lunedì 6 dicembre 2021

La conferma di Powell, la nuova variante Covid, il ritorno dell'Orso: idee e riflessioni per la settimane entrante (6 -10 Dicembre)

 



Improvvisamente, senza essere annunciata da nessuno, la volatilità è tornata prepotentemente alla ribalta cogliendo di sorpresa gli investitori abituati da mesi se non da anni a rialzi privi di fatica e correzioni significative, ben aiutati in questo dal supporto confortevole delle banche centrali all’apparire della prima nuvola nera

La nuova variante covid di origine SudAfricana non è certo una novità anche perché l’esperienza dell’influenza, la cui struttura è molto simile a quello del Covid, dimostra come il virus normalmente muti. Ma ha trovato gli investitori, oltre che impreparati (e si sa in queste situazioni la reazione diventa principalmente emotiva) anche con i mercati sui massimi assoluti e verso la fine di un anno che è stato straordinario in quanto a performance sull’azionario alimentando la voglia di prendere profitto

In un momento di incertezza non hanno sicuramente aiutato le parole del Ceo di Moderna secondo il quale il vaccino attuale non riesce a proteggerci difenderci da questa nuova variante. Parole per altro gettate al vento alimentando il sospetto che sia in possesso di dati esclusivi oppure stia operando per proprio tornaconto personale (infatti il titolo moderna è volato in borsa) ed in questo caso in maniera fraudolenta. E riportando in auge l’annosa questione della liberalizzazione delle licenze per i vaccini dopo i colossali guadagni fatti dalla case farmaceutiche aiutate però nella loro attività di ricerca dai fondi pubblici

In questo contesto di improvvisa incertezza anche il rinnovato presidente della Fed Powell non ha mancato di mettere sul piatto un bel carico da 90 togliendo di fatto la parola “transitoria” dall’inflazione e di fatto confermando quello che a tutti era parso evidente da parecchio tempo. Ironia della sorte proprio mentre si assisteva ad una netta riduzione dei prezzi del petrolio e del gas che avevano contribuito non poco ad alzarla. Non è passato inosservato come questo netto cambiamento di approccio verso l’aumento dei prezzi sia avvenuto subito dopo la sua conferma, dopo averne strenuamente negato l’esistenza, alimentando più di qualche sospetto sul suo operato durante la caccia alla poltrona

Le esperienze del recente passato politico in Italia, per non parlare dei social, ci hanno insegnato che è molto facile e costa poca fatica stare comodi sul divano a criticare cosa fanno gli altri senza neppure proporre qualcosa di alternativo e questo vale ovviamente anche Powell, che ha dovuto districarsi tra perdere il controllo dell’inflazione e ammazzare il cavallo, cioè l’economia, in galoppo alzando i tassi. 

L’impressione, da seduti sul divano ovviamente, è che abbia sbagliato i tempi non approfittando della finestra estiva quando andava tutto a gonfie vele per anticipare eventuali movimenti di natura monetaria con il rischio adesso di dover operare in un contesto di emergenza e quindi legato al breve periodo. Anche perché oltre all’ inflazione ai massimi dagli ultimi 30 anni, anche il mercato del lavoro inizia a mostrare qualche scricchiolio come hanno dimostrato i dati sull’occupazione (Non farm payrolls) dello scorso venerdi molto al di sotto delle stime che pongono dei dubbi sulla bontà della ripresa in atto, molto più legata ad un rimbalzo dovuto alla fortissima liquidità immessa nel sistema che non di natura strutturale, nonostante la rivoluzione digitale in atto.

Dopo aver fatto registrare ad ottobre il dato più forte dal 1990, i prezzi al consumo di novembre, previsti per venerdi prossimo, saranno pertanto fondamentali per capire lo scenario di inflazione che ci aspetta e misurare se l’abilità del grande prestigiatore Jerome è ancora intatta. Anche perché nel frattempo altre preoccupazioni ci accompagnano come l’espandersi nuovamente della pandemia che ha già portato a nuove chiusure in Europa con i conseguenti rischi di blocco dell’economia (il crollo del dato odierno degli ordinativi della fabbriche tedesche -6,9% è emblematico) assieme ai rinnovati timori di default e di nuovo restrizioni per le aziende tecnologiche cinesi, per non parlare delle tensioni geopolitiche da Russia e Stati Uniti. Tutte situazioni che dovrebbero però essere posticipate al nuovo anno anche se una lente di ingrandimento verrà messa sulla riunione della Fed della prossima settimana.

Oltre al dato sull’inflazione americana di venerdì, attenzione in questa settimana all’indice Zew tedesco e al Pil dell’Eurozona martedi per capire eventuali rallentamenti. Mercoledi Olaf Scholz verrà nominato cancelliere al posto delle Merkel, il quinto ad occupare la carica dal 1964, mentre venerdi grande attenzione anche al Pil del Regno Unito che potrebbe anticipare aumenti dei tassi da parte della Banca di Inghilterra, anticipando così una tendenza che potrebbe coinvolgere tutte le banche centrali

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