Tanto per cambiare, il dato sull’inflazione americana, il più alto da 30 anni a questa parte, non ha minimamente intaccato il sentimento rialzista che continua a pervadere i listini azionari con gli investitori che preferiscono concentrarsi sui buoni dati aziendali e sulla crescita dei consumi. In altre parole in questo momento si preferisce credere, o forse ci si autoconvince, che il picco di inflazione è transitorio e che quindi la Fed non metterà mano velocemente alla leva dei tassi con il rischio di far deragliare la ripresa spingendo l’economia in recessione o addirittura in stagflazione . Anche perché pressioni sul lato dei salari non se ne vedono ancora
Indubbiamente non stiamo vivendo tempi normali con la pandemia che ha impattato in maniera molto profonda l’economia come dimostra la perdita del 30% del Pil americano nel secondo trimestre del 2020 per poi rimbalzare in maniera ancora più consistente nel terzo trimestre rendendo l’impatto del virus molto simile a quello visto durante la una guerra. Per un mondo globalizzato basato su una catena di forniture energetiche e di componenti non è stato facile programmare e attuare un piano di produzione dovendo inseguire mercati ed economie che presentano cambiamenti di direzione cosi consistenti, in quanto per bloccare un produzione ci vuole un attimo ma farla ripartire richiede un certo tempo. Ma nel frattempo la massa di liquidità immessa nel sistema ha fatto ripartire in maniera velocissima economie e consumi provocando il paradosso di avere un sacco di soldi da spendere per beni che scarseggiavano e che ha quindi prodotto l’inflazione da domanda a cui stiamo assistendo
Situazione questa molto simile a quella vista post seconda guerra mondiale quando la gente correva a comprare beni che erano introvabili durante il conflitto e che scarseggiavano, faticando l’apparato produttivo a convertirsi dopo essere stato totalmente focalizzato sulla produzione bellica. Anche in quel caso l’impatto inflattivo di un fenomeno che con il senno di poi fu transitorio portò la Fed ad alzare i tassi provocando la recessione del 1949
La storia quindi tende a ripetersi, pur con dinamiche diverse, ma nel caso attuale pare che la Fed voglia comportarsi in maniera diversa mantenendo quindi un atteggiamento più da colomba e aspettando che passi la bufera. Anche perché Powell continua ad essere in bilico sulla poltrona della Fed, ed in attesa di una riconferma che tarda ad arrivare possiamo pensare che umanamente cerchi di compiacere con un atteggiamento accomodante il suo datore di lavoro che ha già parecchie grane dal canto suo e che guarda con preoccupazione alle elezione politiche di Mid Term del prossimo anno
Per i mercati quindi tutto bene anche se le tensioni dal lato dei tassi non sembrano sopite come si vede bene sia dall’aumento dei rendimenti del T-Bond decennale, peraltro ancora sotto i suoi massimi di fine mrzo, sia soprattutto dal rafforzamento del dollaro verso le altre divise, rafforzamento che sta impattando sul prezzo del petrolio, anch’esso come le borse su massimi da decenni a questa parte e ben testimone di quanto il recupero economico sia stato forte negli ultimi 18 mesi. Anche la crescita delle quotazioni dell’Oro nelle ultime settimane evidenziano la voglia degli investitori di coprirsi da possibili rischi inflattivi, veri o presunti che siano, uscendo dall’altro “oro digitale” il Bitcoin la cui volatilità presenta sempre un elemento di preoccupazione. Il riacutizzarsi della pandemia di Corona Virus che sta provocando nuove restrizioni, in particolare in Europa, non sembra invece destare particolare preoccupazione con i mercati vogliosi di continuare la crescita almeno fino alla fine dell’anno
Sempre seguendo il tema chiave inflazione, la settimana entrante presenta nella giornata di martedi l’interessante dato sulle vendite al dettaglio, l’ultimo prima del Black Friday che darà inizio alla stagione dello shopping natalizio. Altri dati economici interessanti verranno dai prezzi al consumo in Europa mercoledi mentre giovedi sarà il turno del Leading indicator e dei sussidi di disoccupazione settimanali in America. Ovviamente il focus dei mercati sarà tutto puntato sul meeting virtuale tra Biden e Xi Jinping dove si discuterà con molto attenzione della situazione di Taiwan, la provincia ribelle per i cinesi, ma anche dove si producono il 60% dei microchip di tutto il mondo
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