C’eravamo lasciati con il dato americano sui sussidi di disoccupazione, il livello più basso dal 1969, anno in cui l’uomo andò per la prima volta sulla luna tanto per contestualizzare, e con tutte le implicazione che questo poteva avere sulla politica della Fed che da sempre guarda a crescita e disoccupazione essendo figlia della grande depressione degli anni ’30, prima del break legato alla festa del ringraziamento. L’arrivo di una nuova variante del virus ha colto tutti di sorpresa e probabilmente impreparati, nonostante si sappia orma da tempo che finchè tutto il pianeta non sarà vaccinato le varianti continueranno a comparire e bisognerà conviverci
Ma in un mercato finanziario anestetizzato dalla liquidità e perdipiù sui massimi assoluti non è sembrato vero trovare una scusa per portare a casa dei guadagni per poi poter comperare a prezzi più bassi. Certo l’impatto maggiore in termini di ribassi l’ha avuto come sempre l’Europa priva del faro di Wall Street (in modalità prefestiva venerdì) e che presenta un numero decisamente limitato di titoli tecnologici che si beneficiano di eventuali chiusure, i famosi “stay at home” oltre ai titoli farmaceutici, come Moderna che ha guadagnato un 20% in una sola seduta
Probabilmente si è avuto un comportamento emotivo decisamente sopra le righe (l’indice della volatilità Vix aumentato del 50% in una singola seduta) ma in realtà i mercati da alcune settimane apparivano stanchi e senza grande spinta dopo il fortissimo rally visto da metà ottobre in poi. D’altronde da moltissimo tempo pare evidente a tutti che le quotazioni dei listini azionari siano decisamente se non gonfiate almeno su livelli elevati ma nessuno vuole abbandonare la festa prima del tempo visto che il supporto delle politiche monetarie e fiscali, con la speranza/convinzione di essere grado di uscire un momento prima che crolli tutto. Ricordiamo peraltro che la storia di quest’anno è fatto di correzione che durano pochissime sedute e che poi portano inesorabilmente su nuovi massimi approfittando della regola “buy on the dip”
Ma prima dell’arrivo di Omicron, il nome della variante sudafricana, la questione rimaneva sempre incentrata sull’interrogativo inflazione e sulle mosse delle banche centrali, Fed in testa. La settimana scorsa è stato finalmente il momento dell’annuncio della conferma di Powell sulla poltrona di governatore della Fed con l’altra candidata Brainard nominata vice-presidente in una mossa molto democristiana. Non si è assistito ad una grande euforia sui mercati dopo l’annuncio in quanto la Brainard era ritenuta maggiormente accomodante ma nonostante si sia posto l’accento sull’indipendenza della banca centrale rispetto alla politica, l’impressione è che entrambe siano fin troppo intrecciate e debbano sostenersi a vicenda.
Le nuove preoccupazioni legate alla pandemia allontanano il rialzo dei tassi, che sembrava inevitabile a questo punto con una crescita solida ed una disoccupazione fisiologica, dando cosi respiro a Powell e concedendogli del tempo in più per valutare sia la forza della crescita che l’effettivo rialzo dell’inflazione che continua a considerare temporaneo senza per altro definire cosa vuol dire temporaneo. Ma l’inflazione è qui per rimanere alimentata sia da un ritorno in occidente di produzione delocalizzata in Asia che ma che un qualsiasi evento rischia di bloccare, sia dai costi legati alla trasformazione green. Per il 2022 sarà pertanto interessante verificare come la banche centrali riusciranno a gestire questa sorta di pattinaggio sul ghiaccio divise tra il rialzo dei tassi per non farsi trovare fuori posto dai picchi di inflazione e la paura di stoppare una crescita economica fin troppo sostenuta figlia più di un rimbalzo che non di una modifica strutturale in presenza comunque di una rivoluzione digitale.
Molti gli eventi e i dati economici da guardare in questa settimana a partire dai discordi di Lagarde lunedi mentre martedi sarà la volta di Powell e Yellen davanti al congresso con gli investitori che cercano indicazioni sulle previsioni di ripresa economica in presenza di una recrudescenza della pandemia. Attenzione anche al Beige Book della Fed mercoledi e alla riunione dell’Opec+ giovedi dopo il forte crollo del petrolio. I dati economici sotto la lente invece per ciò che riguarda l’Europa sono i prezzi alla produzione martedi (dato di ottobre al massimo da 13 anni e ben sopra i 2% fissato dalla Bce) e il Pmi manufatturiero mercoledi mentre venerdi sono in calendario i dati sulla disoccupazione in America.
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