Con la guerra sullo sfondo. Si apre una settimana con pochi significativi dati economici ma l’attenzione sarà ancora rivolta a capire cosa passa per la testa dei banchieri centrali grazie alla pubblicazione dei verbali delle recenti riunioni di marzo. Con un occhio gia al futuro in particolare alla riunione della Fed del 3/4 maggio dove si vocifera possa esserci un rialzo addirittura di mezzo punto, dopo 3 anni di astinenza.
Il fortissimo dato dei prezzi al consumo della settimana scorsa riporta un livello pari a 8% al massimo da 40 anni, molto al di sopra del target del 2% e mette la Fed con le spalle al muro obbligandola a decidere se favorire la crescita e lasciar correre i prezzi contrastandoli il meno possibile oppure alzare subito ma incidendo in maniera negativa sulla crescita economica. Un dilemma non da poco che spiega il costante tentativo di prendere tempo aumenti di 0,25% ad ogni meeting. Nella speranza che la situazione migliori e si possa evitare l’effetto Volker.
Per chi non lo sapesse Paul Volker era il presidente della Fed che, alla fine degli anni ‘70, al culmine del primo picco inflazionistico derivante dallo shock petrolifero, alzò i tassi del 20% provocando una doppia recessione. Se è vero che si impara dai propri errori è altrettanto vero che la storia tende a ripetersi, sperando che non sia questo il caso. L’inflazione derivante da materie prime e assieme alla guerra in Ucraina, per non dimenticare della pandemia che di tanto in tanto rialza la testa, stanno creando un quadro sempre più complesso per i mercati, con un netto incremento della volatilità caratteristica dei momenti di incertezza.
Nonostante un quadro che ispira a più di qualche preoccupazione i listini azionari si stanno riportando sui massimi di inizio anno anche come reazione diretta ai rendimenti negativi attualmente presenti che rendono pertanto l’azionario ancora interessante, in particolare su titoli del l comparto tecnologico su quotazioni decisamente più attraenti rispetto a 3 mesi fa e che presentano tassi di crescita interessanti. Grazie in particolare alla tuttora fortissima liquidità presente sul mercato, dovuta alla mancata riduzione degli acquisti di titoli sul mercato. Altra promessa non mantenuta da Powell..
Ovviamente l’inversione della curva dei rendimenti tra quella a breve e quella a lungo si fa sentire segnalando una possibile recessione in arrivo nei prossimi 12/14 mesi (negli ultimi 20 anni l’inversione della curva ha funzionato 8 volte su 10 come anticipatore). Con il dubbio amletico che questo segnale sia tuttora affidabile visto che i rendimenti a lungo termine sono stati mantenuti artificialmente bassi o zero proprio dal massiccio programma di acquisti titoli da Fed. Ma che comunque fa il paio con la statistica relativa al prezzo del petrolio che vede l’inizio di una recessione ogni volta che il prezzo sale sopra 100 dollari (ed era in negativo solo 2 anni fa ad aprile 2020)
Mentre mercoledi saranno pubblicate le minute della riunione della Fed, giovedi sarà invece il turno di quelle della Bce a poca distanza dalla prossima riunione del 14 aprile. E qui la situazione è ancora più complessa non solo per la presenza della guerra in Ucraina che impatta in maniera diretta il vecchio continente. In occasione dell’ultima riunione Madame Lagarde aveva sorpreso ancora una volta i mercati annunciando l’accelerazione dalle misure di stimolo. Certamente con un tempismo sospetto in un momento in cui le incertezze si fanno sentire in maniera importante sull’economia, in particolare su quella tedesca, e prima dell’importante tornata delle elezioni presidenziali francesi, evocando il fantasma di un altro francese a capo della Bce, Trichet, che proprio prima della crisi finanziaria del 2011 alzò inopinatamente i tassi di interesse. Sperando che la storia non si ripeta..
Ultimo grande tema della settimana sarà sicuramente il prezzo del petrolio che ha registrato un calo del 13% la scorsa ottava dopo l’annuncio di Biden di mettere mano alle riserve strategiche a partire da maggio. Dopo aver toccato 130 dollari all’inizio della guerra il greggio WTI si è adesso stabilizzato tra i 95 e 120 dollari nell’ attesa dell’evolversi della situazione. Nel caso di una recrudescenza del conflitto o un suo allungo in termine temporali il prezzo del petrolio rischia di riprendere la strada del rialzo, annullando l’effetto dell’immissione sul mercato del petrolio americano. Ma in un mondo totalmente inter-connesso anche la politica degli annunci persegue uno scopo ben preciso
Siamo ora in attese delle trimestrali che pur avendo scontato il quadro negativo, daranno una idea più chiara di quella che è la situazione economica generale e quanto ha impattato sui consumatori. Il primo trimestre è appena terminato e non sono mancate gli eventi imprevisti che faranno del 2022 un anno pieno di sorprese, speriamo anche positive.

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