Per gli innamorati della borsa ci sono stati San Valentino migliori. Difficile vederla in altro modo quando i mercati azionari iniziano la settimana in maniera molto pesante, accorgendosi di colpo quanto una invasione dell’Ucraina porti con se dei contraccolpi non solo per ciò che riguarda le tensioni geopolitiche. Oltre alla problematica relativa al Gas oltre che al Nickel e Palladio, a cui la Russia deve pur vendere rappresentando le esportazioni il 50% del suo Pil, l’Ucraina è un fortissimo produttore di grano, i cui prezzi in caso di invasione schizzerebbero al rialzo impattando ulteriormente su una inflazione dei beni agricoli già galoppante di suo.
Questa crisi diplomatica si sta però trasformando in una sorta di Soap Opera in cui viene annunciato il giorno e forse l’ora in cui avverrà l’invasione come nel caso degli eventi televisivi che sono programmati già ad un ora prefissata proprio per aumentare l’audience. Non fosse che in questo caso si parla di guerra, perdipiù in Europa che non si vede dalla fine della seconda guerra mondiale, ai margini di casa nostra, con l’Ucraina che si trova distante dai nostri confini più o meno quanto i Paesi Bassi. In questo intricato scenario internazionale rimane da capire a chi gioverebbe una situazione di conflitto. La Russia dimezzerebbe le sue entrate, la Germania non avrebbe gli approvvigionamenti con il blocco del gasdotto Nord Stream2, il petrolio schizzerebbe ulteriormente al rialzo assieme alle risorse agricole con il prevedibile impatto sui mercati finanziari e sui tassi. Anche perché la storia dimostra che una volta che il conflitto inizia la situazione può andare facilmente fuori controllo.
Le diplomazie Europee sono effettivamente in allerta divise da concetti di principio e necessità economiche, in quella che sinistramente ricorda o almeno ha dei punti di contatto con l’invasione della Polonia da parte di Hitler nel 1938, tollerata dagli europei in nome della pace ed invece fu l’inizio scatenante di qualcosa di molto più grosso. Non che ci troviamo nella stessa situazione, ormai le guerre si compatto principalmente per via economica e informatica, ma l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014 ci rammenta che la storia, seppur con dinamiche diverse, tende a ripetersi.
Siamo in una sorta di tempesta perfetta, anche se al momento il barometro segna vento forte rispetto ad un uragano, ma con possibilità di rafforzamento. Gia lo scorso giovedi abbiamo avuto il dato sull’inflazione americana che ha toccato livelli che non si vedevano dal 1982 quando la situazione tassi era molto diversa, confermando un rialzo molto forte dei prezzi che non viene solo dal lato dell’offerta ma anche dalla domanda con molti consumatori che spendono anche grazie all’effetto ricchezza creato dalla liquidità immessa dalle banche centrali finita in gran parte ad alimentare i mercati azionari. A questo si aggiunge un prezzo del petrolio salito alle stelle, non distante ormai dai 100 dollari, ed una quasi piena occupazione in America, con conseguente pressione al rialzo dei salari. E con sullo sfondo la paura di una deflazione.
Le banche centrali reagiscono come possono, ma proprio il repentino cambiamento di scenario su rialzi dei tassi, sia alcune problematiche di comunicazione, in particolare dal lato europeo, fanno pensare e temere che abbiano perso il controllo della situazione, innervosendo non poco gli operatori abituati ad essere coccolati e protetti nella loro attività di investimento come visto negli ultimi 2 anni. Ed ecco all’improvviso tornare la volatilità sui mercati, variabile dimenticata, che ricorda a tutti che il mercato azionario non è un pozzo di San Patrizio dove tutti possono abbeverarsi, ma un luogo che al di là della componente emotiva, necessita di competenze in grado di valutare e scegliere gli assett sui cui investire. L’arrivo della cryptovalute assieme alle loro importantissime performance ha contribuito alla formazione di un approccio troppo semplice e superficiale degli investimenti, come dimostra la costante nascita di nuovi operatori di servizi finanziari, contribuendo non poco alla confusione di chi approccia i mercati per la prima volta incapaci di scegliere con cognizione di chi possono effettivamente fidarsi. Di fatto facendo sembrare l’investimento azionario simile ad un casinò dove puntare sulla ruota o sul rosso e nero, altro effetto collaterale di una politica monetaria sin troppo lassista e per troppo tempo
In attesa di schiarite sul lato Ucraina, in una settimana scarna di dati macroeconomici, quello maggiormente interessante è l’indice dei prezzi alla produzione PPI alla volta di martedi, mentre mercoledi saranno note le minute dell’ultima riunione della Fed i cui membri ultimamente giocano a contraddirsi sull’entità dei rialzi dei tassi, evidenziando una certa spaccatura.
Buona settimana a tutti
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