lunedì 15 marzo 2021

COMMENTO SETTIMANALE AI MERCATI (15 - 20 MARZO)


I mercati azionari rimangono sempre in balia della Banche Centrali che se da un lato hanno consentito un uscita velocissima dalla crisi finanziaria (la recessione più veloce di tutti i tempi cioè solo 2 mesi) dall’altra parte hanno reso i investitori totalmente dipendenti dalla liquidità e dagli stimoli fiscali, con conseguenze che adesso si iniziano ad intravedere.

L’annuncio dell’attuazione del piano di stimolo fiscale di 1900 miliardi di dollari da parte dell’amministrazione Biden ha messo le ali al Dow Jones che rappresenta l’economia tradizionale ma ha azzoppato il Nasdaq sia perché rappresenta titoli “stay at home” cresciuti moltissimo nel durante la pandemia sia perché risentono maggiormente di un rialzo dei rendimenti come vediamo sul decennale americano salito in pochissimo tempo sopra 1,60% di rendimento e che probabilmente si spingerà fino a 1,90%

La settimana entrante è pertanto tutta focalizzata sulla riunione della Fed per capire la capacità di Powell di gestire questo improvviso e forte rialzo dei rendimenti che sembra annunciare un arrivo inatteso e non certo benvenuto, almeno dalle borse, di inflazione anticipatore di una ripresa economica fin troppo robusta. Questo manderebbe pertanto in pensione il paradigma che ha contraddistinto i mercati negli ultimi anni, quel “tanto peggio tanto meglio” per cui dati economici negativi alimentavano il circuito perverso della liquidità

Oltre ai nuovi massimi storici sugli indici tradizionali americani, una situazione impensabile considerando dove eravamo 12 mesi fa, si registra anche un picco rappresentato dagli investimenti “emotivi”, cioè quelli legati a rendimenti altissimi in pochissimo tempo che normalmente segnalano un surriscaldamento dell’attività di trading alimentata dagli investitori che si buttano dentro alla fine per paura di perdere il rally della vita. Il doppio massimo a 60000 dollari sul Bitcoin è sicuramente un campanello di allarme.

In Europa , dopo la gaffe giusto un anno fa nel suo primo discorso come presidente della Bce, Madame Lagarde è riuscita la scorsa ottava a tranquillizzare i mercati spingendo nuovamente al ribasso i rendimenti dei titoli obbligazionari di cui ha beneficiato massicciamente l’Italia ed in generale i listini legati alla moneta unica. In questo contesto rimane sorprendente notare come la borsa svizzera sia quella inglese, cioè di paesi al di fuori dell’Euro, facciano fatica a mettere a segno performance rilevanti

Grande attenzione deve essere riposta nel prezzo del petrolio che sembra essersi spinto troppo in la almeno nel breve e che negli ultimi mesi ha sempre funzionato come barometro dei mercati azionari. Peraltro stiamo assistendo ad un forte rialzo dei prezzi di quasi tutte le materie prime che anticipano una ripresa vigorosa con l’eccezione dei metalli preziosi.

Momento di indecisione, ovviamente legato all’andamento dei tassi americani, anche sul cambio Euro/Dollaro sceso fino a 1,18 prima di recuperare ma che di fatto rimane nel limbo 1,18-1,20 livelli da violare per avere una direzione più chiara

La riunione della Fed e Powell potrebbero aiutare a scogliere tanti punti interrogativi presenti sui mercati.

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