Continuiamo a non farci mancare nulla. E nonostante il 2022 non sia un anno bisestile notoriamente pazzerello. Alle problematiche già presenti sul tavolo delle preoccupazioni come il Covid, l’inflazione, il rallentamento dell’economia dovuto all’aumento dei prezzi energetici, la stretta monetaria, il surriscaldamento dell’economia americana causata da una scarsità di manodopera, per non parlare della transizione cinese che deve passare da una vocazione all’export ad un maggiore contributo dai consumi interni. E adesso la guerra, la prima in Europa da oltre 75 anni, tralasciando ovviamente la disgregazione della Yugoslavia negli anni 90 e le guerre locali. Ma uno stato che invade un altro onestamente non si era mai visto da parecchie generazioni a questa parte.
Da sempre le previsioni non le sbaglia solo chi non le fa. Ed era effettivamente difficile prevedere una invasione dall’Ucraina ragionando solamente con le motivazioni di carattere economico, che normalmente sono alla base degli interventi militari. Il discorso imperialista dello “zar” Putin però ha messo in evidenza che le motivazioni sono anche altre (l’Ucraina rimane sempre il granaio d’Europa ed è ricca di importanti giacimenti dei minerali dal Palladio al Platino) che potrebbero avere anche una radice interna e questo rende la situazione ancora più complicata da leggere e prevedere. Anche perché nel momento che si mette in moto la macchina bellica rimane difficile fermare il corso degli eventi.
Nonostante il paradosso che la guerra gliela pagano gli europei attraverso l’acquisto del gas, che la Russia deve vendere e i paesi europei acquistare in una sorta di mutuo soccorso, Putin per il momento è riuscito a compattare un Europa fino a qualche tempo fa divisa coagulandola in un unico soggetto come dimostrano le reazioni comuni. Se avesse invaso solo il Donbass e le altre repubbliche autonomiste probabilmente la Eu avrebbe chiuso un occhio come fece nel 2014 con l’invasione della Crimea che ha poi ha portato a questa situazione. Ma l’invasione di un intero paese in Europa non può certo passare sotto traccia. Anche perché è ancora vivo il ricordo dell’invasione dei Hitler della Polonia nel 1939 che diede inizio alla seconda guerra mondiale e la storia, in maniera diversa e con attori diversi, tende sinistramente a ripetersi.
Adesso è troppo presto per capire se questo è un episodio isolato in grado di rientrare o se la mossa russa ha cambiato per sempre gli equilibri degli ultimi 50 anni, riproponendo un rapporto di forza nuovo tra nazioni e con sullo sfondo la Cina che guarda con interesse alle reazioni internazionali con l’obbiettivo mai celato di invadere la provincia ribelle Taiwan. Dopo si producono il 40% dei microchip mondiali. L’invasione russa insomma sembra aver messo una fine ad un lungo periodo di tranquillità caratterizzato dall’espansione della Globalizzazione a sua volta figlia della fine della guerra fredda e del crollo del muro di Berlino. Con l’Europa, che nonostante tutto rimane il continente chiave, che ancora una volta si trova presa in mezzo tra la necessità di approvvigionamenti di energia e la mancanza di esercito comune di difesa. Dovendo guardare all’ altra parte dell’oceano Atlantico a Washington per difendere i proprio interessi
Le prospettive per i mercati finanziari non sono incoraggianti. Gia abbiamo visto un notevole rally di fine anno con l’evidente intenzione di spostare tutte le problematiche nel 2022, cosa puntualmente accaduta. Ora la crisi ucraina sta ulteriormente spingendo al rialzo il prezzo del petrolio che potrebbe infiammare ulteriormente un’inflazione gia fuori controllo e mettendo cosi in seria difficoltà le banche centrali strette tra la necessità di combattere il rialzo dei prezzi e quello di non rallentare una economia che inizia a vedere segnali di difficoltà appena uscita dalla situazione pandemica. Come molto spesso ripetuto è evidente il marchiano errore di valutazione, in particolare della Fed, di posticipare la politica di normalizzazione rimando dietro alla curva nella speranza di una transitorietà dell’inflazione che poi sarebbe rientrata da sola, con la conseguenza di ritrovarsi davanti a nuova emergenza con le armi spuntate. Con sullo sfondo la parola “deflazione”, lo spettro di qualsiasi economia, che inizia a stagliarsi
Anche perché è bene ricordarlo, non esistono pasti gratis, e quindi quelle stesse sanzioni più o meno severe, che imponiamo alla Russia ovviamente si percuoteranno anche su di noi, in particolare sugli Europei che vivono sulla loro pelle le conseguenze del conflitto (basti solo pensare al problema profughi) a differenza di quello che succede in America. E questa situazione di fatto permette una divergenza di operato tra Fed e Bce, che negli ultimi anni sono andate sempre in sintonia, con impatti in particolare sul valore del dollaro valuta con sui si paga il petrolio. Rimane solo da capire se 12 anni consecutivi di rialzi di borsa grazie alla politica di tassi zero, dove sulle correzioni più o meno importanti bastava sempre comprare ed aspettare, siamo arrivati al capolinea o se la crisi bellica in corso, soprattutto nel caso di una sua rapida soluzione, possa essere derubricata al solito incidente di percorso per i listini azionari
In settimana attenzione alla pubblicazione del Biege Book della Fed mercoledi giorno in cui ci sarà anche il discorso sullo stato dell’Unione del Presidente Biden mentre giovedi ci saranno i soliti importanti dati sulla disoccupazione americana che potrebbe avere impatto sulle decisioni della Fed il cui prossimo importante meeting è previsto a metà marzo.
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