lunedì 4 luglio 2022

PENSIERI IN LIBERTA’: quando la scelta migliore diventa la soluzione meno peggio (4 Luglio)

 




Accade normalmente quando perdi il controllo. Non intervieni sperando che la situazione si sistemi da sola, con il rischio però che scappi di mano e si aggravi ulteriormente. E alla fine la migliore scelta possibile diventa il meno peggio. È un po questo che sta accadendo adesso alle varie Banche Centrali, Fed in primis, che hanno clamorosamente sbagliato il timing di intervento, perfetto un anno fa, rimanendo a guardare e valutando il rialzo dei prezzi un problema temporaneo. Con il risultato che adesso sono costretti a scegliere tra rallentamento economico e lotta all’inflazione, con il rischio che le due cose si intreccino andando a formare la parole più temuta da tutti: Stagflazione

La speranza, cioè la realizzazione di quanto si desidera nel presente o nel futuro prossimo, ha già una accezione negativa nella vita di tutti giorni in quanto incorpora una situazione fuori controllo. Ma lo diventa ancora di più in ambito economico che dovrebbe essere guidato da dati reali e maggiormente nel caso dei “capitani del vapore” che dovrebbero segnare la rotta ed infondere fiducia a tutti dall’alto delle proprio autorevolezza. Ma se tu sei il governatore del principale ente monetario al mondo e definisci per mesi transitoria una inflazione che poi fa registrare i valori massimi da oltre 40 anni effettivamente qualche contraccolpo alla tua credibilità si presenta

La Fed insomma adesso è costretta a rincorrere e di conseguenza ha una ventaglio di possibilità limitato tra combattere un aumento dei prezzi fuori controllo e quello appunto di mandare in recessione l’economia, cosa per altro già anticipata dal crollo di molte materie prime nelle ultime settimane, con l’esclusione per il momento del prezzo del petrolio, soggetto a dinamiche geopolitiche, che ne certificherebbe la presenza. Anche la decisione di combattere l’inflazione “ad ogni costo” alzando repentinamente i tassi di interesse di 0,75% a giugno e di un altro 0,75% a luglio sembra tardiva in quanto presenta un costo che potrebbe risultare troppo elevato. E a cui il mercato non sembra crederci come dimostra il forte calo dei rendimenti sui titoli di Sato visto nelle ultime settimane

Quando la situazione scappa di mano, diciamoci la verità, la soluzione migliore è sempre quella di cercare di minimizzare i danni, ormai che i buoi sono scappati. E una recessione pilotata o quasi, una sorta di soft landing, potrebbe risultare il compromesso ideale anche in considerazione del forte mercato del lavoro in America che contribuisce tramite la spirale dei salari alla dinamica inflattiva. Una recessione infatti porta con se minori consumi ed investimenti provocando una caduta dei prezzi sia sul lato della domanda che dell’offerta. Mettendo da una parte ulteriore pressione all’amministrazione Biden in vista delle cruciali elezioni di mid term del prossimo novembre ma dall’altra consentendo una pulizia tra le molte società nate, spesso tramite SPAC, più per sfruttare l’euforia generale che non con un modello di business solido o quanto meno profittevole in futuro.

Il problema principale rimane sempre la riconquista della credibilità perduta, dopo una sequenza di errori e in particolare dopo il cambio di ruolo, con le banche centrali che hanno accompagnato e accudito i mercati azionari per oltre un decennio grazie alla fornitura di liquidità abbondante e ai tassi zero, e adesso si trovano nell’ingrato compito di dover stringere i cordoni della borsa essendo cambiate le priorità. Questi mutamenti di cicli sono sempre avvenuti ma nel caso specifico ha sorpreso la velocità del cambiamento (in 3 mesi i rendimenti sui titoli obligazionari sono più raddoppiati) cogliendo di fatto gli investitori impreparati anche perché anestetizzati dalla liquidità

In Europa la situazione se vogliamo è ancora più complessa in quanto oltre alla mancanza di credibilità bisogna affrontare una inflazione causata sia dal caro energia che da quello degli alimentari che sono ingigantiti dalla presenza di una guerra sull’uscio di casa. Il tutto ruota però attorno alla riunione del 21 luglio dove dovrà essere spiegato il funzionamento del “piano anti frammentazione”. Gli investitori per il momento hanno dato fiducia alla Lagarde come dimostrato dal netto calo dei rendimenti dei titoli di stato nelle ultime due settimane ed il rientro dei valori dello spread, ma una mancanza di dettagli ed una approssimazione della comunicazione potrebbero riportare la tensione sul mercato obbligazionario europeo

Venendo all’agenda macroeconomica ed in attesa della stagione delle trimestrali americane che partiranno la prossima settimana il dato principale verrà dal report sull’occupazione americana del prossimo venerdi: il mercato del lavoro rimane forte ma un suo rallentamento potrebbe rendere ancora più probabile una recessione ed indicare che sono necessari aumenti meno corposi dei tassi di interesse nelle prossima riunione della Fed il 27 luglio. Altro dato interessante sarà mercoledi l’lSM PMI sul settore servizi dopo che il dato relativo al manufatturiero ha mostrato un rallentamento la settimana scorsa, assieme agli ordinativi alle fabbriche e al credito ai consumatori martedi. Da controllare anche i verbali delle riunioni di Fed e Bce rispettivamente mercoledi e giovedi mentre interessante sarà la riunione della Banca Centrala australiana, anch’essa alle prese dell’inflazione galoppante che potrebbe aumentare i tassi per due riunioni di seguito per la prima volta nella sua storia

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