Adesso si fa complicato. Difficile definire altrimenti la situazione che stiamo vivendo dopo che anche Madame Lagarde ha aggiunto il suo carico da 90 sul tavolo dell’aumento dei tassi come gia fatto dalla sua controparte americana Powell. Di fatto precisando che siamo in un nuovo mondo. O almeno decisamente diverso da dove eravamo ma soprattutto da come ce lo aspettavamo. Tempo un paio di mesi e il previsto rialzo dei tassi visto lontano nel tempo nella primavera del 2023 si è materializzato sulla soglia di casa e si prospetta anche consistente, per fronteggiare una inflazione che galoppa da un bel po’, legata sicuramente alla componente energetica (il petrolio Wti quotata 52 dollari a febbraio 2021 adesso siamo oltre 90), alle problematiche sul lato dell’offerta ma anche al lassismo prodotto da una politica monetaria che stampa moneta a getto continuo secondo i dettami dell”elicopter money”
Una nota pubblicità diceva “la potenza è tutto”. Nel caso delle banche centrali, che hanno volutamente spinto al rialzo i mercati finanziari sia per creare un effetto ricchezza che si è poi visto sui consumi ( in Americano contano per circa il 70% del Pil ) ma anche sull’aumento della attività da trading, nel loro caso dicevamo “il timing è tutto”. Belli comodi sul divano di casa si può pertanto criticare questa strategia del “ wait and see”, aspetta e vedi, operata in primo luogo dalla Fed nella speranza, a questo punto vana, che le cose si sistemassero da sole in modo da poter intervenire gradualmente portando cosi a casa capra e cavoli, cioè una continuazione della tendenza rialzista del mercato azionario (di cui beneficiano i grandi fondi pensionistici americani vedovi dei rendimenti del mercato obligazionario) ed una crescita dell’economia reale che verrebbe se non affondata decisamente rallentata da un aumento dei tassi
Sbagliare la tempistica ti espone però a dover affrontare tutte una serie di problematiche nello stesso momento, fornendo per di più un messaggio contraddittorio che genera incertezza e volatilità sui mercati azionari, abituati ad essere cullati, coccolati e difesi negli ultimi anni, come stiamo vedendo in queste settimane. Questo atteggiamento accomodante e la liquidità a buon mercato hanno praticamente impedito qualsiasi tipo di correzione significativa almeno fino a gennaio 2022 contribuendo alla formazione di una idea che il mercato azionario fosse un luogo dove si guadagnava sempre e bisognava farlo nel minor tempo possibile attraverso la leva o l’acquisto di strumenti fortemente speculativi ben rappresentati dal Bitcoin e dalle cryptovalute, in generale capaci di triplicare il loro valore in pochissimo tempo senza che nessuno abbia ancora chiaro il loro vero valore. Questa mancanza di valutazione sull’investimento in particolare per gli investitori retail, ha permesso un effetto moda concentrando gli acquisti su pochi ma ben noti colossi tech che hanno spinto gli indici sui massimi mentre la maggior parte dei titoli presentava andamenti negativi, distorcendo di fatto il reale andamento del mercato azionario e alimentando una prospettiva di guadagni all’infinito
Adesso, improvvisamente, la Fed si trova davanti un situazione complicata rappresentata da un inflazione ai massimi dagli anni ‘ 80, quando però i tassi erano sopra il 10%, un mercato del lavoro che mostra una piena occupazione e che vede un aumento dei salari, e con una previsione degli utili in netto calo, in particolare sui titoli che più avevano guidato il rialzo cioè i Big Tech. I crolli di Netflix in precedenza e nell’ultima settimana di Amazon e Meta (ex Facebook) dimostrano che non è possibile sostenere elevati tassi di crescita in eterno, in particolare con un rialzo dei tassi che sposta la liquidità verso il mercato obbligazionario, anche se rappresentano fenomeni che sono qui per restare. E non è un caso che queste aziende stiano sfruttando la loro fortissima liquidità per spostare e differenziare il loro business attraverso acquisizioni spesso pagate a peso d’oro. Vedasi una per tutte l’acquisizione di Active Blizzars società che produce visori per videogiochi da parte di Microsoft
Non che la Lagarde se la passi bene, stretta tra il dover seguire le orme della Fed e le tensioni interne generate dalle diverse visioni in seno all’Europa con Germania, in particolare dopo la fine dell’era Merkel, ed i paesi nordici che guardano con terrore all’inflazione sui massimi da 40 anni a questa parte e che vogliono appropriate misure di contrasto ed i paesi mediterranei, Italia in testa, che da un incremento del costo del denaro hanno solo da perdere dati gli interessi sul debito pubblico. A cui si aggiunge l’incapacità della presidentessa della Bce sul lato della comunicazione, come visto nell’ultima riunione dove ha contribuito a mandare in orbita lo spread Btp –Bund, evidenziando una volta più le differenze con il suo predecessore che aveva i mercati che pendevano dalla sue labbra. E sottolineando un problema in più nel caso le cose si mettessero male, in una situazione che sinistramente ricorda la crisi dello Sme (Sistema Monetario Europeo da cui ha avuto origine l’Euro) nel 1992
Insomma, dopo un 2021 da tenere ben stretto negli annali per la facilità dei guadagni e che ha finito sui massimi anche grazie alla volontà degli operatori di spostare le problematiche presenti nell’anno entrante con le conseguenze che stiamo vedendo, il 2022 si preannuncia come un anno complicato contrassegnato da una volatilità costante e dove sarà fondamentale la capacità di effettuare un corretto “stock picking”. Anche perché la storia insegna che ogni grosso scrollone del mercato si è sempre rivelato un ottima opportunità di acquisto di medio periodo ed inoltre statisticamente ogni rialzo dei tassi, dopo il momento di preoccupazione iniziale, ha sempre portato ad una crescita del mercato azionario che vede nella crescita dal valore del denaro un elemento di conferma di una economia viva.
Per quanto riguarda i dati macroeconomici della settimana il più importante è l’indice dei prezzi al consumo in America giovedi che fornirà un ulteriore indicazione sull’inflazione assieme ai sussidi di disoccupazione, i due fattori fondamentali per la Fed. Attenzione anche sulla produzione industriale italiana mercoledi assieme alle scorte di greggio in America. Continua la pubblicazione delle trimestrali tra cui Philip Morris, Coca Cola, Pfizer, Toyota, Walt Disney, Twitter ed in Europa L’Oreal, Siemens, Socgen, Nexi, Fineco e Banca Generali
Buona settimana a tutti
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