovrebbero certificare la presenza di una recessione
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