lunedì 13 giugno 2022

PENSIERI IN LIBERTA’SUI MERCATI FINANZIARI: L’INFLAZIONE E’ IL COSTO DA PAGARE PER IL PASSAGGIO AD UN NUOVO ORDINE FINANZIARIO (13 GIUGNO)

 



E adesso tocca alla Fed, provare ad interrompere la tempesta perfetta o dare ulteriore fuoco alle polveri dei ribassisti. Un rialzo dei tassi di 0,50% è già prezzato dal mercato ma dopo il dato sull’inflazione americana dello scorso venerdi al massimo di oltre 40 anni che ha certificato come i prezzi non abbiano raggiunto ancora il loro picco, si parla di anche della possibilità di 0,75%. Innervosendo ulteriormente gli investitori che hanno prosperato negli ultimi anni grazie alla abbondante liquidità fornita e che si trovano ora ad affrontare un mondo nuovo. Ma dando anche un ulteriore colpo alla credibilità di Jerome Powell che solo un mese fa aveva escluso un rialzo cosi massiccio

Non che per la Lagarde le cose vadano meglio. La sua indecisione unita alla incapacità di essere in sintonia con i mercati, mostrando che sa tenere saldo il timone durante la tempesta, ha contribuito non poco ad affossare i listini azionari europei, che sono completamente crollati sul dato americano Cpi del giorno dopo. A quel livello non è ammissibile lasciar trapelare notizie su un possibile “scudo anti spread” e poi rimanere vaghi al riguardo, anche se sappiamo sin dall’inizio del suo insediamento che la presidente della Bce qualche problema con lo spread ce l’ha sempre avuto…”Non sono qui peri difendere lo spread” esordì nel novembre 2019 mandando subito a picco il comparto obligazionario. E forse già da li dovevamo capire qualcosa…

Questi movimenti non rappresentano niente di nuovo. Le recessioni vanno e vengono esattamente come i rialzi dei mercati che ad un certo punto perdono di vista il vero valore degli asset finanziari sovrastimandoli rispetto al loro vero valore nel classico momento di ottimismo sfrenato. In particolare quando si affacciano delle novità di cui è difficile capire la portata almeno nell’immediato. È stato cosi per internet negli anni 2000, solo per stare in tempi recenti, e la stessa situazione si è ripetuta con l’arrivo della rivoluzione digitale e l’affermazione dei colossi tech.

Certo le banche centrali hanno contribuito alla formazione del fenomeno fornendo una liquidità senza precedenti partita con l’idea di essere temporanea nel 2008 e da cui non sono più riusciti ad uscire creando di fatto una intera generazione di trader/investitore che “l’orso” cioè una tendenza ribassista non l’hanno mai visto se non temporaneamente a marzo/aprile del 2020 a seguito dell’arrivo del covid. E alimentando fenomeni come la cryptovalute che da strumento di nicchia è diventato di fatto l’emblema della propensione al rischio grazie alla sua ampia moltiplicazione di prezzo senza che nessuno abbia ancora capito quale è, se cè, il suo reale valore.

Il forte rialzo dell’inflazione, di cui ci eravamo colpevolmente dimenticati, non è altro che il prezzo, se vogliamo la tassa occulta, che paghiamo per entrare in un nuovo mondo, non solo finanziario, dopo anni di tassi zero. Il problema che questo ritorno alla normalità è particolarmente faticoso perché coincide con tutta una serie di altre problematiche (aumento energia e materie, covid, strozzature della catena di approvvigionamento) che mostrano ancora una volta di più quanto sia costato lo sbaglio del timing di intervento delle varie banche centrali che ora sono costrette a rincorrere, in quella che è senza dubbio una resa dei conti

La recessione a questo punto sembra difficilmente evitabile come confermano anche le statistiche che ne certificano la presenza ogni volta il prezzo del greggio sale sopra i 100 dollari per un periodo prolungato di tempo. Per molti aspetti è meglio che arrivi subito e con essa si colga l’occasione di fare una pulizia eliminando dal mercato le attività che non riescono a sopravvivere senza la droga monetaria ed evitando cosi il tormentone sulla sua apparizione. E contribuendo anche ad abbassare il prezzo di tante materie prime gonfiate anche dalla speculazione

Mentre la Fed sembra aver preso la decisione di combattere l’inflazione costi quel costi, la Bce anche per via di un mandato diverso e del fatto di avere più “azionisti” da prendere in considerazione nonostante il ruolo egemone della Germania continua a camminare sul filo divisa tra l’affrontare il rialzo dei prezzi e la paura di affossare una economia. La ripresa europea infatti ha risentito non poco dello scoppio della guerra che ha impattato sulla produzione per via degli altri costi dell’energia che sui consumi per via dell’incertezza futura

Dopo oltre di 10 anni di “panchina” le Bance Centrali devono adesso riprendersi il ruolo di guida guardando più all’economia che ai mercati finanziari. Le riunioni di questa settimana della Fed ma anche della Bank of England, bank of Japan e quella australiana, oltre ad avere un impatto sui mercati finanziari, ci diranno se sono pronte a recuperare la credibilità perduta in questi anni permettendo un atterraggio, di sicuro non morbido, ma almeno non eccessivamente traumatico ai mercati. O se è gia troppo tardi..

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