lunedì 18 ottobre 2021

COMMENTO SETTIMANALE AI MERCATI: IDEE E RIFLESSIONI PER LA SETTIMANA ENTRANTE (18 - 22 OTTOBRE)

 






Viviamo in un periodo molto interessante dal punto di vista finanziario. Dopo aver veleggiato per 8 mesi con il vento in poppa grazie al solito aiuto delle banche centrali ed una ripresa economica molto più vigorosa delle aspettative trainata dai consumi, conseguenza emotiva di reazione alla pandemia, adesso improvvisamente si fa tutto complicato.

Il rialzo dei prezzi dell’energia, le strozzature della catena di approvvigionamento, la scarsità di microprocessori che ormai servono per qualsiasi attività umana e non (basta pensare a cani e gatti che vengono identificati tramite un chip sotto pelle), le tensioni geopolitiche a cui si aggiungono i dati di rallentamento dell’economia cinese ed un virus che pur indebolito con le vaccinazioni, rimane latente, ecco tutta questa situazione ha poco impatto sui listini azionari che si riportano a ridosso dei massimi con Wall Street che archivia la miglior settimana da luglio. Alla performance ha sicuramente contribuito anche il dato delle vendite al dettaglio americane molto superiore alle attese ma l’attenzione rimane sempre sulla banche centrali

Che l’inflazione ci sia e stia galoppando è sotto gli occhi di tutti e non sembra finita qui con prospettive di ulteriori nuovi aumenti sia del gas che del petrolio, peraltro correlati, con gli economisti costretti a tirare fuori dal cassetto dei ricordi parole desuete come Iperinflazione e Stagflazione, che sembrano vocaboli innocui ma che hanno un impatto sociale notevole, come dimostrato dalla crisi petrolifera degli anni ‘70 oppure tornando ancora più indietro alla repubblica di Weimer in Germania attorno al 1930 che portò poi all’ascesa al potere di Hitler abile a cavalcare le pulsioni populiste dell’epoca (della serie la storia pur con connotati e situazione diversi tende a ripetersi, in particolare in presenza di malcontento sociale)

La presenza di una inflazione, intesa come crescita normale dei prezzi nel tempo, è un segnale positivo per l’economia perché evidenzia una sua certa vitalità fa comodo anche agli stati in quanto riduce il loro indebitamento. Il problema è che ce ne siamo dimenticati grazie all’avvento della digitalizzazione e alla mancanza di pressioni al rialzo sui salari conseguenza diretta della globalizzazione e della finanziarizzazione dell’economia incominciata negli ’80.

Tornare ad una situazione di normalità dopo aver approfittato di oltre di 13 anni di vacche grasse tramite liquidità a costo zero (da Lehman in poi le banche centrali hanno praticato una politica estremamente accomodante) non è facile, perdiù se deve essere fatto in tempi molto brevi per affrontare fenomeni imprevisti. Powell e la Fed sembrano aver ben compreso il fenomeno e hanno provato tramite una politica di annunci a preparare il terreno per il cambiamento, ritrovandosi però con una marea di investitori “ubriachi di liquidità”, da loro stessi prodotta, che non ci pensano minimamente a dismettere un gioco che ha prodotto fortune colossali negli ultimi anni, con il rischio di dover dispiegare una frenata molto rapida ed imprevista con conseguente impatto negativo dei mercati

Dopo le ottime trimestrali delle banche, questa settimana è il turno di altre big come A&T e Johnson&Johnson ma soprattutto iniziano i giganti Tech tra cui Netflix e Tesla che daranno una indicazione della salute dell’economia americana, anche se la concentrazione di peso in 7/8 titoli tech fortemente capitalizzati e che trascinano praticamente da soli il mercato produce degli effetti distorsivi sugli indici azionari. Il forte flusso di cassa ed il bassissimo indebitamento fanno dei FAANG più Tesla Microsoft e pochi altri una sorta di titolo obligazionario da avere in portafoglio in un ottica di diversificazione anche se li rendono estremamente sensibili a rialzi dei tassi di interesse

Oltre all’inflazione una altra fattore dimenticato è rappresentato dalla volatilità quasi scomparsa dai mercati come dimostra l’indice Vix sui minimi e cui gli investitori dovranno avere a che fare da qui a fine anno, in particolare se la Fed anticipasse qualche decisione. Ma al momento la situazione rimane sotto controllo come dimostrano i differenziali tra i rendimenti dei T-Bond a breve e lungo termine che di solito identificano possibili tensioni sui tassi, che rimangono sui minimi del 2020

Detto delle trimestrali dei titoli tecnologici, la settimana si presenta scarna di dati macroeconomici tranne le nuove case in America martedi e quelle esistenti assieme ai sussidi di disoccupazione settimanali alla volta di giovedi. Venerdi invece Powell, ancora in cerca di una riconferma, parteciperà ad un seminario da cui potrebbe scaturire qualche indicazione sulla future mosse della banca centrale americana

Nessun commento:

Posta un commento