lunedì 25 ottobre 2021

Commento settimanale ai mercati: idee e riflessioni per la settimana entrante (25 - 29 ottobre)

 




Inizia una settimana che sarà ancora una volta focalizzata sulle riunioni delle banche centrali, in calendario non solo la Bce ma anche la Banca del Canada e quella del Giappone, e alle trimestrali americane in particolare a quelle dei giganti della tecnologia, a conferma che rimangono i fattori chiave che hanno trascinato i mercati al rialzo negli ultimi 18 mesi

La fine del mese di ottobre trova gli indici azionari americani tranne quello tecnologico su nuovi massimi assoluti (cosi come il Bitcoin ottimo termometro della propensione agli investimenti speculativi degli investitori) alimentando di fatto quel tiro alla fune tra titoli “value” e quelli “growth” che non fa altro che evidenziare la voglia degli investitori di continuare a cavalcare il mercato azionario.

Nel frattempo però sta accadendo di tutto: dalla continua salita del petrolio a cui si aggiunge il Gas e altre materie prime, al Bitcoin su nuovi massimi assoluti fino alle trimestrali dei big tech americani sempre in grande spolvero ma che evidenziano qualche scricchiolio, a cominciare da Facebook sui cui è lecito avanzare qualche perplessità sulla tipologia del Business. Per inciso la società creata da Zuckerberg è un enorme contenitore riempito dall’attività di miliardi di persone e questo interconnessione permette tramite un sofisticato algoritmo di guidare e definire tendenze spesso con fini commerciali. Il problema è rappresentato dalla situazione giuridica molto particolare di Facebook e degli altri social network che non sono equiparati ad organi di stampa che devono rispondere legalmente in tribunale quando diffondono notizie false, fornendo cosi una ampissima libertà di azione su come formare ed indirizzare una certa tipologia di pensiero. La scelta di Zuckerberg di vietare all’ex presidente Trump l’utilizzo dei suoi social con cui raggiungeva milioni di persone, spesso incitandole in termini aggressivi, è molto preoccupante perché consente ad una azienda privata orientata ai ricavi e teoricamente solo un contenitore di notizie di decidere arbitrariamente chi può utilizzarla e su quali temi, praticamente assegnandole un potere enorme

Mentre Roma brucia Nerone suona la lira(cit.) e l’inflazione sale, le banche centrali, sempre al centro dell’attenzione, continuano a ripetere che va tutto bene, che il fenomeno di surriscaldamento dei prezzi è temporaneo (senza peraltro definire cosa intendono per temporaneo 3 settimane 6 mesi 5 anni boh?) ma alla fine non ci credono neppure più loro. Va sottolineato però che il loro compito è veramente arduo: dopo aver sostenuto i mercati e l’economia per quasi 13 anni, da Lehman in poi con il rinforzo dello scorso anno legato all’evento inatteso della pandemia, adesso sono chiamate a trovare il timing giusto per muoversi tra un impennata dei prezzi che avrebbe bisogno di un rialzo dei tassi ma che potrebbe strozzare la ripresa economica oppure stare fermi ma avere una inflazione che rischia di scappare di mano.

Non siamo negli anni 70, teniamolo bene a mente, digitalizzazione e globalizzazione hanno cambiato il mondo, in particolare riguardo l’impatto sulla dinamica salariale sempre più al ribasso e con evidente ampliamento della forbice di disuguaglianza sociale. Ma di certo stiamo ora toccando con mano le conseguenza di una politica infinita di tassi a zero con il rischio adesso di non avere più strumenti a disposizione nel caso di eventi imprevisti

Mentre Powell il prestigiatore cerca ancora la conferma del suo incarico, questa settimana è il momento di Madame Lagarde di prendere il proscenio. Non ci si prevedono grandi novità in quella che sembra essere un riunione ponte in attesa della riunione di dicembre dove si prenderanno decisioni più concrete. Si va verso un ridimensionamento, o calibratura, del piano PEPP , quello pandemico per intenderci, ma in realtà la Bce ha sempre il classico APP (Asset Purchase Program) da implementare, anche perché si iniziano a vedere dei rallentamenti soprattutto nell’economia tedesca, da sempre locomotrice d’Europa, sia nel comparto manufatturiero che dei servizi che più di tutte subisce il collo di bottiglia negli approvvigionamenti (altro tema da guardare con grande attenzione nei prossimi mesi) oltre al rallentamento cinese. Cina che dal canto suo sembra aver sistemato la questione Evergrande evitando il default. Rimane tuttavia un mistero come di fronte a tutte queste importanti questioni sul piatto che possono generare incertezza, la volatilità rimanga cosi contenuta, segno di una tranquillità dei mercati oppure anticipatrice di una sua compressione prima di una possibile esplosione a breve

Oltre alle riunioni delle banche centrali, tra cui la Bce giovedi, questa è una settimana ricca di dati macroeconomici a cominciare dai Pil Europeo giovedi assieme ai sussidi di disoccupazione americani mentre venerdi sarà il turno di quello americano con il dato sui prezzi alla produzione PCE molto seguito dalla Fed. Attenzione anche ai beni durevoli Usa alla volta di mercoledi

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