E' impressionante ed inatteso, almeno per coloro che non guardano con attenzione al nostro mercato azionario domestico, il confronto dei rendimenti tra l'indice principale il Ftsemib, che raggruppa le 40 società principali, e quello invece dei titoli inseriti nel comparto "Star" che presenta dei criteri selettivi per essere inserito nel listino.
Prendendo in considerazione gli ultimi 8 anni cioè dal marzo 2013 al marzo 2021 il divario risulta impressionante con il listino principale che guadagna il 152% mentre quello delle società più "piccole" quasi il 400%. Ricordiamo che marzo è stato l'ultimo minimo significativo del nostro mercato prima della velocissima discesa vista proprio a marzo dello scorso anno subito recuperata.
Vi sono molteplici motivi che spiegano questa differenza di performance, che aggiungendo i dividendi staccati nel corso degli 8 anni si riduce leggermente (470% dello Star contro il 200% del Ftsemib). In primo luogo il listino principale è composto principalmente da titoli "statici" come Banche Utilities ed energetici poco flessibili ai cambiamenti che fanno dello stacco dei dividendi cioè della remunerazione degli azionisti uno dei loro obbiettivi.
Ma l'incredibile salita del listino star, che ha un andamento pressochè identico al Nasdaq americano, anzi lo supera negli ultimi mesi, evidenzia quanto tecnologica ed innovativa e quindi esuberante sia la media/piccola azienda italiana. Le dimensioni limitate consentendo infatti alle varie aziende di essere molto flessibili e pronte ad afferrare le occasioni grazie alle mentalità imprenditoriale unita alla visione, dando cosi la possibilità di aggredire il mercato. Rimane sempre da capire se all'interno di un mondo post-globalizzazione e post-pandemia le dimensioni ridotte siano un vantaggio oppure un limite impedendo di competere a livello mondiale

Nessun commento:
Posta un commento