L’importante dato sulla disoccupazione americani dello scorso venerdi ha messo ancora una volta in evidenza la contraddizione presente in America rappresentata da un aumento delle buste paga mensili (Non Farm Payrols) ma anche da una crescita del Tasso di Disoccupazione, a conferma che la ripresa è ancora lungi da considerarsi compiuta. I mercati americani hanno festeggiato questa situazione segnando dei nuovi massimi assoluti con gli investitori che valutano lontano un movimento di rientro dalle politiche accomodanti da parte della Fed.
In realtà il mercato azionario guarda con distacco da queste situazioni che riguardano il breve termine e vede anche la stessa inflazione come un noioso rumore di fondo, che può provocare un po’ di volatilità sui listini altrimenti anestetizzati al rialzo. La verità non detta è che finchè la Fed non pronuncerà la parola magica “tapering” nei suoi discorsi, la situazione rimarrà positiva anche a causa della troppa liquidità presente sul mercato.
La festa continua pertanto, almeno fino alla fine dell’estate, e non potrebbe essere altrimenti in presenza di banchieri centrali subito pronti a rassicurare i mercati al primo segnale di sbandamento. E’ stato cosi anche a metà dello scorso mese con Powell che ha usato espressioni lievemente più da falco con il risultato di avere ben due giorni di correzione sui mercati per poi riprendere meglio di prima grazie alla riassicurazioni.
Possibile che lo scopo di del Presidente della Fed sia stato anche un tentativo di saggiare la reazione dei mercati, rimane il problema che la Fed deve essere molto brava a trovare il timing di una uscita dalla situazione attuale, in bilico tra i due scenari possibili cioè una crisi di liquidità ed un superinflazione
A questo proposito gli investitori guarderanno con grande interesse alle minute della scorsa riunione della Fed di metà giugno che aveva provocato qualche sconquasso, per cercare di cogliere qualche evidenza per il futuro, mentre il giorno successivo verranno rilasciati i verbali della riunione della Bce. Mentre fino a qualche tempo fa le azioni delle varie banche centrali risultavano decisamente coordinate adesso si iniziano a vedere dei cambiamenti di rotta come potrebbe accadere per la Banca Centrale Australiana che potrebbe annunciare un piano di rientro dagli stimoli
Anche in Europa la situazione è fluida dove, in presenza di un ripresa non ancora completata e con una variante Delta che preoccupa, la Bce è bel lungi da un piano di rientro degli stimoli, anche se occorre ricordare come il mandato di Francoforte sia orientato alla stabilità dei prezzi più che alla piena occupazione e sostegno all’economia
In tutto questo contesto vanno rimarcate le tensioni all’interno dell’Opec in particolare tra Emirati Arabi e Russia potrebbe avere un impatto sul prezzo del greggio, molto legato all’andamento dei listini azionari. Non ultimo vanno segnalati i dati macroeconomici cinesi che mostrano un rallentamento dell’economia che potrebbe essere fonte di preoccupazione e che potrebbe anticipare il fatto che più dell’inflazione ci sarà da preoccuparsi della deflazione, assolutamente da scongiurare
Oltre ai verbali della Fed e Bce in settimana grande attenzione al dato sulla Zew Tedesco e all’indice Ism non manufatturiero alla volta di martedi per avere una idea dell’andamento economico, mentre venerdi sarà pubblicato il dato settimanale sui sussidi di disoccupazione.
L’inizio del nuovo round di trimestrali americane è invece atteso con vivo interesse per capire quanto gli utili aziendali rispecchiano le valutazioni borsistiche e per quanto tempo possano essere sostenibili in presenza di un mercato del lavoro asfittico

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