Il nervosismo legato all’aumento dei rendimenti sugli governativi americani si è fatto sentire a Wall Street con le tensioni che si sono scaricate principalmente sul Nasdaq, il comparto che aveva corso di più e che è maggiormente sensibile ad un aumento dei tassi di interesse. Il prodigioso recupero degli indici avvenuto nella seconda parte della seduta di venerdi ha riportato però una situazione di maggiore tranquillità con Dow Jones e S&P500 che si trovano poco distanti dai loro massimi assoluti.
L’approvazione del piano di stimoli fiscali da 1900 miliardi da parte dell’amministrazione Biden che ha provocato il recupero del mercati nel finale delle settimana era già abbondantemente scontato e il nervosismo sembra destinato a continuare in vista di un rendimento sul decennale americano che potrebbe arrivare fino a 1,90% in poco tempo. Ciò che preoccupa gli investitori non è tanto il rialzo che sta nell’ordine delle cose visto il recupero dell’economia, quanto la sua velocità con il rendimento addirittura triplicato in poche settimane e che genera numerose domande, non ultima la capacità della Fed di gestire la curva dei tassi.
In questo contesto anche il forte aumento dei prezzi del petrolio, dovuti a vari fattori come le aspettative di crescita dell’economia, i tagli della produzione e non ultimi gli attentati ai siti produttivi, alimenta aspettative di inflazione e quindi di aumento dei tassi più veloce del previsto, evidenziano un possibile rallentamento della liquidità che da tempo sostiene i mercati. L’impressione però che il movimento in atto sui listini azionari faccia parte solo di un rotazione di tipo settoriale che non un completo cambio di paradigma con spostamenti massicci verso il mercato obbligazionario
La situazione di volatilità in America ha avuto scarso impatto in Europa, dove la preoccupazione maggiore sembra essere legata ad una campagna vaccinale che non sembra essere stata gestita nel migliore dei modi e che potrebbe rallentare la ripresa economica. Le impostazione per i vari indici rimangono positive anche grazie ai numerosi titoli ciclici rimasti indietro durante il 2020. La recente debolezza dell’Euro e i buoni dati macroeconomici provenienti dalla Cina potrebbero aiutare l’Eurozona che sotto l’azione incisiva di Draghi inizia a scuotersi dal suo torpore
In un settimana abbastanza parca di dati macroeconomici rilevanti spicca la riunione della Bce di giovedi che al pari della Fed dovrà rassicurare i mercati sul suo ruolo attivo di sostegno. Rimane da sottolineare come da Draghi in poi la comunicazione sia più importante dei fatti, nel senso che basta far presagire le intenzioni per avere subito un impatto, con gli investitori che guardano adesso più ai toni comunicativi che alle decisioni effettivamente prese.
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