lunedì 11 luglio 2022

PENSIERI IN LIBERTA': POWELL, LA FED E LA RECESSIONE INDOTTA (11 LUGLIO)

 



Decisamente non è un momento facile per gli investitori. Tra rialzo dei tassi, rallentamento economico, inflazione e prezzi della commodities alle stelle, ritorno del Covid. A cui si aggiunge una instabilità geopolitica, non solo riguardo alla guerra in Ucraina, che rimane ancora un conflitto locale ma soprattutto nel confronto diretto tra Cina e Stati Uniti impegnate a costruire un nuovo ordine mondiale

Sono passati solo 6 mesi d quando i mercati finanziari chiudevano l’anno praticamente sui massimi assoluti con un mega rally di natale ed invece sembra di essere in un era geologica diversa. Con l’inflazione che picchia duro tornata su livelli che non si vedevano da 40 anni. Come se la polvere che era stata nascosta con molta perizia sotto il tappeto nell’ultimo anno tornasse fuori di colpo.

A ben vedere però la bolla è scoppiata ma questo giro non ce ne siamo accorti. Moltissime aziende, principalmente americane, hanno ridimensionato i proprio valori anche dell’80% negli ultimi mesi (il Nasdaq il listino tecnologico ha fatto registrare i suoi massimi assoluti ad inizio novembre, in concomitanza con quelli del Bitcoin coincisi a loro volta con la quotazione di Coinbase….) confermando di aver raggiunto quotazioni irreali solo grazie alla febbre da guadagno, tipica delle bolle, a sua volta alimentata dall “Helicopter money” teorizzato da Bernanke nella sua tesi sulla crisi del 1929 e poi messo in pratica dai suoi successori.

Ma a differenza delle altre volte la sostanziale tenuta dei 6/7 giganti high tech, in correzione importante ma che non si sono sfracellati, ha contribuito ad evitare il tracollo completo degli indici evitando cosi il panic selling e la capitolazione finale che normalmente è il primo segnale di un mercato che sta per arrivare al suo bottom. Fornendo cosi ancora una volta una visione distorta sul respiro generale dei listini azionari

Per il resto i mercati rimangono solo in attesa che venga certificata la recessione, cioè due trimestri consecutivi di crescita negativa, ben anticipata sia dalla statistiche (un prezzo del petrolio sopra 100 dollari nel passato ha sempre anticipato una recessione economica) sia dal repentino calo di altre materie prime tra cui Rame ed altri metalli usati in campo industriale. Cercando di capire ed augurandosi che sia un fattore di pulizia degli eccessi e non una fonte perdurante di ulteriori tensioni, anche sociali.

E qui entra in gioco il buon Powell. Il governatore della Federal Reserve ha ormai capito da tempo di aver sbagliato i tempi ed aver sottovalutato la situazione pensando ad una transitorietà del rialzo del prezzi che non necessitava del suo intervento. La consapevolezza, di se stessi e dei proprio errori, rimane un tratto fondamentale del carattere umano permette delle salutari inversione di marcia. E a differenza della Lagarde, impegnata a parlare del suo futuro da pensionata nelle interviste alla stampa invece che sul presente, Powell ha deciso di utilizzare tutta la sua potenza di fuoco per contrastare l’impennata dell’inflazione attraverso rialzi di 0,75% mai visti prima e recuperando il tempo perduto

La battaglia per riportare i prezzi su livelli più accettabili, oltre ad un fine prettamente politico ma molto sentito in America legato al prezzo della benzina alla pompa, si accompagna anche un fine più nascosto rappresentato da una recessione indotta. Che permetterebbe cosi di governare un processo già in essere ma che altrimenti rischierebbe di andare fuori controllo (e qui cè l’esperienza molto recente e negativa dell’inflazione), in una sorta di soft landing. Ma allo stesso tempo gli permetterebbe di avere tassi da abbassare e sostenere cosi l’economia, nel futuro prossimo quando la situazione tornerà a normalizzarsi. Una mossa del genere, se realizzata e gestita, riaffermerebbe la credibilità sul controllo e gestione dei mercati che la Fed aveva perso negli ultimi anni impegnata nel Quantitative easeing.

L’inizio della stagione della trimestrali va vista in questa ottica. Dopo un periodo molto lungo di rialzi le attese degli utili sono ovviamente in calo con le banche che rappresentano esattamente l’incertezza del momento legata ai tassi. Un aumento infatti normalmente favorisce le società finanziarie ma dall’altra rischia di indurre una recessione che impatta sulle società pro-cicliche come gli istituti bancari. In ogni casi forniranno un’analisi più precisa di come sta andando l’economia sperando in un recupero in autunno.

Dal punto di vista europeo invece si registra una calma piatta in attesa della riunione chiave del 21 luglio dove dovrebbero essere svelati i dettagli del piano “anti-frammentazione”. Al momento gli investitori hanno creduto alla Lagarde, o alla sua buona fede, facendo rientrare i rendimenti sui vari titoli di stato e lo spread con il Bund tedesco. Una comunicazione non all’altezza od un piano debole porterebbero nuovamente tensione sui mercati obbligazionari spingendo la speculazione ad attaccare la sostenibilità della moneta unica.

Questa settimana segna l’inizio della stagione delle trimestrali tra cui Jp Morgan, Morgan Stanley, Citigroup ma anche Delta Airlines e Pepsi. Grande attenzione però ai dati macroeconomici in particolare all’indice dei prezzi al consumo in America mercoledi con i prezzi che dovrebbero salire sopra il 9% massimi di ogni epoca e che potranno impattare sulle mosse della Fed nella riunione chiave del 28 luglio. Importanti anche il Beige Book della Fed mercoledi mentre venerdi sarà il turno del Pil cinese e delle vendite al dettaglio americane.

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